Lunedì 9 febbraio 2026, ore 6:13

Lavoro

Italia: gender gap al 19,4%, quasi doppio rispetto a media europea

La tenuta delle carriere femminili, nel tempo, lascia molto a desiderare. E’ quanto emerge dal Report "Tra nidi, part-time e vertici: perché la parità sul lavoro è ancora un miraggio?", a cura di Valerio Mancini, direttore del Centro di Ricerca Divulgativo di Rbs. Aumenta l'occupazione femminile, ma le donne sono ancora penalizzate sul lavoro: più esposte a interruzioni, riduzioni di orario e rallentamenti professionali nei passaggi chiave della vita lavorativa. In Italia, oltre ad un gender gap del 19,4%, quasi doppio rispetto alla media europea, dopo un figlio 7 dimissioni su 10 sono femminili, il 29,3% delle donne lavora part-time (contro il 6,2% degli uomini), e solo il 2,2% è amministratore delegato. Secondo il report, il problema della parità nel lavoro non è far entrare le donne nel mercato del lavoro, ma riuscire a trattenerle e farle crescere nel tempo. Occupazione femminile in crescita, ma gender gap al 19,4% e forti fratture territoriali Nel 2024 il tasso di occupazione femminile ha continuato ad aumentare e, nel secondo trimestre dell'anno, ha segnato un incremento di 0,9 punti percentuali su base annua (Istat-Cnel, 2025). La dinamica positiva è risultata particolarmente evidente tra le donne nelle fasce d'età più mature: dal 2008 al 2024 il tasso di occupazione femminile è cresciuto complessivamente di 6,4 punti percentuali, con un incremento nell'ordine dei 20 punti tra le over 50, mentre i progressi nelle fasce più giovani sono rimasti molto più contenuti. Questo miglioramento, tuttavia, non ha colmato il ritardo strutturale del Paese. Nel 2024 il tasso di occupazione complessivo della popolazione 20-64 anni in Italia si è attestato al 67,1%, a fronte di una media europea del 75,8%. Nello stesso anno, il divario di genere nell'occupazione in Italia è risultato quasi doppio rispetto alla media Ue (19,4% contro 10,0%), collocando il Paese tra quelli con il gap più elevato dell'Unione (Eurostat, 2025). All'interno del Paese persistono inoltre forti fratture territoriali: nel secondo trimestre 2024 risultava occupato il 62,8% delle donne nel Nord, il 59,9% nel Centro e appena il 37,2% nel Mezzogiorno, con una distanza superiore ai 25 punti percentuali tra Nord e Sud. A incidere su questo quadro contribuisce anche la debolezza strutturale della partecipazione femminile. In Italia il tasso di inattività delle donne in età lavorativa resta tra i più elevati in Europa: circa una donna su tre tra i 15 e i 64 anni non è occupata né in cerca di lavoro. Maternità, part-time e carriere discontinue La perdita di partecipazione femminile al lavoro si concentra soprattutto nei passaggi legati alla genitorialità. Nel 2024 le lavoratrici madri hanno rappresentato il 69,5% delle dimissioni convalidate nel periodo protetto, contro il 30,5% dei padri (Inl, 2025). Nel triennio 2022-2024 oltre 180mila genitori hanno lasciato il lavoro dopo la nascita di un figlio, circa il 70% donne, con una media di oltre 60mila uscite femminili l'anno. A conferma di questo squilibrio, nel 2024 il tasso di occupazione delle madri tra i 25 e i 54 anni si è attestato intorno al 62,3%, contro il 91,5% dei padri nella stessa fascia di età (Istat, 2025). Anche quando non si traduce in un'uscita dal mercato del lavoro, la pressione sulla continuità occupazionale emerge nella qualità dell'impiego. Nel 2024 il 29,3% delle donne occupate tra i 25 e i 64 anni lavorava part-time, contro il 6,2% degli uomini (Istat, 2025); all'interno di questa quota, il part-time involontario riguarda il 15,6% delle donne, a fronte del 5,1% degli uomini (Istat-Inps, 2025). In questo quadro si inseriscono anche le nuove forme di lavoro: piattaforme digitali, lavoro on demand, creazione di contenuti online e servizi alla persona intermediati da app, che offrono flessibilità e accesso al lavoro, ma spesso a fronte di minori tutele, redditi discontinui e ridotta protezione sociale. "Un modello che, in assenza di adeguate garanzie, rischia di amplificare la fragilità delle carriere femminili invece di ridurla", afferma Valerio Mancini. A incidere sulla tenuta delle carriere femminili contribuisce in modo significativo anche il clima di lavoro. Il dato più netto e recente riguarda le molestie sessuali sul lavoro: secondo Istat, nel 2022-2023 il 13,5% delle donne tra i 15 e i 70 anni che lavorano o hanno lavorato dichiara di aver subito molestie a sfondo sessuale nel corso della vita professionale, contro il 2,4% degli uomini. Le persone coinvolte sono circa 2,3 milioni, di cui oltre l'81% donne (Istat, luglio 2024). Accanto alle molestie sessuali, tra le forme di violenza più diffuse compaiono violenza verbale (56%), mobbing (53%) e abuso di potere (37%), con conseguenze rilevanti sulla salute mentale fino a dimissioni, licenziamenti o abbandono di percorsi di carriera. 
Ce.Au.

( 6 febbraio 2026 )

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