Sorpresa! Non c'è ancora un meccanismo convincente, che permetta aiuti mirati alle fasce che ne hanno davvero bisogno. E soprattutto, fatto salvo l'extragettito Iva su cui ancora si stanno facendo i calcoli, non si sono ancora trovate fonti di finanziamento tali da essere più "coraggiosi", come chiede Matteo Salvini. Così con ogni probabilità non sarà il Consiglio dei ministri di domani, sulla carta l'ultimo prima della pausa estiva, quello che porterà a un nuovo intervento del governo contro il caro-carburante. I prezzi intanto continuano a correre e pure l'ultimo taglio delle accise sul gasolio, che scade il 6 agosto, è stato di fatto assorbito dal mercato, come denunciano le associazioni dei consumatori.
Il governo si sta interrogando da giorni su come proseguire. Giorgia Meloni ha promesso che farà "tutto il possibile per non lasciare soli i cittadini", spiegando che l'esecutivo dovrà tornare a riunirsi prima della scadenza per decidere i passi successivi. Ma, da più parti, c'è scetticismo sul fatto che l'occasione sarà, appunto, il Cdm di domani. Ci si interroga se non sia necessario tornare a calmierare anche la benzina, si osserva l'andamento dei costi alla pompa, si spera che si tratti di una "fiammata", certo, ma che possa rientrare. E intanto si cercano risorse, evitando la via breve di mettere nuove tasse. Nel frattempo il governo, con l'ultima riunione agostana, potrebbe invece ritoccare le misure sul riconoscimento facciale, sulla scia dei pareri delle Camera, approvando in via definitiva il decreto attuativo dell'AI Act europeo così come approverà un nuovo decreto legge in materia di Pubblica amministrazione e Protezione civile.
Quest'ultimo potenzialmente potrebbe diventare un omnibus ma sarebbe in corso un lavoro di sfoltimento per mantenere la coerenza delle materie trattate. Sul tavolo ci sarà pure una riorganizzazione della Difesa che non sarà, però, la riforma vera e propria più volte annuncia da Guido Crosetto, quella che vorrebbe introdurre una nuova riserva volontaria. Anche qui, il nodo resta quello delle risorse, che al momento scarseggiano, in attesa del responso definitivo che arriverà a settembre sull'uscita o meno dalla procedura di infrazione Ue.
Partita legata a doppio filo alla richiesta di sfruttare la clausola di salvaguardia nazionale, che consente flessibilità non solo per le spese militari e per la sicurezza ma anche per l'energia. Giancarlo Giorgetti, prima davanti alle commissioni domani, poi in Aula mercoledì, dovrebbe spiegare al Parlamento il meccanismo, chiedendo l'autorizzazione a inoltrare la richiesta italiana a Bruxelles. Ma difficilmente entrerà nel dettaglio del come saranno impiegati i fondi dell'energia, in attesa di indicazioni europee più puntuali.
Né dovrebbe tantomeno entrare nel capitolo difesa, sul quale pure Roma chiederà di attivare la clausola ma, assicurano ai piani alti del governo, "senza chiedere un euro in più di quanto si chiederà per l'energia". Lo 0,6% del Pil è il massimo (in un triennio) che si potrà sfruttare per intervenire in campo energetico, poco meno di 14 miliardi, massimo altrettanti per la difesa. Risorse in deficit per le quali il Parlamento in autunno sarà chiamato a votare uno scostamento, e che potrebbero però liberare risorse già a bilancio per la manovra.
FI ha presentato la sua lista della spesa, dalla detassazione delle tredicesime all'abolizione del bollo auto (dai costi parecchio impegnativi). Ma è presto per fare calcoli, dice con prudenza chi si occupa del dossier, perché prima bisogna avere ben chiaro come si potranno utilizzare queste risorse in extradeficit. Discorso analogo, ma a parte, quello dell'eventuale ricorso al Safe, lo strumento europeo per finanziare gli investimenti in difesa. Roma ha opzionato fino a 14 miliardi, che andrebbero, come hanno chiarito sia Crosetto sia il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a coprire spese già previste, ma "a tassi più bassi". Ecco perché "sarebbe una sciocchezza non chiederli". Salvo che la parola definitiva ancora deve essere pronunciata.
Rodolfo Ricci
