Lunedì 7 settembre 2026, ore 17:47

Storia dell'arte

Gabriele Münter, un talento autonomo

di ELIANA SORMANI

Ci sono donne che nonostante i tempi e le condizioni storiche proibitive hanno vissuto la loro esistenza in modo libero e anticonvenzionale, mantenendosi fedeli ai propri principi e valori, combattendo contro pregiudizi e ingiustizie per difendere la cultura e l’arte. Una di queste figure è Gabriele Münter, conosciuta per troppo tempo solo come la compagna di Kandinsky e a cui oggi finalmente le viene restituito nella storia dell’arte il ruolo di artista e intellettuale che le spetta. Fotografa e pittrice di grande valore fu infatti una figura di spicco nel mondo artistico europeo degli inizi del Novecento e questo indipendentemente dal rapporto con il padre dell’astratti smo. Interessata a immortalare sulle sue tele soggetti appartenenti alla realtà quotidiana, cercando di trasmettere al pubblico la loro essenza, offrì un’alternativa ai movimenti modernisti del tempo che privilegiano una rappresentazione astratta, affrontando la pittura di paesaggio, la natura morta e il genere del ritratto in modo molto personale e sviluppando attraverso una continua sperimentazione una sua propria tavolozza di colori intensi (blu, rosa, verde) che sarebbe diventata il suo tratto distintivo nelle opere più mature. La stessa affermò “Estraggo gli aspetti più espressivi della realtà e li rappresento in modo semplice, diretto senza fronzoli … Le forme si delineano, i colori diventano campi e emergono i contorni, le immagini, del mondo”. Nata a Berlino nel 1877, da una agiata famiglia tedesca, trascorre gli anni dell’infanzia e l’adolescenza in modo molto libero e spensierato, senza particolari attenzioni della madre, presto vedova e attenta soprattutto alla conduzione economica della famiglia. Rimasta orfana nel 1889 e potendo finalmente disporre di una cospicua eredità intraprende con la sorella un viaggio negli Stati Uniti per raggiungere alcuni parenti. Attraversando in quasi due anni il Texas, il Missouri e l’Arkansas, documenta la realtà che la circonda con la sua piccola Kodak, realizzando circa quattrocento fotografie tra paesaggi, scene di vita quotidiane e ritratti, sempre con uno sguardo diretto e intimo e un’attenzione alla luce, che poi tradurrà anche nelle sue pitture. Rientrata in Europa tuttavia Gabriele non riesce a coltivare come vorrebbe la sua passione per la pittura. Vive purtroppo in un’epoca in cui l’arte è ancora un privilegio maschile, tanto che quando le accademie d’arte la escludono lei si iscrive a Monaco di Baviera ad una scuola privata di disegno femminile e al termine degli studi entra nella scuola d’arte Phalanx (un istituto progressista che mira a inserire le avanguardie francesi nella tradizione artistica tedesca), dove avviene il suo incontro con Vassiliy Kandinsky, all’epoca sposato con la cugina Anna Cimjakina. Lui riconosce subito il suo talento e oltre a suo maestro e guida artistica diviene suo compagno in un sodalizio d’arte e vita che durerà oltre 12 anni. Insieme tra il 1904 e il 1908 intraprenderanno grandi viaggi, dalla Tunisia all’E gitto, dall’Italia alla Francia. Per 5 mesi si fermeranno anche nella riviera ligure di Levante, soggiornando stabilmente a Rapallo, dove trascorrono forse uno dei periodi più belli della loro storia. Qui lo stesso Kandinsky realizza oltre 26 dipinti ad olio, tre a tempera e una numerosissima serie di disegni tracciati sui suoi taccuini ricchi di sintetiche annotazioni. Anche Gabriele realizza numerosi schizzi e alcuni disegni oltre a immortalare tutte le emozioni e le suggestioni di viaggio in fotografie che in seguito poi nel suo studio rielabora trasformandole in veri e proprie opere d’arte. Non solo musa del grande maestro, ma a sua volta fotografa, pioniera in un mondo dominato da uomini e soprattutto pittrice. Le sue prime opere sono di stampo tardo-impressionista, si ispirano a Matisse, Gauguin, Van Gogh e più in generale all’espressionismo. Durante il soggiorno di un anno a Parigi perfeziona anche la tecnica xilografica.

Nei suoi paesaggi, spesso caratterizzati dai colori violenti e forti, vuole rappresentare il contrasto tra la natura e l’umanità e il processo di industrializzazione moderna, facendo trasparire sentimenti ed emozioni. Nel 1909 si cimenta nella pittura bavarese su vetro, attenta a seguire le tecniche tradizionali, mentre partecipa ad alcune importanti mostre d’avanguardia in Germania, dove, dopo un lungo peregrinare, si innamora di un piccolo villaggio nel sud della Baviera, Murnau, e lì acquista una piccola casa in legno, dove si stabilisce a vivere con il compagno.

