Per ora non è arrivata una richiesta americana di usare le basi in Italia come partenza per missioni di combattimento. E non arriverà, dicono dal Governo, anche perché ”le basi in Italia"sono troppo distanti dal teatro di guerra”. Sottolinea la premier: ”Ci atteniamo agli accordi bilaterali, tutti stanno facendo così”. Il riferimento è agli accordi del 1954, per cui servono solo ”autorizzazioni tecniche” per operazioni ”di logistica, non cinetiche”, in pratica ”non di bombardamento”.
Nelle comunicazioni al Parlamento che hanno preceduto il voto, il ministro della Difesa Crosetto rispondendo alle opposizioni, ha detto che l’operazione arrivata da Usa e Israele ”è stata al di fuori delle regole del diritto internazionale”. Le opposizioni vogliono sapere se questa è la posizione anche della premier Meloni. In una intervista radiofonica, la presidente del Consiglio ha puntualizzato: ”Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”. La scelta di parlare via radio è stata contesta dalle opposizioni che avrebbero voluto vedere la premier sui banchi del Governo. Meloni parlerà alla Camera e al Senato mercoledì prossimo, anticipando le comunicazioni già previste una settimana più tardi, alla vigilia del Consiglio Ue, allargandole alla guerra in Iran.
Giampiero Guadagni
