Venerdì 5 giugno 2026, ore 19:59

Welfare

Crescono le Istituzioni non profit che sostengono i più fragili

A sette mesi dalla data di chiusura della fase di raccolta dei dati, l'Istat ha presentato nell’Aula Magna di via Cesare Balbo i risultati preliminari della terza edizione della rilevazione multiscopo collegata al Censimento permanente delle Istituzioni non profit: una prima occasione per evidenziare gli aspetti tematici di particolare rilevanza. Tra questi quelli relativi all’orientamento mutualistico o solidaristico delle Inp; alle finalità, al ruolo svolto per il benessere degli individui e delle comunità e verso le categorie fragili e/o i vulnerabili; al grado di digitalizzazione raggiunto e alle tecnologie digitali adottate; alle reti di relazione strutturate dalle stesse Istituzioni con i diversi stakeholders e alle loro modalità di coinvolgimento.

Ad aprire l'incontro il presidente dell'Istat Francesco Maria Chelli, il quale ha subito sottolineato un dato importante venuto alla luce grazie alla rilevazione, ossia l'incremento del numero delle Istituzioni che sostengono e supportano soggetti deboli o in difficoltà. “Nel 2024 - ha dichiarato Chelli - si rivolge a questa categoria di persone fragili il 48,3% delle Istituzioni non profit, a fronte del 39,4% del 2021: quasi 10 punti percentuali in più. Queste organizzazioni - ha aggiunto - operano infatti con una forte vicinanza a persone e territori, e svolgono un ruolo essenziale nel favorire una maggiore coesione e sostenere gruppi di popolazione più vulnerabili, intercettando bisogni talvolta difficili da gestire”. Sempre secondo il presidente dell'Istituto, il mondo non profit sta attraversando una profonda trasformazione, anche alla luce della riforma del Terzo settore, con il conseguente rafforzamento delle relazioni con le istituzioni pubbliche, il cambiamento delle forme di partecipazione e l'aumento delle istituzioni che orientano le proprie attività all'intera collettività e non solo ai soci.

Andando più nello specifico e guardando ai numeri, nel 2023 le Istituzioni non profit attive risultavano essere 368.000, con 949.000 dipendenti. Rispetto al 2016 l'incremento è stato del 7,3% mentre i dipendenti sono cresciuti del 16,8%. Rispetto al 2019 l'aumento è stato pari all'1,8% di Istituzioni non profit e al 10,1% dei dipendenti: dati, questi, che mostrano una crescita costante del settore nel tempo. Dalla rilevazione, quindi, emerge l'orientamento mutualistico o di pubblica utilità come caratteristica peculiare del settore del non profit italiano: mentre, però, le Inp mutualistiche risultano essere circa 123mila (33,4%), orientate prevalentemente alla tutela degli interessi degli aderenti e al soddisfacimento dei bisogni di relazionalità e socializzazione degli individui, quelle solidaristiche di pubblica utilità sono poco più di 245mila (66,6%) e orientano le proprie attività alla collettività e non solo ai soci, registrando una crescita pari al 2,6% rispetto al 2021.

Partendo dall'obiettivo dichiarato, proprio delle Istituzioni non profit, si rileva che il 48,3% delle stesse ha come finalità il sostegno e supporto di soggetti deboli e/o in difficoltà, il 43,3% la promozione e tutela dei diritti, e il 43,1% la cura e lo sviluppo dei beni comuni. Nello specifico, il 13,3% delle Inp rivolge la propria attività ed eroga servizi a categorie di persone con specifici disagi (soggetti con disabilità fisica e/o intellettiva per il 51,9%, persone in difficoltà economica e/o lavorativa per il 30,7%, minori per il 28,3%). Nell'anno preso in considerazione dalla rilevazione, ossia il 2024, il 90,5% delle Inp ha avviato rapporti importanti sia con persone fisiche sia con soggetti istituzionali. Per ciò che riguarda le prime, tali rapporti hanno interessati i soci per il 74,6%, i destinatari delle attività per il 49%, e i volontari per il 41%, mentre sul versante degli stakeholders istituzionali, il 46,4% delle Inp ha avuto rapporti con i Comuni, il 20,9% con altri soggetti del settore non profit, il 18,6% con scuole, Università ed Enti di ricerca pubbliche, il 14,6% con Regioni e Province autonome. Rapporti, quelli avviati con gli stakeholder, che hanno riguardato diverse attività: se per l'81,5% delle Inp la consultazione ha avuto come obiettivo la definizione delle proprie attività, poco più della metà (il 55,2%) li ha interpellati per la realizzazione di progetti, e il 53,6% per la progettazione delle proprie attività. Significative sono state anche le relazioni intessute con i soggetti che hanno finanziato le attività delle stesse Inp (per il 34,8%), fornito gratuitamente spazi, servizi e strumenti (per il 34%), mentre quasi 4 Istituzioni su 10 si sono rivolte ai soggetti coinvolti nel monitoraggio e nella valutazione dei risultati conseguiti.

Anna Taverniti

( 5 giugno 2026 )

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