La loro casa, chiamata “Russen haus”, si trasforma presto in un punto di incontro di artisti e musicisti provenienti da tutto il mondo, spinti dal desiderio di rinnovamento. Da questa esperienza nel 1911 nasce il movimento “Der Blaue Reiter”(Il cavaliere blu), fondato da Gabriele insieme a Kandinsky e a Franz Marc, rivoluzionando l’idea di pittura: dipingere diventa un modo per rappresentare le emozioni, un vero e proprio viaggio spirituale e non una semplice rappresentazione del reale. Lei stessa affermerà “Quando inizio a dipingere è come tuffarmi all’improvviso in acque profonde, e non so mai in anticipo se sarò in grado di nuotare”. La pittura di Gabriele si spinge in questa fase verso l’astrat tismo, desiderosa di rappresentare lo spirito della società moderna e la sua tendenza verso il materialismo e l’alienazione. Il suo rapporto con Kandinsky tuttavia è molto conflittuale. I due più volte si separano e si riavvicinano, forse lo spirito indomito e il suo carattere volitivo, nonché la forte personalità che la caratterizza non le permette di vivere accanto ad un uomo affermato come Vassiliy Kandinsky, che la mette troppo in ombra, imprigionando il suo talento. “Agli occhi di molti sono stata solo un’appendice insignificante. Ma è davvero impossibile pensare che una donna possa avere un talento autonomo, che sia un essere creativo?” lei stessa

affermerà. Con lo scoppio della Prima Guerra mondiale i due si separano definitivamente: Kandinsky fugge in Russia mentre Gabriele rimane ini-zialmente in Germania nella sua tenuta di Murnau, iniziando a soffrire di depressione e vivendo un vuoto creativo, che andrà accentuandosi nel 1917, quando scopre che il compagno ha sposato in seconde nozze Nina Andreevsky.

Piena di dolore, Gabriele si trasferisce a Zurigo e poi in Scandinavia, alla ricerca di una nuova serenità, allontanandosi anche dal mondo della pittura. Nel 1924 ritrova insieme ad un nuovo compagno, il critico d’arte Johannes Eicher, la sua vena creativa e riprende la sua sperimentazione pittorica approdando alla sua maturità artistica, influenzata dalle istanze della Neue Sachlichkeit. Tra gli anni Venti e Trenta attraverso le sue opere cerca di raccontare la realtà sociale del suo Paese, durante l’avvento del nazismo. I problemi per Gabriele tuttavia non finiscono: Kandinsky, 5 anni dopo la loro separazione, intraprende un’azione legale contro di lei, intenzionato a riavere i dipinti abbandonati al suo ritorno in Russia. Ancora una volta lo spirito battagliero di Gabriele non vuole cedere ad una simile richiesta, dopo aver custodito gelosamente e a proprie spese durante la guerra l’intero corpus artistico dell’ex compagno. Si rifiuta di riconsegnargli le opere e a sua volta gli fa causa per le promesse non mantenute. La lunga battaglia legale tra i due si conclude nel 1926 con la vittoria di Gabriele, che ottiene con la sentenza la piena proprietà di ben 1000 opere di Kandinsky e del gruppo del “Der Blaue Reiter”. Un evento questo che, oltre a dimostrare lo spirito battagliero e moderno della Münter, si rivelerà provvidenziale per la storia dell’arte moderna. Quando infatti l’astrattismo e l’avanguardia verranno definiti dal regime “arte degenerata” e le opere dei loro esponenti ricercate dal Führer per farle distruggere, lei riesce a nascondere molte tele nella sua abitazione di Murnau, salvando nella sua cantina un inestimabile patrimonio di arte moderna europea: ben ottanta dipinti e più di trecento opere, tra cui anche molte lascialtele da Kandinsky in fuga. Un patrimonio che poi nel 1957 donerà alla Stadtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco di Baviera, prima di morire nel 1962. Oggi finalmente la figura di Gabriele Münter. è stata riscoperta e salvata dall’oblio della storia e questo non solo, come musa e compagna di un grande maestro come è stato Kandinsky, ma in merito alle sue qualità di “collezionista di opere d’arte” unica e rara protettrice di capolavori che altrimenti non sarebbero giunti a noi, e soprattutto come pittrice a cui finalmente vengono dedicate mostre e antologiche nei principali musei del mondo.

E per chi desiderasse scoprire e ammirare alcuni dei suoi capolavori, tra cui opere mai esposte prima, non resta che attendere il prossimo appuntamento (dal 15 settembre al 14 febbraio 2027), alla Galleria Bonaparte di Roma con la mostra “Kandinsky”, all’interno della quale una sezione sarà interamente dedicata proprio all’arte di Gabriele Münter.

( 7 settembre 2026 )

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Gabriele Münter, un talento autonomo

Conosciuta per troppo tempo solo come la compagna di Kandinsky, oggi finalmente le viene restituito il ruolo di artista e intellettuale che le spetta

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