Quella contro le dipendenze è una guerra e non può essere condotta con un solo battaglione: serve un lavoro di squadra”: così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Politiche contro la droga e le altre dipendenze, Alfredo Mantovano, presentando al Parlamento la Relazione del 2026 sul fenomeno delle dipendenze in Italia. Secondo il Rapporto, nel 2025 quasi 350 mila studenti under18 hanno utilizzato almeno una sostanza illegale nel corso dell'anno, pari al 23% della popolazione scolastica minorenne, dato in aumento rispetto al 2024 (20%): una vera e propria “pandemia che - come sottolineato dallo stesso Mantovano - ha la particolarità di non essere percepita come tale”. Nonostante il grande impegno del Governo che, nell'anno appena trascorso, ha raddoppiato le risorse destinate alla lotta contro le dipendenze, passando da 90 a 160 milioni di euro, i numeri delle dipendenze presentati nella Relazione danno il quadro di una situazione di emergenza che necessita di un intervento tempestivo perché, come affermato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, “Il fenomeno delle sostanze riguarda sempre più spesso ragazzi molto giovani e contesti apparentemente normali”, con la conseguenza che “nessuna famiglia può considerarsi immune esattamente come è stato per la pandemia”. Uno scenario all'interno del quale si registrano elementi preoccupanti come l’aumento dell’uso di cocaina, una crescente diffusione di prodotti ad alta potenza e di Nuove Sostanze Psicoattive (Nps), in particolare cannabinoidi sintetici e nuovi oppioidi ma anche, fortunatamente, elementi positivi: dal leggero calo nell’utilizzo di cannabis e di derivati da cannabis, a quello riguardante l’uso di psicofarmaci senza prescrizione tra gli studenti. “Spesso il problema non inizia con la cocaina o con il crack ma con comportamenti che vengono rubricati come minori: fumo, alcol, cannabinoidi e sostanze erroneamente presentate come innocue – ha sottolineato Mantovano. “Quando emergono i primi segnali la strategia migliore non è negare o aspettare che passi, ma dialogare e chiedere aiuto: fa la differenza tra una sperimentazione occasionale o la caduta nella dipendenza”.
Per il sottosegretario “C’è tanto, tanto lavoro da fare”, opinione condivisa anche dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni che, in un videomessaggio inviato proprio in occasione della presentazione della Relazione, ha definito quello delle dipendenze “Un fenomeno in evoluzione. Cambiano consumi, le vecchie dipendenze si intrecciano alle nuove, emergono nuove fragilità e problemi sconosciuti. È una realtà molto complessa che richiede coraggio a 360 gradi e risposte lungimiranti. Risposte che abbiamo cercato di dare partendo dalle priorità”. “Con questo governo il sistema nazionale contro le dipendenze può contare sulla dotazione economica più robusta di sempre. Si tratta di risorse fondamentali per sbloccare le assunzioni nei Sert, sostenere il lavoro delle comunità di recupero, investire nei programmi di prevenzione e garantire la libertà di cura su tutto il territorio. Ma abbiamo - ha aggiunto - costruito anche un nuovo metodo di lavoro, basato sul confronto e la condivisione delle responsabilità, un gioco di squadra che ci ha permesso di sciogliere nodi irrisolti per anni. Il lavoro non è finito - ha concluso - a partire dal nuovo Piano nazionale sulle dipendenze che stiamo definendo. Continueremo a lavorare senza sosta per una società libera da droghe e dalla dipendenza, perchè queste sono sfide che definiscono chi vogliamo essere per i nostri figli e chi verrà dopo di noi”.
Anna Taverniti

