Anche i tempi supplementari sono arrivati al termine. Domani si conoscerà l'esito della partita per l'uscita dell'Italia dalla procedura per deficit eccessivo. I primi 90 minuti non sono stati sufficienti e ora il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ci spera. Anche perché da questo dipende la dimensione dello scostamento - nell'ambito della flessibilità chiesta a Bruxelles - che contribuirà a far lievitare la prossima manovra. Che, promette il ministro, "non sarà conservativa" e su cui, oltre al clima pre-elettorale, peseranno anche le tensioni geopolitiche e il rischio che dopo il caro-carburanti lo shock energetico arrivi a colpire le bollette: un'emergenza su cui proprio Giorgetti all'Eurogruppo ha lanciato l'allarme.
Parlando a Dublino davanti ai colleghi europei il titolare del Mef è stato "netto e diretto", facendo un richiamo alla "realtà": competitività, intelligenza artificiale, gap con Usa e Cina sono tutti temi "molto importanti", ha spiegato, ma lo shock energetico è diventato "un'autentica emergenza". Famiglie e imprese stanno ancora scontando l'aumento dei prezzi di benzina e gasolio, ma "a breve" l'effetto si rifletterà "inesorabilmente sulle bollette", ha avvertito Giorgetti. Che ha invitato a riflettere anche sui tassi, e quindi sull'onere del debito che ha cominciato a salire in modo preoccupante: l'inflazione, che se le guerre continuano "è destinata ad aumentare, deriva da uno shock di offerta" e una politica monetaria restrittiva "può contribuire, ma di per sé - ha puntualizzato - non risolve il problema".
Un contesto destinato a condizionare le scelte che il governo farà in manovra. Ma per mettere a terra l'ultima legge di bilancio di questa legislatura si guarda anche alla possibile uscita anticipata dalla procedura per deficit eccessivo. Il traguardo di scendere sotto il 3% è stato sfiorato ad aprile, quando l'Istat certificò il deficit 2025 al 3,07%, arrotondato al 3,1%. Ora si punta tutto sulla revisione che l'istituto diffonderà domani (il dato dovrà poi essere recepito da Eurostat ed esaminato da Bruxelles). Già a giugno Giorgetti evocava possibili sorprese e il commissario all'economia Ue Valdis Dombrovskis appena qualche giorno fa dava per possibile questa ipotesi. Con l'avvicinarsi del verdetto il titolare del Mef si attiene al suo consueto cauto ottimismo. "Non sono fiducioso, sono speranzoso", ha risposto dall’Ecofin.
Uscire dalla procedura permetterà all'Italia di avere più margine nell'utilizzo della flessibilità su energia e difesa (per un totale dell'1,5% del Pil, circa 35 miliardi) concessi dall'Ue. Dossier su cui, dopo la lettera inviata da Roma per chiedere l'attivazione della clausola, Bruxelles deciderà ad ottobre. Ma il clima appare positivo: sull'energia, su cui abbiamo chiesto tutto lo 0,6%, "credo che la Commissione sarà aperta a concederci questo spazio". Risorse preziose che il governo dovrebbe poi usare in manovra per finanziare interventi quanto mai necessari per il caro-energia. La messa a punto della legge di bilancio, intanto, parte dalla volontà di ridurre le tasse al ceto medio che, conferma Giorgetti, resta l'obiettivo del governo: si guarda dunque all'estensione del taglio dell'Irpef fino a 60 mila euro.
E mentre sul tavolo del Mef fioriscono come sempre proposte di ogni genere, Giorgetti - che rivendica l'affidabilità del governo che ha portato la barca a galleggiare in "acque sicure" e si augura che il suo successore mantenga una postura sui conti "seria e rispettata" - ricorda che prima serve il quadro di finanza pubblica: solo a quel punto si capiranno le risorse a disposizione. Alcune idee sono però già in rampa di lancio: sull'innalzamento del limite della flat tax c'è già l'apertura del ministro, che insiste anche sulla tassa piatta per i giovani ("costa poco e può produrre grandi risultati") e avverte che c'è molto ancora da fare sullo snellimento burocratico. Per i giovani si studia anche un salario d'ingresso: tema su cui, spiega la sottosegretaria al Mef Lucia Albano, il viceministro Leo ha già "delle iniziative".
Rodolfo Ricci
