Il consumo di suolo ha raggiunto ritmi record: 3 metri quadri al secondo in Italia nel 2025, una cifra resa ancora più drammatica dall'accentuarsi del cambiamento climatico che impone interventi per liberare aree ed abbattere le temperature. Ma invertire la rotta è possibile: l'Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, nel suo rapporto di quest'anno con il Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (Snpa) rende disponibile una prima mappatura nazionale di suolo potenzialmente recuperabile. E, secondo i dati diffusi, ci sono 2.100 chilometri quadrati disponibili, 3.281 di superfici potenzialmente utilizzabili per la forestazione urbana e 1.116 di tetti utilizzabili per l'installazione di impianti fotovoltaici. A queste si aggiungono quasi 9,6 milioni di abitazioni non occupate che possono essere recuperate e riutilizzate. Le aree pubbliche urbane idonee al ripristino superano complessivamente i 35mila ettari con le maggiori estensioni nel Lazio, in Lombardia e in Veneto.
Tra i comuni il primato spetta alla città di Roma. Oltre due terzi delle nuove trasformazioni si concentrano nelle città. Nel 2025 scompaiono 4.231 ettari di aree verdi e 320 ettari di copertura arborea, riduzioni che si riflettono anche sulle temperature estive. Nelle zone più impermeabilizzate il suolo raggiunge valori superiori di oltre 10°C rispetto alle aree rurali circostanti mentre, dove gli alberi sono più presenti, le temperature risultano fino a 1,6°C più basse. Più in generale solo nell'ultimo anno cemento e asfalto hanno cancellato oltre 10.200 ettari di aree naturali, pari a più di 102 km quadrati.
I ripristini si fermano a 746 ettari. La Sicilia aggiunge poco più di 1.600 ettari di nuovo suolo artificiale, il Lazio più di 1.400 ettari, Puglia e Lombardia superano i 1.000. Quest'ultima, Veneto e Campania restano le regioni con la quota più alta di superfici coperte da edifici e infrastrutture: rispettivamente il 12,27%, l'11,87% e il 10,65%. Nell'ultimo anno gli aumenti più importanti di coperture artificiali si riscontrano in particolare a Tuscania (+319 ettari), Montalto di Castro (+316) e Catania (+198). Escludendo il fotovoltaico a terra, i valori più elevati si riscontrano a Roma (+74 ettari), Foggia (+72), Cerignola (+53) e Campagna (+51). Tra le cause oltre la metà delle nuove superfici artificiali (il 52,6%), riferisce il rapporto Ispra-Snpa è legata ai cantieri che si estendono su 5.387 ettari. I nuovi edifici coprono 725 ettari di suolo naturale e 435 ettari di cantieri preesistenti, per una crescita complessiva di 1.160 ettari. Nion c'è un legame con la popolazione, nel senso: non servono nuove case. La relazione tra il consumo di suolo e le dinamiche della popolazione, spiega il rapporto, conferma che il legame tra la demografia e i processi di urbanizzazione e di infrastrutturazione non è diretto e si assiste a una crescita delle superfici artificiali anche in presenza di stabilizzazione, in molti casi di decrescita, della popolazione residente. A differenza della popolazione che non aumenta, i pannelli fotovoltaici a terra (+2.798 ettari, quasi quaranta volte il valore del 2021) rappresentano la ragione di una porzione importante del nuovo suolo consumato reversibile, in forte aumento rispetto ai 1.700 ettari mappati nel 2024, ai 420 ettari mappati nel 2023, ai 263 ettari del 2022 e ai 75 del 2021, seppure con impatti diversi a seconda del tipo di impianto. Prosegue l'estensione anche degli impianti eolici (+118 ettari comprese le infrastrutture collegate).
Il suolo consumato avanza anche nelle aree più fragili: in un anno +1.106 ettari nelle zone a rischio alluvione e 707 ettari nelle aree a rischio frana. Tra i fenomeni che crescono più rapidamente la logistica, che in un anno aggiunge 390 ettari, il fotovoltaico a terra (+2.798 ettari, quasi quaranta volte il valore del 2021) e gli impianti eolici (+118 ettari comprese le infrastrutture collegate).
Giampiero Guadagni

