È boom della domanda per i nuovi collocamenti del Tesoro. Le richieste per 265 miliardi di euro hanno superato di oltre tredici volte l'offerta di 20 miliardi. La prima tranche del nuovo Btp a 7 anni, con scadenza 15 marzo 2033, è stata emessa per 15 miliardi a fronte di una domanda di circa 150 miliardi. Il titolo è stato collocato al prezzo di 99,901 corrispondente a un rendimento lordo annuo del 3,191%, confermando il forte interesse degli investitori. In parallelo, la riapertura del Btp Green 30 aprile 2046 ha raccolto 5 miliardi, con richieste superiori a 115 miliardi e un rendimento lordo all'emissione del 4,158% al prezzo di 99,778. Da segnalare che ieri lo spread tra Btp e Bund ha aggiornato ancora i minimi dal 2008. Il differenziale scende sotto quota 64 punti e tocca i 63,6 punti base. Il rendimento del decennale italiano è sceso al 3,50%.
Poi l’Italia è alle prese con l’aumento delle spese per difesa e sicurezza. "Trattandosi di una flessibilità in deroga, l'attivazione della clausola di salvaguardia non richiederebbe la pubblicazione di un nuovo Piano strutturale di medio termine, ma implicherebbe comunque una richiesta di scostamento dagli obiettivi programmatici al Parlamento, da approvare previo coinvolgimento dello stesso". Lo ha confermato il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo in question time al Senato ad un'interrogazione del M5s sulle fonti di finanziamento per l'aumento delle spese militari.
ll nodo centrale resta però la fotografia dei conti pubblici. Il ministro ha spiegato che sarà determinante attendere la stima del deficit 2025 che Istat notificherà alla Commissione europea nel mese di marzo. Qualora il disavanzo dovesse risultare sotto la soglia del 3% del Pil, l’Italia potrebbe avviare l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo, creando lo spazio per confermare gli obiettivi delineati nel Documento programmatico di finanza pubblica. In questo scenario, l’esecutivo prevede un aumento graduale delle risorse per difesa e sicurezza, con un’incidenza sul Pil che potrebbe crescere fino a circa 0,5 punti percentuali entro la fine del triennio coperto dalla legge di bilancio, anche in linea con gli impegni assunti durante l’ultimo vertice Nato. Giorgetti ha chiarito che l’eventuale ricorso alla clausola di salvaguardia, trattandosi di una flessibilità in deroga, non richiederebbe la presentazione di un nuovo Piano strutturale di medio termine. Resterebbe però necessario un passaggio parlamentare, con una richiesta formale di scostamento dagli obiettivi programmatici da sottoporre al voto delle Camere.
Nel corso dell’intervento, il ministro ha fatto riferimento anche allo strumento europeo SAFE (Security Action for Europe), per il quale l’Italia ha già presentato un piano da circa 14,9 miliardi di euro. La clausola nazionale, ha spiegato, è “funzionalmente collegata” al meccanismo europeo ma resta giuridicamente indipendente, consentendo margini di manovra più ampi sul fronte procedurale. Dura la replica del Movimento 5 Stelle. Il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli ha accusato il governo di minimizzare impegni di spesa che, a suo dire, ammontano già a oltre 23 miliardi di euro nel prossimo triennio. Secondo Patuanelli, l’aumento delle spese militari rischia di comprimere indirettamente il welfare e di produrre più debito che crescita, come segnalato dall’Ufficio parlamentare di bilancio.
Poi sono arrivate i della Lega, dopo la conferma di Giorgetti che per attivare la clausola di salvaguardia per le spese di difesa (12 miliardi in tre anni) servirà una richiesta al Parlamento di scostamento dagli obiettivi programmatici. Non è comunque uno scostamento di bilancio e il ministro dell'Economia ha chiarito che l'incremento di investimenti per la difesa non comporterà "nessuna rinuncia" alle risorse per la spesa sociale.
Rodolfo Ricci
