Nascite in calo e analoga diminuzione del numero medio di figli per donna: è quanto indica l’Istat che ha diffuso i dati riguardanti la natalità e la fecondità della popolazione residente nel 2025. Secondo l’analisi dell'Istituto di statistica, nel 2025 le nascite sono state 355.772, in pratica giù del 3,8% rispetto al 2024 (pari a 14mila unità in meno). In riferimento, invece, ai dati provvisori per il periodo gennaio-luglio 2026, le nascite registrate sono pari a 196.864, anche in questo caso in calo dell’1,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, circa 2mila in meno (198.975 nati) con una diminuzione costante, anche se in misura più contenuta rispetto al calo registrato nell’anno precedente. Nuovo minimo storico anche per ciò che concerne il numero medio di figli per donna: nel 2025 è pari a 1,14 (da 1,18 nel 2024), con una fecondità stimata provvisoriamente al 1,13 per il periodo gennaio-luglio 2026.
Andando nello specifico del fenomeno riguardante la fecondità, si possono notare delle percentuali che cambiano in base al titolo di studio: se per una donna in possesso di licenza media la percentuale è pari a 1,58 figli con un'età media al parto di 29,7 anni, per le donne laureate la stessa scende a 1,09 figli per donna, mentre l'età media al parto sale a 34,9 anni: in generale, toccato il nuovo minimo storico, con un'età media al parto pari a 32,7 anni.
Tra le donne “Generazione 76” il 23% non ha avuto figli: trent'anni prima la quota era prossima al 10%. Una situazione, quella delineata dall'Istat, che mostra come la diminuzione delle nascite, registrata negli ultimi anni, sia in parte determinata dalla riduzione del numero dei genitori potenziali, i quali, a loro volta sono nati nel periodo in cui il fenomeno del calo della natalità cominciava a consolidarsi, ossia gli anni Ottanta. A tal riguardo, la fascia d'età delle donne all'interno della quale si concentra oltre il 65% delle nascite attuali è quella che va dai 30 e i 40 anni (donne nate tra il 1985 e il 1995) e si caratterizza proprio per essere quella che presenta il valore più basso del secolo scorso, con un numero medio di figli pari a 1,19 rispetto all'1,45 precedente. Tra gli elementi che contribuiscono a far crescere tale fenomeno, l’allungarsi dei percorsi riguardanti l'istruzione, le condizioni di precarietà del lavoro giovanile, le problematiche nell'acquisto di un'abitazione, oltre alla difficoltà di conciliare casa e lavoro e anche la scelta di rimandare o, addirittura, rinunciare a diventare genitori per dedicarsi ad altri progetti. Una diminuzione, quella dei nati, che non riguarda esclusivamente gli italiani, ma che si registra anche nelle famiglie straniere: mentre, infatti, i nati da genitori italiani (il 77,4% delle nascite totali) ammontano a 275.330 nel 2025 e registrano una diminuzione del 4,8% sul 2024 e del 42,6% rispetto al 2008, quelli da genitori stranieri diminuiscono del 3,1% rispetto al 2024 e del 38,7% rispetto al 2012, arrivando ad un totale pari a 49.002 nel 2025.
Differenze che, invece, non si registrano se come parametro si prendono le percentuali riguardanti le nascite su tutto il territorio nazionale: la riduzione della fecondità nel 2025 è stata omogenea in tutte le regioni, con il dato del Centro che continua ad essere il più basso (1,07 nel 2025 da 1,11 del 2024). A seguire il Nord, con un numero medio di figli passato da 1,19 a 1,15, e il Sud, con un valore pari a 1,16 (1,20 nel 2024). Confermata, infine, la tendenza tra i più giovani ad avere figli fuori dal matrimonio, segno del cambiamento nel modo di fare famiglia delle nuove generazioni, con un dato nuovo che riguarda il Centro Italia, dove per la prima volta si arriva a contare un bambino su due nato fuori dal matrimonio, quota questa che al Nord è pari al 43,1% e che scende al 42,3% nel Mezzogiorno.
Anna Taverniti

