Informare le famiglie e gli studenti maggiorenni affinché possano esprimere il proprio consenso informato preventivo, per iscritto, a iniziative extracurriculari e agli ampliamenti dell'offerta formativa sui temi attinenti all'ambito sessuale, dando voce ai genitori nel caso di minori: è l'obiettivo del provvedimento approvato dal Senato con 78 voti favorevoli e 38 contrari.
La norma, che regolamenta l’insegnamento dei temi legati all’educazione sessuo-affettiva e stabilisce l’obbligo nelle scuole secondarie di primo e secondo grado di acquisire il consenso informato scritto dei genitori, o degli studenti se maggiorenni su attività o progetti relativi a sessualità e affettività, ha registrato ovviamente il plauso del ministro Valditara, per il quale con tale provvedimento si tutelano i bambini dalla confusione della propaganda gender, ridando voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli minorenni.
Per Valditara non è vero che non si farà l'educazione sessuale in senso biologico: “Continuerà a farsi nei programmi di scienze in tutti i gradi di scuola. Per la prima volta introduciamo nei programmi delle medie l'educazione alla prevenzione dei rischi derivanti dalle malattie sessualmente trasmissibili”. Positive anche le reazioni di Pro Vita e del Moige, che parlano di “passo storico”, e del network 'Ditelo sui tetti', per il quale il ddl Valditara “rafforza l'alleanza tra famiglia e scuola”.
Forti, invece, i malumori tra le fila dell'opposizione. In primis quelli espressi dal Pd, con il senatore Filippo Sensi che ha puntato il dito contro lo stesso ministro, accusandolo di essere sparito durante l'esame del provvedimento, e dell'esponente del centrosinistra Bonafoni per il quale si tratta di una “pagina nera”, mentre di legge integralista e ideologica hanno parlato Avs Verdi e Sinistra.
Negative anche le reazioni di Save the Children che sottolinea come in Italia meno della metà degli adolescenti (47%) abbia fatto educazione sessuale e affettiva a scuola, della fondazione Differenza Donna che bolla il provvedimento perchè “blocca il cambiamento verso la civiltà”, per “Una nessuna e centomila” che parla di oscurantismo, e per gli studenti dell'Uds, che accusano il Governo di affrontare temi fondamentali per la crescita delle nuove generazioni con i divieti.
Di “soluzione manifesto” nella quale l'apparenza prevale sulla sostanza ha parlato, invece, Ivana Barbacci, segretaria generale Cisl Scuola, che si chiede se fosse necessaria una legge per questioni la cui gestione potrebbe essere ricondotta al patto di corresponsabilità col quale si stabilisce un rapporto di condivisione dell'offerta formativa tra scuola e famiglie.
“Non c'è dubbio che tutto ciò che riguarda la sfera della sessualità e delle relazioni affettive presupponga un approccio nel quale serve grande equilibrio, senza strumentalità e superficialità, né può essere ignorato il ruolo educativo della famiglia – ha dichiarato – ma non può essere ignorata la complessità e l'urgenza di temi cruciali per una sana maturazione personale e una civile convivenza fondata sul rispetto, questioni che sul piano educativo non possono essere considerate un optional. Senza contare che gli adolescenti sono esposti comunque all'influsso di altre fonti di informazione e di condizionamento, a partire dal web e dai social. ”Sono anche convinta – ha concluso Barbacci - che il sistema scolastico abbia già comunque la possibilità di intervenire qualora si determinassero situazioni discutibili sotto il profilo educativo e didattico, e questo a prescindere dal fatto che siano avallate o meno da manifestazioni di consenso”.
Anna Taverniti
