Una riflessione su come rimodulare gli aiuti contro il caro energia è in corso, nessuno lo nega. "Voi sapete che scadono gli sconti sugli accise: interverremo con decreto ministeriale, con il noto meccanismo, quindi non c'è bisogno di una norma di legge del Consiglio dei ministri". Così il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo ai cronisti dopo il question time alla Camera che chiedevano se in Cdm ci saranno misure contro il caro-energia.
"Per quanto riguarda gli spazi" anche sull'energia "che abbiamo visti riconosciuti dalle dall'Europa, valuteremo con calma perché lo spazio non è esagerato e non possiamo permetterci di sbagliare di dosare le misure, quindi dobbiamo capire come aiutare le famiglie e come aiutare le imprese più meritevoli", ha voluto puntualizzare il ministro dell'Economia parlando con i cronisti alla Camera dopo il question time. A chi gli chiedeva se attivando la clausola si possano coprire investimenti già finanziati per liberare risorse da usare per sostegni diretti, Giorgetti ha precisato che "noi abbiamo parlato a lungo con la Commissione, anche se leggevamo delle cose diverse. Ma ieri ci sono state le domande e risposte col commissario Dombrovskis, le norme devono essere approvate dal Consiglio europeo, eccetera eccetera quindi chiaramente useremo tutti gli spazi di flessibilità che ci saranno consentiti".
"Per quanto riguarda gli spazi riconosciuti dall’Europa valuteremo con calma, perché lo spazio non è esagerato e non possiamo permetterci di sbagliare nel dosare le misure, quindi dobbiamo capire come aiutare le famiglie, come aiutare le imprese più meritevoli”. Il problema della proroga delle accise resta un capitolo importante.
Infatti, proprio ieri l’Istat ha confermato che gli andamenti dei prezzi delle materie prime dovrebbero traslarsi sull'andamento dell'inflazione, «attesa in forte risalita nel corso del 2026. Lo ha sottolineato nella Nota sull'andamento dell'economia italiana nella quale spiega che "il deflatore della spesa delle famiglie si attesterebbe, in media d'anno, al 2,9%, per poi tornare al 2% nel 2027 in conseguenza della normalizzazione delle tensioni internazionali". "I rialzi dei beni energetici - si legge - trainano l'inflazione. La trasmissione dei rincari delle materie prime energetiche sui prezzi al consumo si è manifestata già dal mese di aprile: la variazione tendenziale dell'indice dei prezzi al consumo armonizzato (Ipca) è passata dal +1,4% medio del primo trimestre al +2,8%, con un successivo rafforzamento a maggio (dato preliminare) al +3,3%. L'inflazione acquisita per il 2026 risulta pari a 2,9% (2,6% nella media dell'area euro)". Come dire: la forte incidenza della componente importata sulla dinamica dell'inflazione determina, invece, un andamento del deflatore del Pil più contenuto (+2,1 e +1,9% rispettivamente nel 2026 e 2027).
Poi ci sono i dati sul Pil che cresce ancora poco: il Prodotto interno lordo italiano è atteso in crescita dello 0,7% sia nel 2026 sia nel 2027, dopo essere aumentato dello 0,5% nel 2025. Il nostro istituto di statistica spega che l’aumento del Pil, nel biennio di previsione, verrebbe sostenuto interamente dalla domanda interna al netto delle scorte (+0,9 e +0,5 punti percentuali rispettivamente). Nel 2026 i consumi delle famiglie e delle ISP sono previsti in decelerazione rispetto all'anno precedente (+0,6% rispetto al +1,1% nel 2025) frenati dall'attenuazione della dinamica positiva delle retribuzioni pro capite e dall'aumento dell'inflazione; nel 2027 la crescita è invece prevista in leggera accelerazione (+0,7).
Gli investimenti fissi lordi, spiega l'Istat, continuerebbero a crescere, ma con intensità differente nei due anni: l'aumento si attesterebbe al +2,2% nel 2026, sostenuto dagli interventi connessi al Pnrr mentre nel 2027 si determinerebbe una rilevante decelerazione in media d'anno (+0,5%) causata da condizioni di finanziamento meno favorevoli e dal ridimensionamento, a normativa vigente, degli stimoli pubblici.
L'occupazione, misurata in termini di unità di lavoro (Ula), segnerebbe nel 2026 un rallentamento della dinamica di crescita con un +0,7%, dopo il +1,3% del 2025 a cui si accompagnerebbe un ulteriore calo del tasso di disoccupazione (5,5%, dal 6,1% del 2025).
Rodolfo Ricci
