Sabato 8 agosto 2026, ore 0:46

Anniversari

Marcinelle, un dolore lungo 70 anni

Fumo e gas tossici. Un errore di manovra che fa partire un montacarichi nel momento sbagliato. Un carrello che urta una trave d’acciaio. Cavi dell'alta tensione e tubi dell’olio tranciati. Una scintilla che accende l'olio e le strutture in legno del pozzo. Il fumo e il fuoco a 975 metri di profondità. Il disastro di Marcinelle costa la vita a 262 minatori, di cui 136 italiani. Si salvano in 13. A fine maggio di quest’anno, altri due nomi si sono aggiunti alla lista delle vittime non più anonime. Pietro Basso, nato a Fiume Veneto, in Friuli, nel 1930,  che aveva 26 anni quando morì nell'incendio della miniera, e Secondo Petronio, originario dell'Abruzzo, e arrivato a Le Cazier nel 1955, che ne aveva 36 anni. Le 2 identificazioni sono state possibili grazie al lavoro dell’Istituto nazionale di criminalistica e criminologia, di antropologi, odontologi ed esperti forensi che hanno lavorato per quasi 6 anni per dare un nome a queste vittime. Alla commemorazione non ci sarà Giorgia Meloni. Nelle scorse settimane, rilevano i media belgi, la presenza del presidente del consiglio era stata oggetto di discussione. A metà luglio, la sua partecipazione sembrava certa, dopo che la Pro League aveva annunciato il rinvio della partita di calcio Sporting Charleroi-Oud-Heverlee Leuven, originariamente prevista per l'8 agosto. La visita Meloni avrebbe comunque richiesto misure di sicurezza aggiuntive. A Charleroi, dice la stampa belga, la presenza del premier avrebbe potuto suscitare polemiche e problemi di ordine pubblico. La scorsa primavera, Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione europea stato contestato da attivisti antifascisti durante la sua visita al nuovo campus di Charleroi. Settant'anni dopo, l'attività mineraria rimane centrale nelle questioni economiche e geopolitiche. Non più per il carbone, ma per i metalli, essenziali per batterie, turbine eoliche, pannelli solari e tecnologie digitali. A Marcinelle, la miniera è ancora lì. Il carbone ha lasciato il posto a rame, cobalto, nichel ed elementi delle terre rare, diventati essenziali per le nostre tecnologie. La transizione energetica, ma anche la digitalizzazione e le crescenti esigenze dell'industria della difesa, stanno dettando i tempi di un consumo dei metalli che non conosce battute d’arresto. Del resto, com’è noto, sono indispensabili per infrastrutture, computer, smartphone, batterie e pannelli solari. Il rischio tuttavia, avvertono gli esperti, non è la scarsità, ma la dipendenza. “Stiamo consumando metalli come mai prima d’ora”, avverte Eric Pirard, professore all'Università di Liegi e specialista in risorse geologiche strategiche. “Non sono affatto allarmista riguardo alle risorse metalliche. Ce ne sono ancora quantità enormi. In realtà, abbiamo solo scalfito la superficie del pianeta”, dice al programma della radio pubblica belga Matin Premiere. Il vero problema risiede altrove. “Se oggi sentiamo parlare di una situazione critica, è per ragioni puramente geopolitiche. L'Europa si è deindustrializzata. ed è totalmente dipendente dal resto del mondo per il suo approvvigionamento”, rileva l’accademico. L’Europa, fa notare, sta perseguendo la transizione energetica senza essersi assicurata le materie prime o la capacità industriale per sostenerla: “Ci poniamo degli obiettivi in ​​termini di mobilità elettrica, ma non abbiamo le risorse, non abbiamo l’industria”. E il principale competitor sta perseguendo una strategia opposta. I cinesi, per esempio, stanno perseguendo il loro obiettivo: essere i leader di domani nel mercato della mobilità elettrica o delle energie rinnovabili. “Hanno iniziato con l'estrazione mineraria, poi hanno sviluppato la metallurgia e infine la produzione. È abbastanza logico”, sostiene Pirard. In quanto a Marcinelle, gli esperti sono concordi che le tecnologie attuali di monitoraggio e prevenzione permettono di evitare la tragedia di Bois du Cazier. Oggi, infatti, la miniera potrebbe essere completamente automatizzata. Ma perché ciò accada, bisogna investire nel settore minerario le stesse risorse che investiamo nei big data, si fa notare. L'intelligenza artificiale viene già utilizzata per la ricerca di nuovi giacimenti o per l'analisi di dati geologici, e potrebbe estendersi anche ai fondali marini profondi. Il Belgio, in questo senso, è considerato all’avanguardia, grazie alle sue aziende di dragaggio che possono effettuare estrazioni fino a 5mila metri di profondità.

Pierpaolo Arzilla

( 7 agosto 2026 )

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