Dopo il Carbonia, l' Olbia. La "sentenza" è arrivata ad "orologeria" il 5 agosto 2026. Centoventuno anni di storia ed un "colpo di spugna". "Buttati nel cestino". Senza "colpo ferire" . L' Olbia Calcio è stata esclusa dall' Eccellenza regionale sarda. 1905- 2026. Ma qua raccontiamo, però, di una crisi annunciata. Già da qualche anno. La decisione è arrivata dal Consiglio Direttivo della FIGC Sardegna che ha respinto la domanda di iscrizione del club gallurese poiché non è stata giudicata regolarizzata nei termini previsti. Secondo la Federazione, l'Olbia non ha perfezionato correttamente la documentazione ed i requisiti richiesti entro la scadenza del termine perentorio. Di conseguenza la società viene considerata rinunziataria. Al posto di Carbonia ed Olbia, non proprio due piazze qualsiasi, sono state ripescate Villacidrese (con trascorsi importanti in C2) e la matricola Usinese. La domanda, però, per i bianchi galluresi rimane: si tratta di vero fallimento? Tecnicamente ancora non lo è. E' una mancata iscrizione al massimo campionato regionale verso cui la società, presieduta ora da Flavia Fiore, presenterà ricorso. In generale la dirigenza sostiene che l'iter fosse stato completato regolarmente e dichiara di voler difendere i centoventuno anni di storia del club. Nello specifico, però, da cronisti, non possiamo non rilevare alcuni passaggi "oscuri" di questi ultimi anni, che hanno, appunto, riguardato la gloriosa società gallurese. Situazione "figlia" dell' ultima fase della gestione Marino e, soprattutto, dei mancati investimenti e dei debiti della Swiss Pro. Per cui, nonostante l'esclusione attuale, non si può parlare di fallimento. Sebbene la crisi finanziaria sia grave. Con debiti e provvedimenti di blocco dei beni legati a stipendi arretrati di ex dipendenti, a seguito della retrocessione dalla D nella stagione scorsa 2025-26. A inizio di quest'anno, il 2026, il club gallurese è stato acquisito dalla Prosoccer S.r.l. A febbraio, sempre di quest'anno, il Tribunale di Tempio ha chiuso una procedura per istanza di liquidazione dopo la rinuncia di un giocatore. E veniamo alla paventata e discussa situazione economico- finanziaria che ha portato all' esclusione dell' Olbia. La nuova proprietà aveva proceduto, al fine di tentare un risanamento, all'acquisizione del cento per cento delle quote. Questo, tuttavia, non ha "messo al riparo" dal sussistere di esposizioni debitorie e cause avviate da tesserati ed ex dipendenti. Con anche istanze rientrate e congelamenti temporanei disposti dal giudice del lavoro. Per la verità, un precedente fallimento formale dell' Olbia Calcio vi era già stato. Era quello dell' agosto 2016 e quella era la storica Olbia Calcio S.r.l. . Da lì è seguita la revoca dell'affiliazione FIGC, da cui poi ripartì la nuova rinascita sportiva. Che ora giunge al "capolinea", drammatico. Con l'esclusione dell'Olbia scompaiono ben diciotto anni di Terza Serie , giocata per lo più fra anni Sessanta e Settanta. Con il Carbonia e gli anni gloriosi della Carbosarda ne erano scomparsi undici. In totale, per il calcio sardo, una perdita di un valore inestimabile: quasi trent'anni di Serie C. E' ammissibile tutto questo? Per l'Olbia, certamente, si è trattato di "staccare la spina" ad un "malato terminale" "tenuto in vita", ultimamente, con alchimia finanziarie improponibili. Per il Carbonia, molto probabilmente, l'ultima D, raggiunta dopo ventisei anni, è costata più del dovuto. E se ne sono pagate le conseguenze economiche. Pesanti. Per un territorio come il Sulcis, ora fra i più poveri dell' isola, ma, ai tempi della Carbosarda, fra i più produttivi. Ora, in questo legame "simbolico", a "pagare dazio" è perfino la "ricca" Gallura. Quasi in un "passaggio di testimone" storico- economico fra territori. Coinciso anche con i momenti più importanti della storia dei due club. Se gli anni Cinquanta sono quelli del "boom" economico del Sulcis con le miniere e dell' ascesa nel calcio nazionale della Carbosarda, gli anni Sessanta e Settanta saranno quelli dello sviluppo economico della Gallura, della scoperta turistica della Costa Smeralda, dell Aga Khan e dell' Olbia del presidentissimo Pintus in Seie C. Non si può leggere, dunque, la storia sportiva e calcistica di un territorio, se non la si lega a quella economica. E questo, in Sardegna, a prescindere dal Cagliari, con cui s'identifica un' intera area regionale, escludendo anche il caso della Nuorese per la Sardegna centrale negli anni di Devoto, Bonaccorsi, Bellodi e Goveani, ha avuto più valore di tutti in due subregioni storiche come Sulcis e Gallura. Le cui economie si sono sviluppate e costruite con l' apporto di tanti sardi e non solo. Con capitali isolani e non solo. Per cui i successi di Carbosarda ed Olbia erano accompagnati dal sostegno reale di un territorio. In una Terza Serie che, se per la Carbosarda, sarà epica, per l' Olbia, invece, è stata "poetica". Diciotto anni di pura "poesia". Come nel celeberrimo episodio che, nel febbraio 2022, vide protagonisti, sebbene a distanza, i bianchi di Gallura e nientemeno che José Mourinho, allora tecnico della Roma. In un episodio immortale. L'allora tecnico giallorosso, per difendere il livello della Serie A dalle critiche, aveva paragonato ironicamente alcune partite del massimo campionato a sfide di Serie C. Allora l' Olbia Calcio rispose pubblicamente sui propri canali social con un video dello stadio Bruno Nespoli, accompagnato da una frase diventata iconica per i tifosi delle categorie minori:" Caro Mourinho, la Serie C è come la Serie A. Solo più poetica e romantica". Risposta che, proprio in questo momento, ci torna quanto mai di stringente attualità. Il calcio di provincia è pura "poesia", fatto di "passione e sangue". E l' Olbia ne ha rappresentato una fetta, per diciotto anni, dalla prima C del 1939-40 fino all' ultima del 2023-24. Con, nel mezzo, il decennio d'oro citato del "Presidentissimo" Pintus, dal 1968 al 1978. Il decennio della "poesia", dove un massaggiatore, Paolo "Palleddu" Degortes, diventerà leggendario tecnico e dove le sfide "poetiche" saranno quelle con Genoa, Sampdoria, Ascoli, Parma e Livorno. E dove l'indiscusso "uomo forte" sarà,appunto, Elio Pintus, figura emblematica di proprietario terriero che finanziò e guidò il club, con passione e disinteresse. Quel sogno poetico- identitario, diverrà presto il segno tangibile e visibile di un grande progetto, legato soprattutto al boom economico di Olbis fra anni Sessanta e Settanta. Il "miracolo Pintus", quindi, andrà di pari passo con lo straordinario cambiamento della città. La nascita della Costa Smeralda, lo sviluppo della compagnia aerea Alisarda e l'espansione dell'aeroporto porteranno investimenti importanti nel territorio. Lo stesso Pintus, vendendo i propri terreni cittadini ai nuovi investitori ed ai lavoratori immigrati dall'interno dell'isola, reinvestira' parte di quella ricchezza per mantenere l'Olbia nel calcio professionistico. La "poesia" diventava realtà. Ora, purtroppo, quel calcio poetico di cui l' Olbia è stata interprete con i vari Giagnoni, Bagatti, Vullo, Masala, Truddaiu, Cossu e Ragatzu, non c'è più. La poesia è diventata la prosa "arida" di un presente fosco ed incerto. Ed anche oggi il calcio sardo continuerà a vivere di ricord. Chissà per quanto tempo.
Gianraimondo Farina

