Massimo è un diplomatico «senza passione». L'indolenza gli ha impedito di fare carriera; è ancora «bello come un meridionale bello», ma il fascino della giovinezza si è appassito nei capelli che si diradano e negli occhi ormai spenti. Non è povero, anzi gli altri gli invidiano la libertà dello scapolo e una discreta agiatezza. Lui, invece, invidia ciò che non possiede: la serietà, l'equilibrio, quella capacità di dare una direzione alla vita che sente essergli sempre mancata. È un uomo che vive già nel rimpianto. Una sera d'estate, quando «non spirava un soffio d'aria», si affaccia al balcone. Davanti a lui soltanto «un po' di mare e un grande arco di cielo stellato». Si chiede come trascorrere quella notte. Sul balcone della casa di fronte una giovane donna si dondola lentamente su una sedia mentre canta. È Luisa. Comincia così una conversazione che ha la leggerezza delle cose destinate a durare un istante. Della donna «il giovanile fascino del suo sorriso rammentava altri tempi» a Massimo, un uomo già ferito dalla vita, prigioniero di una passione infelice per un'altra donna. La notte d'estate, con la sua luce lunare, il mare, il profumo del gelsomino sembra sospendere il tempo e concedere l'illusione che tutto possa ancora accadere. Ma il sogno dura soltanto il tempo di una notte, una notte d’estate. La passeggiata in barca abita una delle pagine più più liriche di Matilde Serao. In un notturno orizzonte romantico il palazzo di Donn'Anna emerge «come una rovina disabitata», mentre il mare entra nei suoi portoni «simili a grotte»; Posillipo appare immersa in un silenzio assoluto, «quasi che niuno, dopo i Greci e i Romani, fosse venuto ad albergare lì». Sotto la «gelida e allettatrice luce della luna», la città perde consistenza e diventa complice di un uomo e una donna che sembrano sul punto di amarsi. Napoli amplifica ciò che sentono, li illude, sembra tessere quella «rete d'argento» che avvolge l'anima dei due protagonisti. Luisa sente di scivolare in un sogno dove anche Massimo immagina di essere trascinato: «sentiva che vincendo la ragione dell'età, del pericolo, dell'esperienza, che vincendo finanche il profondo segreto del suo cuore, egli stesso, per la ignota forza di sentimento che rinasce dalle sue ceneri anche nei cuori inceneriti dalla passione, egli stesso sarebbe stato trascinato dolcemente in quel sogno, perduto anche lui, come una volta, come sempre». Ma il lettore comprende presto che i due stanno vivendo la stessa notte, non lo stesso amore perchè la magia s’infrange, un raggio lunare sembrava essersi infiltrato a raffreddare per sempre il «sangue e le fibre». Per un mese continuano a vedersi soltanto da lontano. Quando infine Luisa gli confessa il proprio sentimento, Massimo le rivela di non averla mai amata. Il suo cuore appartiene ancora a un'altra donna. Le consegna, con una sincerità quasi crudele, quella che la Serao definisce la «scienza della vita»: gli uomini sono spesso attratti dall'eterno fascino del femminile, ma l’amore è un’altra cosa: «vi sono una quantità di cose che somigliano all’amore e che l’amore non sono». Sogno di una notte d’estate , all'interno della raccolta di novelle intitolata Le amanti , pubblicata originariamente nell’anno 1894, non racconta un amore mancato, ma l'illusione che diventa esperienza. Luisa non avrebbe più creduto che bastasse amare per essere ricambiata: «Voi siete come me», dice a Massimo, riconoscendo nella sua ferita la propria. Più dell'amore, è questa comune sconfitta a unirli. Con sorprendente modernità, la Serao non imbastisce alcun finale, li lascia semplicemente riconoscersi nella stessa fragilità, sulla soglia di un futuro prevedibile: suggerisce che il dolore più profondo non nasce dal non essere amati, ma dall'incontrare l'altro nel tempo sbagliato. L'estate diventa così la stagione della possibilità: quella breve parentesi in cui il desiderio sembra poter vincere la realtà, prima che la vita torni, silenziosamente, a reclamare la sua verità.
L'estate, per Matilde Serao, è la stagione del desiderio e dell’illusione. La scrittrice sceglie di raccontare il momento in cui due persone credono, per poche ore, di poter guarire l'una il dolore dell’altra e le incastona nello spazio fragile della fantasticheria e dell’innamoramento. Luisa sogna un amore che la realtà non le concederà. Massimo, invece, sa fin dall'inizio che quel sentimento non può nascere, perché il suo cuore deve invecchiare e appartenere a un'assenza. È un uomo che decide di vivere nel rimpianto, Luisa è la donna che subisce il suo rifiuto non essendo riuscita con tutta la sua appassionata giovinezza a salvarlo da quella malinconia che egli stesso ha eletto a destino. Per questo la novella non è una storia d'amore mancata, ma una storia di asincronia sentimentale, una riflessione sul tempo, sull'illusione e sull'educazione sentimentale che anticipa una sensibilità sorprendentemente novecentesca: quando Luisa comincia ad amare, Massimo è incapace di ricominciare.

