Domenica 15 marzo 2026, ore 3:02

Società 

IA e lavoro, necessario un percorso comune Ue 

L'intelligenza artificiale sta modificando radicalmente il mercato del lavoro e per evitare che tanti lavoratori vengano sbalzati via è necessario contemporaneamente governare questa rivoluzione tecnologica quanto più possibile con regole comuni europee e agire sulle competenze attraverso la formazione continua. È quanto è emerso dall'evento organizzato dal ministero del Lavoro con Inps e Inail con rappresentanti dell'Unione europea e delle parti sociali per discutere dell'Ia e dei cambiamenti che sta portando nel lavoro. Proprio in questi giorni parte l'Osservatorio per valutare l'impatto dell'Ia sul lavoro affidato alla guida di padre Benanti. Secondo gli ultimi dati Istat il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di Intelligenza Artificiale (erano l'8,2% nel 2024). Le imprese di maggiori dimensioni registrano una crescita più marcata in termini assoluti dal 32,5% del 2024 al 53,1%. ”L'intelligenza artificiale - ha affermato la premiera Meloni in un messaggio all'evento - è la più dirompente rivoluzione che sta vivendo la nostra epoca. Ad essere soppiantato non è più il lavoro fisico dell'uomo, ma il suo intelletto, ovvero ciò che da sempre ha reso l'uomo insostituibile da una macchina. Se questo processo non viene governato, sempre più lavoratori rischiano di diventare inutili e lo scenario che abbiamo davanti è quello di un progressivo impoverimento della classe media. Siamo convinti che l'IA sia una tecnologia che può sprigionare tutto il suo potenziale positivo solo se il suo sviluppo si muoverà in un perimetro di regole etiche che mettano al centro la persona, i suoi diritti e i suoi bisogni. Questa è la bussola che ha orientato e continuerà ad orientare il lavoro del governo, ad ogni livello”. La ministra del Lavoro Calderone ha sottolineato come l'Italia abbia scelto di ”adottare l'Ia act a livello europeo in anticipo rispetto ai tempi di applicazione della normativa con la legge. 132 del 2025”. L'obiettivo principale resta quello dell'inclusione sociale attraverso il lavoro. ”Non c'è vera inclusione sociale se non quella di accompagnare le persone al lavoro, un lavoro regolare, equo e dignitoso”. Per la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Roxana Minzatu ”il 15% dei lavori attuali potrebbe essere sostituito dall'intelligenza artificiale e la vera domanda è come guidare la trasformazione del mondo del lavoro in modo che possa essere di beneficio al maggior numero di persone possibile a livello di qualità del lavoro, di sicurezza e soprattutto dal punto di vista dell'inclusione, senza generare ulteriori disuguaglianze e vulnerabilità”. Confindustria sottolinea con il vicepresidente delle Relazioni industriali Marchesini che ”l'intelligenza artificiale è la nuova infrastruttura su cui si costruiranno produttività, competenze e modelli sociali dei prossimi decenni e va letta come un acceleratore del lavoro umano, non come il suo sostituto”. Per gli industriali "quattro competenze su dieci saranno nuove nei prossimi anni. Per questo, davanti a trasformazioni di questa portata, ha detto, non basta gestire il presente: serve una visione industriale di lungo periodo che consideri la formazione l'asse portante della competitività del Paese, garantendo a ogni persona l'accesso continuo alle competenze”. Sul tema insistono anche l'Inps e l'Inail segnalando come l'Ia possa semplificare i rapporti con i cittadini riuscendo non solo a rispondere più velocemente alle loro richieste ma proprio a individuare i loro bisogni. Serve, ha detto il presidente dell'Inps Fava ”un piano Marshall per l'Ia”.
Nel suo intervento, il segretario confederale della Cisl Pirulli ha ricordato: ”Recentemente è stata presentata la ricerca del Censis. Ci si è concentrati tutti quanti sulla riduzione dell'orario di lavoro, ma io invito a leggere che quella ricerca lì evidenzia che un giovane su cinque non trova il senso del lavoro. Questo secondo me è molto preoccupante, poi possiamo discutere se ridurre e come ridurre le ore di lavoro ma noi abbiamo la necessità, e l'intelligenza artificiale amplificherà questi effetti, di come generare un lavoro di qualità che dia senso alle persone ad andare al lavoro perché altrimenti perdiamo intere generazioni”. Osserva Pirulli: ”Le sfide che abbiamo davanti sono moltissime, però dobbiamo avere chiaro che il cambiamento va governato, non va ostacolato”.
Giampiero Guadagni

( 3 marzo 2026 )

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