Mercoledì 4 novembre 2026, ore 4:26

Istat

Livelli di occupazione in crescita tra neodiplomati e neolaureati

Più occupati tra neodiplomati e neolaureati, in calo i Neet: è quanto emerge dal Report Istat sui livelli di istruzione e ritorni occupazionali nel 2025 realizzato sulla base dei dati della rilevazione sulle forze di lavoro. In base a quanto analizzato, nel 2025 il tasso di occupazione dei neodiplomati è salito al 62,9% (+2,3 punti rispetto al 2024), mentre quello dei neolaureati è arrivato al 78,7% (+1,4 punti), coinvolgendo i 34enni, ossia coloro che non sono più inseriti in un percorso di formazione, e che hanno conseguito il titolo di studio da almeno un anno e da non più di tre anni. Dati che contribuiscono a ridurre il divario tra l'Italia e l'Europa per quanto riguarda i tassi di occupazione dei neodiplomati e neolaureati, anche se i valori medi Ue27 restano marcatamente più elevati, rispettivamente al 77,2% e all'87%, mentre la quota di giovani non occupati e non più inseriti in un percorso di istruzione o formazione (Neet) tra i 15 e i 29 scende al 13,3% (-1,9 punti rispetto al 2024), riducendo anche in questo caso la distanza con l’Europa (2,3 punti dai 4,1 del 2024). Un fenomeno che dal 2021 si è ridotto sensibilmente: da 10 punti nel 2021 a 2,3 punti nel 2025 (11% il valore medio Ue27), portando l'Italia ad avvicinarsi ai valori della Francia (12,7%), e mantenendo un vantaggio ancora sulla Spagna (all'11,5%) e alla Germania (al 9,5%).

Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, nel 2025 l'11,7% di quelli tra i 25 e i 64 anni ha un contratto a termine, quota in diminuzione rispetto al 2024, quando era al 12,6%, mentre nella fascia dei 25-34enni, l'incidenza raggiunge il 21,8%, nonostante il significativo calo dell'ultimo anno (-2,1 punti) il più marcato tra i titoli di studio medio-alti (-2,5 e -1,9 punti). Un'incidenza che risulta più bassa (al 19,4%) tra chi ha un titolo di studio secondario superiore, attestandosi invece al 24,6% tra chi possiede un titolo basso e al 24,2% tra chi ha un titolo terziario. E proprio in riferimento ai titoli di studio, nel 2025 il diploma in Italia tra i 25-64enni è stato rilevato su una percentuale del 44,7%, quota leggermente superiore alla media Ue27 (44,3%), maggiore di quella francese (39,9%) e spagnola (23%) e inferiore a quella tedesca (50,4%) e che nel Mezzogiorno scende al 40,6%, mentre quella di chi ha un titolo terziario si attesta al 18,7% (47,1% e 23,1% le rispettive quote nel Nord; 46,2% e 26,4% quelle del Centro). Una preparazione, quest'ultima, a cui corrisponde una percentuale, tra il 2024 e il 2025, invariata in Italia (22,3%) a fronte di una crescita di 0, punti nella media Ue27 (36,9%), con conseguente aumento del divario per il nostro Paese che rimane al penultimo posto nella graduatoria dei Paesi, con una quota pari a circa la metà di quella di Francia e Spagna (44,9% e 42,4%). Le più istruite in Italia le donne anche nel 2025, con valori invariati rispetto al 2024: il 69,6% delle 25-64enni ha conseguito almeno un diploma o una qualifica (64,3% tra gli uomini) e il 25,9% un titolo terziario (tra gli uomini il 18,6%), anche se sono le meno occupate. Nel 2025, tra i 25-64enni, il tasso di occupazione femminile è inferiore di 20,1 punti a quello maschile (60,8% contro 80,9%): differenziali occupazionali che si riducono marcatamente all’aumentare del livello di istruzione, passando da 33,9 punti per i titoli bassi, a 20,8 punti per i titoli medi, fino a scendere a 6,5 punti per quelli alti. Rispetto al 2024, le laureate mostrano una maggiore crescita del tasso di occupazione (+0,8 punti contro gli 0,1 degli uomini) con una leggera riduzione dei divari di genere.

Dati questi ultimi che, secondo il ministro del Lavoro, Marina Calderone, “confermano che dove cresce la formazione cresce anche il lavoro. In Italia l’occupazione dei giovani diplomati e laureati cresce più velocemente della media europea e continua a ridursi il divario con gli altri Paesi dell’Unione. È la prova che stiamo percorrendo la strada giusta: investire sulle competenze e rafforzare il legame tra istruzione e sistema produttivo ci consente di aumentare le opportunità di lavoro e sostenere una crescita più solida e inclusiva”.

Anna Taverniti

( 3 novembre 2026 )

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