Martedì 3 novembre 2026, ore 18:59

Sanità

Gimbe: crolla al 5,87% del Pil il finanziamento del Fondo sanitario

Un “diritto costituzionale che diventa un privilegio”: è quanto sostiene la Fondazione Gimbe in riferimento alla tutela della salute considerando il mancato rilancio del Servizio sanitario nazionale perpetrato, secondo Gimbe, anche dalla quinta Legge di Bilancio del Governo Meloni. Sulla base di un’analisi indipendente delle risorse assegnate alla sanità, basata sul testo bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato e realizzata in vista della discussione parlamentare sul DdL Bilancio 2027, Gimbe ha rilevato come il rilancio del Ssn non sia mai diventato una vera priorità politica. Malgrado il Fondo sanitario cresca in termini nominali, “il suo peso sul Pil resta inferiore a quello del 2022 ed è previsto in ulteriore calo nel triennio 2027-2029. È il definanziamento silenzioso del Ssn, misurato rispetto al Pil, che gli annunci sui finanziamenti record non possono cancellare”. Dopo l'incremento registrato nel 2026, la crescita del Fsn, quindi, torna a rallentare: l'aumento previsto dalla Legge di Bilancio, infatti, prevede un aumento di soli 7,1 miliardi nel triennio 2027-2029, a fronte degli oltre 18 miliardi richiesti dalle Regioni, confermando “che il Governo non intende colmare il crescente divario tra i finanziamenti disponibili e quelli necessari per garantire le cure ai cittadini. Negli anni successivi la crescita del Fsn si riduce a 859 milioni (+0,59%) nel 2028 e 1,1 miliardi (+0,75%) nel 2029. Parallelamente, si riduce il peso del finanziamento pubblico rispetto alla ricchezza prodotta dal Paese: il rapporto Fsn/Pil passa dal 6,14% del 2026 al 6,11% nel 2027, per poi scendere sotto il 6%: 5,98% nel 2028 e 5,87% nel 2029”. Per Gimbe, quindi, risorse in più al Fsn, che nel 2027 raggiungono il “valore più alto di sempre”, anche se dietro gli annunci di questo “nuovo record si nasconde una realtà ben diversa: la quota di ricchezza del Paese destinata alla sanità torna a diminuire, fino a toccare nel 2029 il valore più basso di sempre”. Secondo Gimbe, quindi, le Regioni si troveranno costrette a garantire i servizi con margini finanziari sempre più ristretti, scaricando sui cittadini una quota crescente del costo delle cure. “Uno scenario ancora più preoccupante - afferma il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta - per un Ssn sempre meno attrattivo per i professionisti sanitari, segnato da profonde diseguaglianze: nel 2025 i cittadini hanno speso di tasca propria oltre 42,4 miliardi per curarsi e 5,6 milioni di persone hanno rinunciato a visite ed esami”.

Per Cartabellotta, quindi “la Manovra 2027 segna un passo indietro su tre fronti. Innanzitutto, dopo il netto incremento del 2026, la crescita del Fsn rallenta bruscamente, mentre l’inflazione aumenta i costi dell’assistenza. In secondo luogo, una quota consistente delle risorse viene assorbita da maggiori oneri, senza un corrispondente potenziamento dei servizi. Infine, interviene sui tetti e sul payback a beneficio delle imprese, adegua le remunerazioni del privato accreditato e finanzia un costoso voucher che non rafforza l’offerta pubblica”.
Una manovra che “disattende sia le richieste del ministro Schillaci, che aveva indicato la necessità di 5,5 miliardi aggiuntivi, sia quelle delle Regioni, che nella loro articolata proposta avevano chiesto 6,8 miliardi per il 2027, 5,5 miliardi nel 2028 e 5,7 miliardi a partire dal 2029” e che va in una direzione diversa rispetto a quella indicata dal “presidente Mattarella, che ha definito il Ssn ’un campo di assoluta priorità’, da preservare e sviluppare come strumento fondamentale per garantire il diritto costituzionale alla salute”.

Anna Taverniti
 

( 2 novembre 2026 )

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