II meccanismo era suddiviso in fasi distinte e interdipendenti: gli intermediari all'estero selezionavano i lavoratori, spesso giovani vulnerabili e in condizioni di bisogno, inducendoli a versare somme variabili tra gli 8.500 e i 13.000 euro per ottenere il visto. Tale esborso, spesso finanziato dalle famiglie d'origine anche attraverso un pesante indebitamento, costituiva il primo e più stringente anello della catena di assoggettamento, che li costringeva ad accettare degradanti condizioni lavorative. Infatti, una volta giunti sul territorio nazionale, i braccianti venivano privati della libertà di scelta e costretti a turni estenuanti, spesso eccedenti le 10-12 ore giornaliere, in cambio di paghe irrisorie non conformi ai contratti collettivi nazionali di categoria. La soggezione, non solo fisica, era legata alle precarie condizioni abitative in strutture fatiscenti e spesso prive di servizi essenziali, e soprattutto economica e psicologica, al timore di non poter onorare il debito contratto con l'organizzazione. Tutto ciò era accompagnato dalle continue minacce fatte dagli indagati alle vittime di non far ottenere loro il permesso di soggiorno. Le indagini hanno interessato le province di Potenza, Matera, Salerno, Piacenza e Lecco, ed hanno consentito di accertare anche la posizione di quelle aziende agricole compiacenti che presentavano domande di assunzione per quote di lavoratori stagionali, dietro compenso illecito stimato tra i 3.500 e i 4.000 euro per ogni singola pratica.
Un plauso alle forze delle ordine arriva tra gli altri dalla Fai Cisl. Le operazioni, sottolinea il reggente Antonio Castellucci, ”confermano la rilevanza delle proposte avanzate dal sindacato al Tavolo interministeriale anticaporalato: il lato repressivo delle norme funziona, ma bisogna proseguire il rafforzamento degli strumenti preventivi verso chi sfrutta il Decreto flussi per ricattare i lavoratori stranieri, superando il meccanismo del Click day e implementando i controlli nella corrispondenza tra ingressi concessi, fabbisogno di manodopera e contratti effettivamente attivati”. Nel 2025, ricorda Castellucci, ”su 18.397 lavoratori riscontrati in nero dall'Inl, 1.713 riguardano il settore agricolo; 311 erano sprovvisti di permesso di soggiorno, 227 vittime di caporalato, inoltre 7.528 violazioni riguardavano salute e sicurezza. Sono dati che restituiscono uno scenario in cui i controlli sono migliorati ma evidentemente non bastano”. L'obiettivo comune per istituzioni, imprese e parti sociali, conclude Castellucci, ”deve essere un'immigrazione legale, realmente connessa ai fabbisogni del mercato del lavoro, che faccia leva anche su una maggiore collaborazione con i Paesi di origine della manodopera, su più formazione, e su un ruolo più rilevante degli enti bilaterali territoriali per il governo tracciato del mercato del lavoro”.
Giampiero Guadagni
