Sabato 7 marzo 2026, ore 4:12

Dibattito in Italia 

Il Governo frena sulle basi militari 

La difesa dei Paesi europei, le basi militari concesse agli Usa e il supporto ai Paesi del Golfo. Sono tre gli impegni al centro della risoluzione approvata a maggioranza dal Parlamento. Il documento del centrodestra impegna il Governo a partecipare allo sforzo comune in ambito europeo ”per sostenere, in caso di richiesta, Stati membri Ue nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni da parte iraniana” e a ”confermare il rispetto, nell'utilizzo delle installazioni militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi, del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti. Un quadro che ”include fra l'altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico”. La risoluzione, approvata insieme ad alcuni singoli punti dei documenti di opposizione (eccetto quello di Pd-M5s e Avs respinto in toto) parla anche del ”dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e antimissilistica e di sorveglianza, nel perimetro di quanto autorizzato nell'area, a protezione dei cittadini italiani, a supporto dei Paesi partner dell'area del Golfo e per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche presenti nell'area, a tutela degli interessi primari nazionali”. Nelle premesse, il testo fotografa l'aggravamento delle tensioni e l'"ampliamento dei focolai di crisi in diverse aree di rilevanza strategica per l'Italia e per l'Europa. E poi parla di ”un'escalation nel Medio Oriente, con lanci missilistici da parte dell'lran verso Paesi non coinvolti nell'attacco”; senza però citare - come evidenziato dalle opposizioni - il precedente attacco di Usa e Israele. ”In risposta alla crisi, la Farnesina ha assicurato un'azione continua di assistenza ai connazionali con l'obiettivo di rafforzare le sedi diplomatiche nella regione e garantire uscite rapide e ordinate dall'area. Oltre 10.000 cittadini italiani hanno già potuto lasciare le aree di rischio”, si legge ancora nel documento. Altro tema entrato come premessa al documento è quello dell'impatto sulle forniture energetiche che, per il centrodestra, ”deve essere assolutamente contrastato”. Poi, un passaggio su Cipro che ”ha visto il proprio territorio oggetto di attacchi voluti dall'Iran e ha chiesto assistenza ai partner Ue”. Il contesto, in linea con quanto già stanno facendo altri Paesi dell'Ue e non, ”rende necessarie tempestivamente ulteriori capacità di protezione dei concittadini e delle forze italiane impiegate nei teatri operativi”.
Per ora non è arrivata una richiesta americana di usare le basi in Italia come partenza per missioni di combattimento. E non arriverà, dicono dal Governo, anche perché ”le basi in Italia"sono troppo distanti dal teatro di guerra”. Sottolinea la premier: ”Ci atteniamo agli accordi bilaterali, tutti stanno facendo così”. Il riferimento è agli accordi del 1954, per cui servono solo ”autorizzazioni tecniche” per operazioni ”di logistica, non cinetiche”, in pratica ”non di bombardamento”.
Nelle comunicazioni al Parlamento che hanno preceduto il voto, il ministro della Difesa Crosetto rispondendo alle opposizioni, ha detto che l’operazione arrivata da Usa e Israele ”è stata al di fuori delle regole del diritto internazionale”. Le opposizioni vogliono sapere se questa è la posizione anche della premier Meloni. In una intervista radiofonica, la presidente del Consiglio ha puntualizzato: ”Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”. La scelta di parlare via radio è stata contesta dalle opposizioni che avrebbero voluto vedere la premier sui banchi del Governo. Meloni parlerà alla Camera e al Senato mercoledì prossimo, anticipando le comunicazioni già previste una settimana più tardi, alla vigilia del Consiglio Ue, allargandole alla guerra in Iran.
Giampiero Guadagni

( 6 marzo 2026 )

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