Martedì 4 agosto 2026, ore 14:36

Mostre

Arnaldo Pomodoro. Una vita

di ELIANA SORMANI

Per ricordare i cento anni dalla nascita di Arnaldo Pomodoro, ad un anno dalla sua scomparsa, le Gallerie d’Italia in collaborazione con la Fondazione Arnaldo Pomodoro hanno allestito dal 29 maggio al 18 ottobre una significativa e ricca mostra nella loro sede di Milano, ripercorrendo l’intera carriera dell’artista, riconosciuto come uno dei principali interpreti dell’arte contemporanea del secondo Novecento. Attraverso 45 opere, di cui alcune appartenenti alla collezione di Intesa Sanpaolo, dunque presenti permanentemente negli suoi spazi museali della Galleria milanese, e altre, avute in prestito dalla Fondazione, il visitatore è invitato a seguire tappa per tappa, decennio per decennio, l’intensa esperienza personale e creativa di Pomodoro, passando attraverso il Salone della Scala e le diverse sale che si aprono su di esso, fino ad arrivare al Chiostro ottagonale e al Giardino di Alessandro dove si trovano, esposte permanentemente, due iconiche opere monumentali “Il disco in forma di rosa del deserto” e la “Sfera grande”. L’artista nato a Morciano di Romagna il 23 giugno del 1926, muove i primi passi nel mondo dell’arte negli anni Cinquanta, quando, dopo aver ottenuto il diploma di geometra a Rimini e trovato lavoro presso il Genio Civile a Pesaro, si dedica insieme al fratello alla creazione di gioielli e allestimenti scenici, fondando insieme a Giorgio Perfetto il gruppo 3P, attivo fino al 1956 nei settori del Design e delle arti applicate. Nel 1954 si trasferisce a Milano dove stringe legami di profonda amicizia con Lucio Fontana, e con diversi artisti della sua generazione, con cui collabora alla pubblicazione di riviste e si confronta costantemente. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta inizia la sua sperimentazione elaborando la sua cifra stilistica, definita “sconcertante”, caratterizzata da una scrittura segnica fondata sui solidi della geometria euclidea: forme perfette squarciate e lacerate atte a rivelare il mistero interiore degli esseri viventi. La mostra milanese ha inizio proprio con una sala dedicata a questi anni dell’esordio artistico, in cui libero dai suoi modelli (Klee, Tapies, e Dubuffet), inizia un dialogo tra “natura” e “scrit tura”. Importante per comprendere questa prima fase artistica è l’aspetto tecnico: i primissimi bassorilievi sono composti usando l’antica tecnica orafa della fusione dei metalli nell’osso di seppia, nel quale Pomodoro incide e scava in negativo le proprie scritture. Un metodo che poi userà anche per lavorare l’argilla, passaggio fondamentale prima di approdare alla scultura in bronzo. Interessanti in questa fase sono anche le sperimentazioni su materiali come piombo, stagno, ferro, cemento, rame, zinco, idronalis e argento. Negli anni Sessanta Pomodoro passa dai bassorilievi al tutto tondo. E’ evidente questo momento con “La ruota”, opera presente in mostra (accanto ad una colonna e ad un cubo), nata, secondo l’artista, dalla suggestione suscitata dalla visione di un calendario atzeco durante un suo viaggio in Messico. L’incontro con l’arte Nucleare e con lo Spazialismo influiscono ulteriormente a perfezionare la sua scrittura artistica. Appartengono a questo momento creativo i suoi cilindri, cubi e sfere, dotati di una superficie levigata e riflettente, simboli di un assoluto che l’arti sta squarcia e corrode come a volerne svelare le lacerazioni interne, metafora degli esseri viventi. Ogni forma ha inoltre un significato concreto metaforico: il cilindro, è costituito da una ruota, che rappresenta il progresso tecnico-scientifico, o da una colonna che rappresenta il potere; il cubo simboleggia l’ordina e la stabilità, mentre la sfera si ricollega ad una dimensione magica, cosmica, la terra o il ventre materno. Queste sculture in bronzo gli permettono di farsi apprezzare dal pubblico e dalla critica portandolo a vincere numerosi premi internazionali e a farlo entrare in collezioni autorevoli italiane e straniere.

