Il calo demografico in Italia ”inciderà sulla sostenibilità dei conti pubblici oltre che sulla coesione intergenerazionale”. Osserva ancora Mattarella: ”La nostra società invecchia, va letto come un successo il fatto che aumentano i tempi della vita, ma al tempo stesso non si rigenera o lo fa soltanto parzialmente. I giovani sono pochi, come mai avvenuto nella storia passata, salvo forse soltanto dopo guerre devastanti”. C’è poi una situazione davvero contraddittoria e sulla quale riflettere: ”Laddove i consumi privati sono più alti, si riscontra minore generatività. Una constatazione che induce a riflettere sui valori che possono caratterizzare i vari umani consorzi alle diverse longitudini”. Non è invece in contraddizione ”affrontare il tema della natalità nel nostro Paese con l'integrazione dei migranti e delle loro famiglie che contribuiscono al benessere della nostra comunità”. Il decremento delle nascite, conclude Mattarella, ”incrocia la questione dei territori e sono le aree interne, soprattutto nel Sud e nelle Isole, a subire gli effetti del declino demografico: tra il 2014 e il 2024, Istat segnala che la popolazione dei Comuni periferici è diminuita di oltre il 6% e quella dei Comuni ultra periferici, di quasi l'8%”.
Dal palco degli Stati Generali è stata rilanciata l'Agenzia per la Natalità. Iniziativa, spiega il presidente della Fondazione per la Natalità De Palo, ”pensata per costruire un luogo di confronto, studio e collaborazione tra istituzioni e società civile, capace di affrontare una delle emergenze più profonde del Paese: il crollo demografico”. È un passo che nasce ”coinvolgendo imprese, associazioni, demografi, mondo accademico e della cultura, perché questa non è una battaglia ideologica, ma la grande sfida nazionale”. Nel 2024 il saldo tra nuovi nati e decessi è stato negativo di 281mila persone. Inoltre, il numero medio di figli per donna in Italia ha raggiunto il minimo storico: 1,13 nei primi sette mesi del 2025. Erano 1,18 nel 2024 e 1,2 nel 2023. Per De Palo ”le politiche attuali, spesso basate sull'Isee, non riescono a cogliere che la reale situazione economica delle giovani coppie è complessa e appena cambia qualcosa cambia l'equilibrio di queste coppie. Questa asimmetria genera sfiducia, scoraggia chi desidera un figlio e fa percepire lo Stato come distante”. La denatalità ”non erode solo l'economia: erode il patto generazionale su cui si fonda la Repubblica, indebolisce la capacità di innovazione, toglie spinta propulsiva al Paese”.
Commenta la segretaria generale della Cisl Fumarola: ”Le parole del Presidente Mattarella sono un monito per tutti i decisori pubblici: la natalità non è un fatto privato, ma un indicatore del benessere collettivo. Occorre una grande alleanza per affrontare questo declino favorendo tutte le condizioni a sostegno della scelta di fare figli, a partire da un'occupazione stabile, sicura e di qualità, una retribuzione dignitosa, il rispetto dei contratti, servizi capillari ed efficienti per la famiglia, adeguate politiche sociali”. Aggiunge Fumarola: “La battaglia, anche culturale, per una equa ripartizione di genere degli oneri familiari è una delle più importanti che dobbiamo combattere per evitare l'esodo femminile dal mercato del lavoro dopo la nascita di un figlio. Ogni misura che favorisce la conciliazione vita-lavoro, l'accesso alla casa, i servizi per l'infanzia, la parità di genere, è un investimento sul futuro del Paese. Bisogna lavorare insieme, stabilendo obiettivi comuni, senza politicizzare questo tema fondamentale”.
Giampiero Guadagni
