Di ufficiale c'è la piena condivisione sull'ipotesi di accedere alla maggiore flessibilità consentita dalle regole europee e di concentrare nel prossimo biennio la maggiore capacità di spesa per il contrasto al caro energia. Ma il vertice di un'ora e mezza a Palazzo Chigi tra Giorgia Meloni e gli altri leader di maggioranza, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi è andato ben oltre. Anche al di là dell'analisi degli scenari internazionali, con le notizie preoccupanti in arrivo da Iran e Golfo. In ogni caso, il vertice a Palazzo Chigi è servito per definire la strategia che porterà all'utilizzo della flessibilità per misure contro il caro energia.
Dopo il voto di autorizzazione del Parlamento atteso nella prima settimana di agosto, il governo avvierà (il termine è il 15 agosto) la procedura per l'accesso alla clausola di salvaguardia nazionale (Nec) indicando gli obiettivi. E dopo il via libera della Commissione Ue le Camere dovranno approvare lo scostamento. Le maglie più larghe concesse da Bruxelles per la difesa consentono di aumentare il deficit fino a 1,5 punti all'anno fino al 2028, usandone lo 0,3% all'anno per l'energia, purché il totale nel triennio 2026-2028 non superi lo 0,6%. Si tratta di circa 14 miliardi. Non è detto che l'Italia approfitti di questo margine per intero. Dall'Ue sono arrivate le prime indicazione su ciò che non si può fare (ad esempio interventi sulle accise o di riduzione fiscale) e ciò che invece è consentito, come investimenti a tutela delle famiglie dagli aumenti energetici, investimenti sulle energie alternative e potenziamento delle misure esistenti a favore delle imprese. Allo studio ci sono diversi interventi.
Ma "l'Italia continua a pagare l'energia significativamente più cara dei principali partner europei, con un divario che negli ultimi anni si è ampliato invece di ridursi. La Cisl denuncia questa situazione e chiede al Governo l'apertura di un tavolo con le parti sociali per individuare, da un lato, misure di sostegno immediato a famiglie e imprese, anche alla luce del protrarsi delle tensioni nello Stretto di Hormuz; e, dall'altro, interventi strutturali capaci di aggredire le cause profonde del problema". È quanto sottolinea in una nota secondo la quale serve "un'urgente revisione della politica energetica che utilizzi il margine di bilancio reso disponibile dalla decisione dell'Unione Europea di estendere all'energia la 'clausola nazionale di salvaguardià' già prevista per la difesa: fino a circa 14 miliardi di euro nel triennio 2026-2028, pari allo 0,6% del Pil".
La Cisl chiede quindi al Governo l'apertura urgente di un tavolo con le parti sociali "per costruire, insieme, un percorso su due livelli: da un lato soluzioni di breve termine, per contenere l'impatto immediato dei costi energetici su famiglie vulnerabili e imprese, a partire dalla Pmi e da quelle energivore; dall'altro interventi di natura strutturale, che affrontino le cause del divario con l'Europa: revisione degli oneri di sistema, disaccoppiamento tra prezzo del gas e prezzo dell'elettricità, accelerazione degli investimenti in fonti rinnovabili, reti e capacità di stoccaggio, diversificazione dell'approvvigionamento, senza escludere una sperimentazione sul nucleare sicuro".
Secondo la nota della Cisl, "nel 2025 le imprese italiane hanno pagato l’elettricità il 24,1% in più della media dell’Area Euro; le famiglie l’hanno pagata il 13% in più. Nello stesso anno, sul mercato all’ingrosso, l’Italia ha registrato il prezzo più alto tra tutti i 27 Paesi dell’Unione europea. Nei primi mesi del 2026 la tendenza si è aggravata: tra febbraio e marzo il prezzo dell’elettricità all’ingrosso è salito da 114 a 143 €/MWh in un solo mese, per effetto delle nuove tensioni internazionali. Anche sul fronte del gas le famiglie italiane pagano più delle omologhe europee: nel 2025 il prezzo per i consumatori domestici è stato superiore del 7% alla media dell’Area Euro, con un aumento del 4,8% su base annua. Per le imprese italiane ad alto consumo di gas pesa inoltre il differenziale con l’hub europeo di riferimento, che a inizio luglio ha toccato i 4 €/MWh: un livello che da solo vale circa un aggravamento del 10% della bolletta gas per le aziende energivore", conclude la Cisl.
Rodolfo Ricci
