Mercoledì 22 luglio 2026, ore 22:34

Attualità

In aumento il numero degli aiuti dati e ricevuti

Nel corso del 2024 più di un individuo su tre (il 36,2% delle persone di 18 anni e più) ha dato almeno un tipo di aiuto a persone non coabitanti, fornendone in media 1,9, in netto aumento rispetto a 1998, quando la percentuale era pari al 22,8%: è quanto emerge dal Report dell’ Istat su aiuti dati, ricevuti e reti di solidarietà, relativo al 2024.
Lo studio rileva come l'aiuto fornito da ogni persona vada a sostenere in media 1,3 destinatari, rivolgendosi soprattutto ai familiari stretti (18,9% alla madre, 9,8% al padre), con i caregiver (chi presta lavoro di cura a coabitanti e/o a non coabitanti) che sono il 24,9% delle persone di 18 anni e più.
Un aiuto che viene fatto autonomamente da parte del 65,4%, a differenza del 24,1% che condivide l’attività con altri, e dell’8,2% che lo fa nell’ambito della propria opera di volontariato, il quale si affianca alle reti informali che rimangono il pilastro del sistema di solidarietà.
Un sostegno che va alle famiglie da parte di persone non coabitanti per una quota pari al 16,8%, in aumento rispetto al 15% del 1998.
Complessivamente, le famiglie aiutate passano da poco più di 3 milioni a 5 milioni, registrando anche un lieve incremento del numero medio di aiuti ricevuti (da 1,6 a 1,7). Aiuti che vanno anche alle persone di 75 anni e più che vivono da soli per il 43,3%: risultato, questo, che deriva in gran parte dall’invecchiamento della popolazione, che ha conseguenze dirette anche sulle reti di solidarietà, aumentando il bacino delle persone bisognose di assistenza, soprattutto quello relativo agli anziani, il cui numero tra il 1998 e il 2024 è passato dal 7,3% al 12,6% della popolazione. Una trasformazione che incide profondamente sulla configurazione della rete, facendola divenire sempre più “stretta e lunga”, con meno giovani e adulti e una crescente presenza di persone più anziane, alle quali l'aiuto viene prestato soprattutto dai caregiver, che risultano essere pari a 9 milioni 600mila, rappresentando il 19,4% della popolazione maggiorenne. A fornire questo tipo di aiuto soprattutto le donne, e in misura maggiore rispetto agli uomini (il 21,7% contro il 17%); in particolare, tre donne su 10 tra i 55 e i 64 anni si dedicano alla cura di persone non coabitanti, e lo fanno da occupate per una quota pari al 27,2% (contro il 18,2% degli uomini), mentre tra gli studenti la quota di chi presta attività di cura raggiunge il 29,1%, rispetto al 14,5% di chi è in cerca di occupazione e al 15,6% di chi si trova in altra condizione. Oltre a considerare chi di prende cura e assiste persone non coabitanti, è da affrontare anche la situazione di coloro che forniscono assistenza a persone coabitanti con problemi di salute. In questo caso si parla di 4 milioni 400mila persone, i cosiddetti caregiver familiari, pari all’11% delle persone maggiorenni che coabitano con almeno una persona e che si sono fatti carico di curare familiari coabitanti. Una fetta di popolazione che, in totale, arriva a comprendere 12 milioni 300mila (24,9%), con la quota più alta nella fascia di età compresa tra i 55 e i 64 anni (15,5%) e una percentuale femminile che raggiunge il 16,6% (contro il 14,4% degli uomini). Rispetto, invece, al tempo dedicato a questa opera, più della metà dei caregiver coabitanti (il 53,8%) ha prestato aiuto per meno di 10 ore a settimana, il 16,7% almeno 10 ore ma meno di 20, il 29,3% ha svolto assistenza per 20 ore settimanali o più, con un divario di genere marcato anche in questo caso: le donne raggiungono il 33,1% contro il 24,8% degli uomini. Quanto alla dislocazione dei caregiver familiari sul territorio nazionale, è il Mezzogiorno a registrare le quote più elevate, con quote pari al 33,8% nel Sud e al 35,2% nelle Isole, a fronte del 23,2% nel Nord-est. Entrando nello specifico della forma vera e propria degli aiuti distribuiti, al netto di quelli digitali, o di quelli sotto forma di cibo, vestiario e altro tipo (che nel 1998 non erano stati rilevati) la quota è del 32,4%, quota che sale al 36,2% se si includono anche questi ultimi.
Tra le modalità di aiuto crescono soprattutto le quote di persone che offrono compagnia, accompagnamento od ospitalità (dal 6,3% al 10,8%), a fronte di un aumento delle famiglie bisognose, passato dal 2,7% al 5%.
Seguono gli aiuti per le attività domestiche (dal 5,1% al 7,8%), aiuto economico (dal 3,5% al 6%), aiuto nello studio (dal 1,9% al 3,9%), aiuto nell’espletamento di pratiche burocratiche (dal 5,2% al 6,8%), mentre le famiglie che ricevono aiuto per l’assistenza di bambini registrano una consistente riduzione (dal 4,5% al 2,9%).
Tutti sostegni forniti gratuitamente a parenti, amici, vicini, e che, per quanto riguarda quelli rivolti alle famiglie, vanno a rispondere ad esigenze legate alle diverse fasi del ciclo di vita o a specifiche criticità.
Andando, quindi, a fare un raffronto tra quella che era la situazione presente nel 1998 e quella odierna, il risultato finale è quello di un sistema di aiuti informali ampliato, e quindi diverso rispetto a 28 anni fa, così come diversa è la struttura delle forme di sostegno date a livello nazionale.

Anna Taverniti

( 21 luglio 2026 )

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