Tra gli anni Sessanta e Settanta (periodo oggetto della terza sala) Pomodoro realizza un gruppo di opere che lui definisce “opera zioni mentali”. “Il rotante” e “Forma X” sono infatti due forme opposte e complementari, l’una il negativo o il positivo dell’altra. Nel 1974 Pomodoro inizia il suo work in progress intitolato “The Pietrarubbia Group” (proprietà della Fondazione, oggi esposto di fronte all’Università di Milano Bicocca), formato da un insieme di sculture dedicate al borgo di Pietrarubbia, del Montefeltro, costituito da un sistema di pareti e porte mobili, da abitare e percorrere, che reca inciso il verso di Montale “Lo sai: debbo riperderti e non posso”. Nello stesso periodo nasce la serie di opere (rilievi, sculture e calcografie) “Cronache” (1976), opere-lettere, che dedica ad alcuni amici, in cui la scrittura astratta diventa espressione di valori profondamente umani, evocando le forme creative predilette dagli stessi amici, fotografi, letterati musicisti (per Mulas una pellicola, per Novelli pensieri e manoscritti, per Lionetti l’impaginazione di un menabò, per Costaldi una partitura). I viaggi, praticati da Pomodoro soprattutto negli anni Ottanta, con le loro suggestioni, intrecciate alla sua creazione artistica mai banale, diventano un’oc casione da raccontare attraverso le sue opere, come si evince da “Papiro III”, esposta in mostra, parte di una serie nata in seguito al suo viaggio in Egitto, in cui la scultura diviene oggetto ricco di significati culturali, occasione di memoria, di racconto, di pensieri. Sempre tra gli anni Ottanta e Novanta Pomodoro si dedica allo studio di opere monumentali in dialogo con gli spazi urbani: ne è un esempio “Papyrus per Darmstadt”, monumentale scultura in cemento e bronzo presente in mostra con Studio in scala 1:10.

Per rendere più viva la mostra i curatori, Luca Massimo Barbero e Federico Giani, hanno pensato di creare un ambiente ispirandosi agli allestimenti “teatralizzati”, studiati da Pomodoro in occasione di alcune mostre, con sculture che il pubblico è invitato a vivere in prima persona, girando al loro interno come fa un attore su un palcoscenico. E’ presente in questo spazio anche un richiamo a “ Ingresso nel labirinto”, opera testamento dell’artista, realizzata negli spazi ipogei di Via Solari a Milano, già sede espositiva della Fondazione Arnaldo Pomodoro. A chiusura simbolica del percorso di queste prime sale, il grande uovo di seppia, liscio e non ancora svuotato dall’artista, evocativo degli ossi che sono stati il medium per la creazione dei suoi primissimi bassorilievi. Non poteva mancare nell’allesti -mento uno spazio dedicato all’ar chivio di Pomodoro, giacché l’arti sta fin dall’inizio della sua carriera aveva pensato di raccogliere tutti i materiali necessari a documentare il suo percorso creativo.

Documenti, materiali inediti, modellini, moquette e opere inseriti in quattro opportune cassettiere tematiche guidano così il visitatore ad esplorare il mondo poliedrico e la vita di Arnaldo Pomodoro. A chiudere o ad aprire, come un cerchio la prima parte della mostra, la sala centrale o “Salone delle Scale”, in cui è allestita “Ouverture”. Qui dominano uno spazio aperto e architettonicamente maestoso le sculture monumentali in fiberglass bianco (un materiale che l’artista usa al posto del gesso per i suoi modelli, poste su una grande piattaforma. L’esposizione continua poi lasciandosi alle spalle Il Salone Scale, in Sala Manzoni, con alcune opere dell’artista, tra cui “La vera perla dei lucidi”, “Il Radar n.1”, “Il grande ascolto”, in dialogo con altrettante opere di artisti coevi, fino a giungere nelle Chiostro ottagonale, dove è esposto “Disco in forma rosa del deserto” e da lì nel giardino, dove si trova l’installazione permanente “Sfera Grande”.

La mostra si conclude così spingendosi oltre le mura museali, come un invito al pubblico ad andare oltre l’esposizione stessa, tra le vie di Milano, per scoprire le altrettante opere dell’artista diffuse nello spazio urbano, a testimonianza del suo rapporto con lo spazio vivo della città, che l’ha visto crescere ed affermarsi umanamente e artisticamente e dove, poche ore prima del compimento del suo novantesimo anno di età, si è serenamente spento.

( 4 agosto 2026 )

Mostre

Arnaldo Pomodoro. Una vita

Le Gallerie d'Italia ospitano la mostra dedicata a uno dei più importanti protagonisti dell’arte contemporanea italiana e internazionale 

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