Domenica 23 agosto 2026, ore 19:54

Immigrazione

Il Governo pone la fiducia sul decreto sicurezza

Il Decreto sicurezza arriva alla Camera dei Deputati per la sua approvazione definitiva in un clima di tensione. Sindacati e associazioni si mobilitano per chiedere a Governo e Parlamento di rivedere in testo. Ma Matteo Salvini ”tira diritto” imponendo al Governo di porre la questione di fiducia sul provvedimento.

Dopo un iter parlamentare complicato, accompagnato da forti tensioni all'interno del Governo e da diffusi malumori tra i Cinquestelle, il decreto sicurezza arriva blindatissimo all’ultimo giro di boa in Parlamento a pochi giorni dalla scadenza (il 3 dicembre). Verrà infatti approvato con un voto di fiducia alla Camera, dopo l'esame rapidissimo da parte della commissione Affari costituzionali (in un'unica giornata nonostante 600 emendamenti presentati) e dopo un’altrettanto rapida discussione generale ieri a Montecitorio. Il voto finale, atteso per domani, segna senza dubbio un punto a favore del leader del Carroccio che ha fiaccato la resistenza del M5S e del Pd. Ma al prezzo di un fortissimo dissenso sociale. Ieri, infatti, durante la discussione generale del decreto alla Camera, Cgil Cisl e Uil, Acli, Arci, Avviso Pubblico, Legambiente e Libera hanno organizzato un presidio pubblico in Piazza Santi Apostoli a Roma, per chiedere a Governo e Parlamento di fermarsi e rivedere il testo, aprendosi al confronto. Per sindacati e associazioni "destano grande preoccupazione le disposizioni relative alla protezione umanitaria e immigrazione che appaiono più una risposta simbolica all'opinione pubblica che ai problemi concreti della protezione e della integrazione. Preoccupano fortemente le disposizioni su ordine pubblico e sicurezza, che richiederebbero interventi di diversa natura mirati a favorire le politiche di inclusione sociale, a garantire il diritto all'abitare, alla salute e a tutti i servizi socio-sanitari per le persone in condizioni di povertà, fragilità ed emarginazione". E preoccupa "la vendita ai privati dei beni confiscati ai mafiosi e ai corrotti, tramite aste pubbliche, anziché riutilizzarli per finalità pubbliche e sociali".

( 26 novembre 2018 )

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