Cinque milioni e 88 mila famiglie per una spesa pari a 1,64 miliardi di euro: sono i numeri riguardanti l'assegno unico universale erogato dall'Inps a luglio 2026, dati contenuti nell’aggiornamento dell’Osservatorio statistico dell'Istituto. Con una media mensile dei beneficiari nel 2026 pari a 5.956.000 famiglie per 9.393.211 figli, l'importo medio a nucleo familiare a luglio è stato di 279 euro e di 177 euro a figlio, con una base minima che va da circa 58 euro per chi non presenta Isee o supera la soglia massima (che per il 2026 è pari a 46.582,71 euro), a 227 euro per la classe di Isee minima di 7.468,51 euro per il 2026). L'Inps, inoltre, ha fatto sapere che nei primi 7 mesi del 2026 per la prestazione sono stati spesi 11.627,7 miliardi di euro, (che si aggiungono ai 19,8 miliardi del 2025) mentre solo a luglio le famiglie che hanno ricevuto l'assegno unico per un solo figlio sono 3.151.461, per una media di 152 euro; quelle che hanno ricevuto la prestazione per due figli sono state 2.200.428, per 340 euro a nucleo; quelle che hanno ricevuto l'assegno per tre figli sono state 441.665, con una media di 670 euro a nucleo.
Con quattro figli hanno ricevuto l'assegno 76.311 famiglie, per un importo medio a nucleo di 1.162 euro, mentre quelle che hanno ricevuto la prestazione per cinque figli sono state 13.768, per un importo medio a nucleo di 1.490 euro. Infine, sono state 4.642 le famiglie che hanno ricevuto l'assegno unico per almeno sei figli, con un importo a nucleo medio a luglio di 1.974 euro.
Oltre la metà dei figli (4.796.093) per i quali è stato ricevuto l'assegno unico a luglio è in famiglie con Isee nella fascia più bassa (fino a 17.468,51 euro) con un importo medio per figlio di 227 euro. Nella fascia successiva (tra 17.468,52 e 23.291,36 euro) hanno ricevuto l'assegno unico 1.037.160 figli, per 209 euro medi. Un sostegno economico, quello dell’Assegno unico, in vigore dal 1° marzo 2022, che riconosce un beneficio per tutti i figli a carico su base universalistica, indipendentemente dalla condizione lavorativa dei genitori e dalla situazione reddituale, e che sostituisce una pluralità di strumenti precedenti, modulando gli importi sulla base della condizione economica del nucleo familiare come individuata dall'Isee, proprio allo scopo di sostenere quelle famiglie che presentano difficoltà economiche importanti, soprattutto in un momento come quello attuale, caratterizzato dal caro energia, dall'innalzamento del prezzo dei carburanti e dei prodotti alimentari. Uno scenario con un'inflazione crescente che ripropone la necessità di interventi urgenti a partire dalla prossima Legge di bilancio, su pochi nodi di sistema: dal lavoro e ai redditi medio-bassi, come auspicato dalla segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, nel corso di un’iniziativa organizzata dalla Scuola sindacale nazionale della First Cisl.
“Estendere la riduzione dell’Irpef al ceto medio, portando a 60 mila euro la soglia oltre la quale scatta l’aliquota più alta; detassare le tredicesime e confermare la detassazione su premi di produttività e utili distribuiti ai lavoratori; rivalutare pienamente le pensioni e allargare la platea della quattordicesima; finanziare in modo strutturale la legge sulla partecipazione; dare respiro alla sanità pubblica e alla non autosufficienza”: queste alcune delle ricette prospettate da Fumarola. “Le coperture ci sono se si ha il coraggio di cercarle. Il conto, questa volta, non lo devono pagare i lavoratori”. Provvedimenti, quelli indicati da Fumarola, indispensabili per dare respiro al ceto medio che, come sottolineato dalla stessa segretaria generale Cisl, “lavora, paga le tasse e tiene in piedi l’Italia”.
Anna Taverniti

