Giovedì 22 gennaio 2026, ore 1:53

Previsioni 

L’Fmi lima la crescita dell'Italia: si fermerà nel 2026 al +0,7% 

Il Fondo monetario internazionale rivede leggermente al ribasso le stime di crescita per l'Italia nel 2026. Secondo l'aggiornamento di gennaio del World Economic Outlook, dopo il +0,5% del 2025, il Pil italiano quest'anno è atteso in aumento dello 0,7%, contro lo 0,8% stimato a ottobre. La crescita si dovrebbe mantenere allo 0,7% anche nel 2027, con un ritocco al rialzo dello 0,1% rispetto alle previsioni precedenti del Fondo. C’è da dire che l’escalation delle tensioni commerciali torna a preoccupare il Fondo monetario, che nel nuovo aggiornamento lancia un avvertimento chiaro: un aumento dei dazi rappresenterebbe “un rischio rilevante”, capace di incidere in modo significativo sulla crescita mondiale. A Bruxelles, il capo economista del Fondo, Pierre-Olivier Gourinchas, ha ricordato che le stime diffuse si basano sull’ipotesi di dazi invariati. Qualsiasi cambiamento di rotta nelle politiche commerciali, ha spiegato, potrebbe generare ulteriori frizioni in un contesto già segnato da incertezze geopolitiche.

L’analisi del Fondo fotografa un panorama complesso, nel quale la crescita globale resta comunque stabile, sostenuta dal forte slancio degli investimenti tecnologici, in particolare nell’intelligenza artificiale, soprattutto tra Nord America e Asia. Secondo il Fmi, l’economia mondiale dovrebbe espandersi del 3,3% nel 2026 e del 3,2% nel 2027, in linea con il 2025, con una lieve revisione positiva rispetto alle previsioni di ottobre.Resta però più sfumato l’orizzonte per l’Europa, che trae benefici più contenuti dall’innovazione tecnologica rispetto agli Stati Uniti. Pesano i limiti strutturali, il costo dell’energia, lo stato del manifatturiero, le dinamiche demografiche. Il Pil dell’Eurozona dovrebbe crescere dell’1,3% nel 2026 e dell’1,4% nel 2027, con un lieve ritocco al rialzo per il prossimo anno. In miglioramento anche le prospettive per Germania e Francia, Berlino è attesa all’1,1% nel 2026 e all’1,5% nel 2027, mentre Parigi cresce dell’1% nel 2026 e dell’1,2% l’anno successivo.

Si prevede che l’inflazione globale scenderà da una stima del 4,1% nel 2025 al 3,8% nel 2026 e ulteriormente al 3,4% nel 2027. Anche le proiezioni sull’inflazione - prosegue il World economic outlook- sono sostanzialmente invariate rispetto a quelle di ottobre e prevedono un ritorno dell’inflazione al target più gradualmente negli Stati Uniti rispetto ad altre grandi economie. "L'offerta di petrolio sul mercato è ampia ed è questo che sta spingendo i prezzi al ribasso. È anche l'ipotesi alla base del nostro scenario di riferimento: prevediamo che i prezzi della produzione continuino a diminuire moderatamente nel 2026", ha sottolineato il capo economista Pierre-Olivier Gourinchas, sempre in conferenza stampa, avvertendo tuttavia che esistono rischi legati alle crisi in Venezuela e Iran. Nel caso del Venezuela, il Fondo monitora la possibilità che gli sviluppi recenti portino a un aumento dell'offerta: "La nostra valutazione - condivisa anche dagli esperti del settore - è che i margini in questo senso siano relativamente limitati, considerato lo stato delle infrastrutture petrolifere del Paese", ha evidenziato Gourinchas.

"Per quanto riguarda l'Iran, il Paese esporta circa 1,6 milioni di barili al giorno, pari a circa l'1,5% dei consumi mondiali. È chiaro quindi che eventuali interruzioni delle esportazioni iraniane avrebbero un impatto sui prezzi del petrolio, spingendoli al rialzo. Esiste infine un rischio più ampio: possibili perturbazioni nei flussi di petrolio nella regione" mediorientale. Infine. il Fondo monetario internazionale ha ribadito che non entrerà nel dettaglio indicando quali dovrebbero essere le specifiche misure di politica commerciale da adottare da parte dell'Ue davanti alla nuova minaccia di dazi da parte di Donald Trump, ma "in linea generale, invitiamo tutte le parti a cercare una soluzione che mantenga aperto il sistema commerciale".

Rodolfo Ricci

( 19 gennaio 2026 )

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