Martedì 10 febbraio 2026, ore 23:43

Anniversario 

Franco Marini, la modernità del cattolicesimo sociale 

“Cinque anni senza Franco Marini, padre nobile della Cisl, formidabile leader sindacale, grande uomo delle istituzioni. Onorare la sua memoria vuol dire oggi continuare ad essere riformisti e antipopulisti, difendere l'autonomia sindacale e la forza della mediazione, del dialogo, della contrattazione”. E' quanto sottolinea la Cisl sui propri profili social ricordando la figura di Franco Marini scomparso cinque anni fa il 9 febbraio del 2021. “In anni di cambiamenti profondi Marini ha indicato con coerenza la strada della centralità della persona: una lezione che nelle epocali transizioni in atto resta più attuale che mai. Ma ricordare non basta: bisogna agire per dare al cambiamento quella spinta sociale e solidale che solo il sindacato può imprimere”.
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Franco Marini non c’è più da cinque anni ma la modernità del pensiero, della cultura e della tradizione del cattolicesimo sociale restano intatti. Anzi, proprio di fronte alla perdurante crisi culturale di una politica sempre più autoreferenziale, personale e leaderistica, rileggere il magistero politico - nonchè culturale, sociale ed istituzionale - di chi ha saputo imprimere un segno nel dibattito politico italiano, è un esercizio utile se non addirittura indispensabile. E questo per la semplice ragione che, ieri come oggi, la politica ha un senso e può svolgere una reale funzione solo se è ancorata ed espressione di una cultura politica. Dopodiché, come ovvio e persino scontato, sono necessari altri ingredienti: da una robusta, qualificata ed autorevole classe dirigente ad un progetto e ad una visione da mettere in campo; da un riconosciuto radicamento territoriale ad una chiara ed esplicita rappresentatività sociale e culturale. Quelli che un tempo si chiamavano semplicemente “pezzi di società” da rappresentare nell’agone politico. Ora, e partendo proprio dalla concreta esperienza prima e a lungo nel sindacato Cisl come dirigente nazionale e poi come leader politico di partito e di governo e anche come esponente di primo piano delle istituzioni, il leader abruzzese ha saputo imprimere una sterzata decisiva ai fini di una presenza attiva, protagonista e mai gregaria del pensiero cattolico sociale nelle dinamiche concrete della vita pubblica italiana. E cioè, difendere e promuovere i ceti popolari e meno abbienti nelle sedi politiche ed istituzionali deputate; rafforzare la qualità della democrazia difendendo i principi costituzionali dove il contributo della tradizione e della cultura del cattolicesimo popolare e sociale è stato decisivo nonchè significativo; rafforzare la democrazia nel sindacato e nei partiti dove l’hanno visto per molti anni protagonista e leader indiscusso e, infine, una modalità laica e sempre rispettosa nel declinare concretamente l’ispirazione cristiana nelle dinamiche politiche. Principi, valori e uno stile chiari ed inequivoci che hanno fatto di Marini, come di altri leader e statisti di quella cultura politica, da Carlo Donat-Cattin a Guido Bodrato, un punto di riferimento importante e miliare nella storia e nel cammino concreto del cattolicesimo sociale. Una cultura, un pensiero, una storia ed una tradizione, quelli del cattolicesimo sociale, che non possono essere banalmente e qualunquisticamente archiviati. Anche di fronte al “nulla della politica”, per dirla con una felice espressione di Mino Martinazzoli pronunciata molti anni fa e che, purtroppo, continua ad essere quantomai attuale. Ma, per ridare smalto ed un ruolo a questa cultura e a questa tradizione, e per ricordare anche la concreta esperienza di un uomo come Franco Marini, non ci si può ridurre a giocare un ruolo gregario, politicamente ininfluente e culturalmente irrilevante. “I cattolici indipendenti eletti nelle liste del Pci” non erano il suo modello preferito come, del resto, non lo erano le presenze passive e del tutto testimoniali in altri partiti. Amava dire che nella politica, come nel sindacato, “o si è protagonisti o si è gregari”. Un protagonismo, però, né arrogante né presuntuoso. Ma, al contrario, un protagonismo politico, culturale e sociale. Questa è la lezione concreta che dobbiamo trarre, oggi, da una persona che ha saputo segnare da protagonista la storia, il cammino e Il percorso difficile ma entusiasmante del cattolicesimo sociale nella vita pubblica del nostro Paese.
Giorgio Merlo

( 9 febbraio 2026 )

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