Sabato 24 gennaio 2026, ore 4:33

Diritti 

Iran, Cisl a sostegno della popolazione scesa in piazza 

Il bilancio delle vittime della repressione iraniana delle proteste ha raggiunto almeno 5 mila morti (4.716 manifestanti, 203 affiliati al governo, 43 bambini e 40 civili che non partecipavano alle proteste). Lo riporta Human Rights Activists News Agency (Hrana), citata dal Washington Post, avvertendo che il numero dei morti potrebbe essere molto più alto (20 mila secondo Reza Pahlavi, figlio del deposto Scià), dato il blackout di Internet più esteso mai registrato nel Paese che ha già superato le due settimane. Poi ci sono decine di migliaia di feriti e di arrestati. La repressione di queste settimane è la peggiore dal 1979, quando tornò in patria l’ayatollah Khomeini.
Insomma, vietato girarsi dall’altra parte. Non lo fa la Cisl, che venerdì pomeriggio era davanti all’ambasciata iraniana a Roma per esprimere pieno sostegno alla lotta dei giovani, delle donne, delle famiglie e dei lavoratori iraniani. Ha detto la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola: ”Siamo qui per esprimere vicinanza, sostegno e solidarietà a una popolazione che è scesa in piazza, una popolazione fatta di giovani e donne, famiglie e lavoratori, che vivono e non regime sanguinario. Vogliamo esprimere non solo solidarietà ma fare un richiamo forte alla comunità internazionale e all'Europa, perché bisogna assolutamente sostenere queste persone, bisogna continuare a mantenere alta l'attenzione. Continueremo a sollecitare le istituzioni italiane e ci faremo sentire anche in Europa perché queste persone e tutte quelle che vivono in regimi e dittature sanguinarie non si sentano abbandonate. Bisogna valorizzare questo coraggio straordinario che hanno avuto e bisogna farlo per le tante vittime che vogliamo ricordare in questo momento”. Quanto al Board of Peace, la numero uno del sindacato di Via Po ha affermato che ”l'Italia, anche per effetto dell'articolo 11 della Costituzione, ha fatto bene a non partecipare perché quello che si vuole mettere in campo è uno strumento scandaloso. Pensiamo che si voglia così, in qualche modo, mortificare l'Onu privatizzandola. La libertà non si privatizza, la pace non si vende”.
Aggiunge Fumarola: ”Noi ci siamo sempre schierati, senza sé e senza ma, difendendo i popoli che sono sotto attacco. Lo abbiamo fatto con l'Ucraina, per il Medioriente, lo facciamo oggi, senza guardare al colore delle bandiere. Noi pensiamo che bisogna andare al cuore dei problemi. Ci siamo espressi in maniera molto chiara anche rispetto a Venezuela. Continuiamo a stare nel merito delle questioni e dalla parte delle popolazioni che soffrono”.
E in una lettera al Messaggero Fumarola ha scritto: ”Gli Stati Uniti restano un alleato strategico, ma amicizia non può significare sudditanza. E quindi serve rispetto reciproco e una risposta europea compatta. Un'Europa più coesa e autonoma è l'unico argine al bullismo geopolitico, anche sul piano economico e commerciale”. In quest'ottica ”è stato giusto aprire a nuovi sbocchi come il Mercosur, che però bisogna governare con forti clausole sociali e ambientali a tutela del lavoro”.
I rapporti tra Europa e Stati Uniti continuano a dividere anche la politica italiana. Osserva la premier Meloni: ”Una divaricazione tra Europa e Stati Uniti, certamente non conviene all'Italia”. Per quanto riguarda il suo rapporto con Trump, Meloni esclude di essere remissiva e rivendica invece il fatto di cercare accordi e fare ”quello che è giusto per la nostra nazione”. E del resto, chiede retoricamente, ”qual è l'alternativa: rompere le alleanze con gli alleati storici, chiudere le basi americane in Italia? Uscire dalla Nato? In politica estera le scelte hanno delle conseguenze”. Controbatte la segretaria del Pd Schlein: ”Nessuno intende rinunciare alla relazione transatlantica e nemmeno cercare l'escalation con gli Stati Uniti, ma Meloni china sempre il capo e non sta facendo un buon servizio all'Europa”.
Giampiero Guadagni

( 23 gennaio 2026 )

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