La frana, con un fronte lungo 4 chilometri, non s'arresta. ”L'intera collina sta crollando sulla piana di Gela”, avverte il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano dopo un primo sopralluogo. Molti degli sfollati non rientreranno più nelle proprie abitazioni. Intanto a breve potrebbero ricevere i primi aiuti. Non appena sarà perfezionata l'ordinanza di sgombero sarà attivata la procedura per potere fare ricorso al contributo di autonoma sistemazione destinato alle famiglie rimaste fuori casa: 400 euro a nucleo più 100 euro per ogni componente fino a un massimo di 900 euro al mese.
Per poter intervenire nella zona rossa, cumulo di macerie con strade e case collassate e per ora off limits anche per vigili del fuoco e polizia municipale, bisognerà aspettare la conclusione del deflusso dell'acqua. E quindi al momento, chiarisce Ciciliano, non è possibile fare una stima dei danni.
Conferma Palazzo Chigi: ”A rendere complesso il quadro è l'impossibilità, finché la frana rimarrà attiva, di identificare con esattezza l'area su cui intervenire e stabilire di conseguenza le modalità di intervento”. Ieri mattina nella zona colpita ha fatto visita la premier Meloni che ha presieduto un vertice con lo stesso Ciciliano, il sindaco di Niscemi e il Prefetto di Caltanissetta. Meloni ha assicurato: ”Quanto accaduto per la frana del 1997 non si ripeterà, il Governo agirà in maniera celere”. Infatti un episodio analogo si verificò a Niscemi il 12 ottobre 1997, quando una frana interessò la parte meridionale del centro abitato, causando gravi danni e l'evacuazione di circa 400 persone. Oggi la situazione si ripresenta con caratteristiche ancora più rilevanti. E dunque l’Ordine regionale dei geologi di Sicilia ricorda che questa frana ”non può essere letta come un evento improvviso o eccezionale, ma va inquadrata all'interno di un contesto geologico ben noto e storicamente documentato. I precedenti del 1790 e del 1997, ampiamente descritti negli archivi storici e negli studi scientifici, dimostrano come l'area sia interessata da una fragilità strutturale e geologica di lungo periodo, legata alla natura dei terreni sabbioso-argilloso-marnosi, al particolare assetto stratigrafico del versante e alla complessa dinamica idrogeologica che caratterizza la collina di Niscemi”.
Per la segretaria dl Pd Schlein, che si è recata martedì nelel zone colpite, ”ci sono 2,5 miliardi di danni e lo stanziamento deciso dal Consiglio dei ministri è insufficiente. C'è un miliardo di euro messo sul Ponte sullo Stretto che non potrà essere usato per il blocco della Corte dei Conti. Va spostato per dare sostegno ai territori colpiti”.
Massima solidarietà alla comunità di Niscemi è stata espressa anche dalla segretaria generale della Cisl Fumarola, che osserva: ”Una ferita profonda per tutta la Sicilia, che richiama ancora una volta la fragilità del nostro patrimonio ambientale. Grazie alla Protezione civile, ai Vigili del fuoco e ai tanti volontari che in queste ore stanno lavorando senza sosta per mettere in sicurezza l'area e assistere la popolazione colpita”. Al Governo e alle istituzioni regionali la Cisl chiede di ”attivare tutte le risorse e gli strumenti necessari per garantire assistenza e accoglienza alle famiglie, sostenere i lavoratori e le attività coinvolte, e assicurare una rapida ricostruzione, accompagnata da interventi strutturali di prevenzione e messa in sicurezza del territorio”.
D’altra parte l’Italia per la sua morfologia è il Paese europeo più esposto al rischio di frane e alluvioni. Secondo i dati Ispra sul territorio nazionale sono censite oltre 636 mila frane e circa il 28% presenta una dinamica rapida e ad alto potenziale distruttivo. Le aree a pericolosità elevata e molto elevata coprono oggi il 9,5% del territorio nazionale, in aumento anche per effetto della crisi climatica e del consumo di suolo, cresciuto dal 2,7% degli anni ’50. Il rischio frane coinvolge 5,7 milioni di cittadini, quasi il 10% della popolazione. Nelle aree più pericolose vivono 1,28 milioni di persone. Esposti al rischio 582 mila famiglie, 742 mila edifici, 75 mila imprese e 14 mila beni culturali.
Giampiero Guadagni
