Sabato 18 aprile 2026, ore 2:40

Report Istat

Export dell’Italia in frenata ma regge nei mercati extra Ue 

Si temevano dati peggiori. Infatti, a febbraio si stima una crescita su base mensile più ampia per le importazioni (+3,5%) rispetto alle esportazioni (+2,6%); su base annua l'export in valore è pressoché stazionario (-0,2%) ma in volume si riduce del 2,2%, mentre l'import registra una flessione dell'1,3% in valore e una crescita dello 0,4% in volume. Lo ha indicato l'Istat diffondendo i dati sul commercio estero. Il saldo commerciale a febbraio è pari a +4.944 milioni di euro (era +4.444 milioni nello stesso mese del 2025). Il deficit energetico (-3.466 milioni) è inferiore rispetto a un anno prima (-5.000 milioni). L'avanzo nell'interscambio di prodotti non energetici scende da +9.444 milioni di febbraio 2025 a +8.409 milioni di febbraio 2026. In dettaglio, le esportazioni italiane registrano le maggiori crescite, su base annua, verso Svizzera (+33,2%), Stati Uniti (+8,0%) e paesi Opec (+14,5%).

Al contrario, i Paesi che forniscono i contributi negativi maggiori alle esportazioni nazionali sono Germania (-15,4%), Spagna (-15,3%), Turchia (-27,0%) e Regno Unito (-13,6%). "La crescita tendenziale dell'export verso gli Stati Uniti resta elevata ma è concentrata nella farmaceutica e negli altri mezzi di trasporto; quella più sostenuta verso la Svizzera si deve soprattutto alle maggiori esportazioni di metalli; mentre la decisa flessione dell'export verso la Germania è influenzata dalle vendite di mezzi di navigazione marittima rilevate a febbraio 2025 (al netto di queste, la flessione si riduce a -0,7%)", spiega l'Istat.

Il confronto con febbraio 2025, influenzato dalle vendite di mezzi di navigazione marittima, determina un effetto anche sul risultato tendenziale dell'intero settore dei mezzi di trasporto. A febbraio 2026, infatti, tra i settori che più contribuiscono a frenare l'export si segnalano, su base annua, proprio i mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli (-22,1%; gli autoveicoli da soli segnano -4,8%), articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi, strumenti medici e altri prodotti non classificati altrove (-12,1%) e coke e prodotti petroliferi raffinati (-18,2%). All'opposto, indica ancora l'Istat, i contributi positivi maggiori derivano dall'aumento delle vendite di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+30,7%) e articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+3,0%). Il quadro è completato dai prezzi al consumo diffusi da Eurostat.

Nella zona euro, causa guerra in Iran e rincari dei prezzi dell’energia, l’inflazione cresce anche più del previsto: sono state corrette le stime preliminari al rialzo di 0,1 punti percentuali con il risultato che a marzo l’inflazione si attesta al 2,7% (anziché 2,6%), per un balzo di 0,7 punti percentuali rispetto ai valori di febbraio (1,9%). A trainare verso l’alto il costo della vita è l’energia (5,1%, rispetto al -3,1% di febbraio), il cui indice è stato rivisto al rialzo rispetto alle stime preliminari (4,9%). Confermati i valori per ‘servizi’ (3,2%, rispetto al 3,4% di febbraio), al pari di generi alimentari, alcolici e tabacco (2,4%, rispetto al 2,5% di febbraio) e beni industriali non energetici (0,5%, rispetto allo 0,7% di febbraio). A livello di Stati membri si registrano aumenti marcati in Francia (2%, rispetto a 1,9% di febbraio e +0,9 punti percentuali rispetto a febbraio), Germania (2,8%, + 0,8 pp) e Spagna (3,4%, cresciuto rispetto al 3,3% stimato a febbraio e a +0,9 pp su febbraio), mentre non rimane più stabile l’inflazione in Italia (sale all’1,7%, +0,1 pp rispetto a febbraio).

Addirittura il Lussemburgo il caro-energia fa salire l’inflazione generale di due punti percentuali (3,8%, da 1,8% a febbraio). Anche l’Irlanda paga il caro-bollette, con aumento dell’inflazione di 1,1 punti percentuali in un mese soltanto (al 3,6%). I dati consolidati sull’inflazione serviranno adesso al consiglio direttivo della Banca centrale europea per le decisioni di politica monetaria che sarà chiamato a prendere tra due settimane (29 e 30 aprile).per nuovi aumenti dei tassi di interesse.

Rodolfo Ricci

( 17 aprile 2026 )

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