Nel suo messaggio per la Giornata mondiale Mattarella sottolinea: ”I progressi compiuti negli ultimi 25 anni dimostrano che il cambiamento è possibile: il numero dei minori coinvolti nel lavoro minorile è diminuito da 246 a 138 milioni. Tuttavia l'obiettivo dell'Agenda 2030 che prevedeva l'eliminazione del fenomeno entro il 2025 non è stato raggiunto. Oltre 54 milioni di bambini continuano infatti a svolgere attività pericolose che mettono a rischio la loro salute, la loro sicurezza e il loro sviluppo. Il problema interessa tutti i continenti e assume forme diverse, spesso difficili da individuare e contrastare”. Anche in Italia ”il lavoro minorile trova terreno fertile nel lavoro sommerso, nello sfruttamento attraverso le piattaforme digitali, nella dispersione scolastica e nelle situazioni di maggiore vulnerabilità economica e sociale. Particolarmente drammatica è la condizione dei minori vittime di tratta, costretti al lavoro forzato, all'accattonaggio, allo sfruttamento sessuale e ad altre forme di abuso che negano i diritti fondamentali, riconosciuti anche dalle convenzioni internazionali e dalla legislazione nazionale. Di fronte a questa realtà, la scuola è il più efficace strumento di prevenzione, recupero, inclusione. A questo devono potersi affiancare sistemi di protezione efficaci, di sostegno alle famiglie. Ogni bambina e ogni bambino sottratti alla strada e allo sfruttamento, restituiti alla scuola, rappresentano una vittoria per la società”".
E a tale proposito il ministro dell'Istruzione Valditara sottolinea l'importanza dei risultati raggiunti dall'Italia nel contrasto alla dispersione scolastica e nella tutela dei diritti dei minori: ”Aver recuperato mezzo milione di studenti fra il 2023 e il 2025 è il contributo più importante alla lotta contro il lavoro minorile”.
Sempre sul fronte lavoro l’Istat fa sapere che nel primo trimestre il numero di occupati, che si attesta a 24 milioni 207 mila, aumenta su base congiunturale (+67 mila, +0,3% sul quarto trimestre 2025). Il tasso di occupazione salito al 62,7% (+0,2 punti sul trimestre precedente) nel primo trimestre dell'anno risulta il livello più alto dall'inizio delle serie storiche trimestrali dell'Istat (partite nel 2004), mentre il tasso di disoccupazione sceso al 5,3% (-0,4% punti sul trimestre precedente) è il livello più basso. Più nel dettaglio, nel primo trimestre l'occupazione cresce soltanto tra gli indipendenti (+238 mila, +4,7% in un anno), mentre si riduce il numero di dipendenti a tempo indeterminato (-81 mila, -0,5%) - dopo diciotto trimestri di crescita ininterrotta - e prosegue il calo dei dipendenti a termine (-107 mila, -4,2%), seppur dimezzato rispetto allo scorso trimestre. La crescita del numero di inattivi di 15-64 anni risulta più intensa rispetto al trimestre precedente, attestandosi a 12 milioni 551 mila unità (+320 mila, +2,6% in un anno).
Giampiero Guadagni
