Nel Golfo del petrolio la guerra si è riaccesa con violenza. Nella notte a cavallo tra il 7 e l’8 luglio gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova raffica di raid contro l’Iran, rispondendo agli attacchi che i pasdaran avevano condotto martedì contro tre navi nello Stretto di Hormuz. Fonti del Pentagono, citate dalla Cnn, hanno parlato di un’offensiva molto più aggressiva delle precedenti: "Saranno quattro o cinque volte più potenti", precisando che "si tratta di una punizione, non di una ritorsione proporzionale. Non finirà presto".
Anche Axios, citando un funzionario americano, conferma che i bombardamenti hanno avuto una potenza quattro o cinque volte superiore rispetto a quelli di dieci giorni prima, e ricostruisce come Donald Trump abbia dato l’ordine mentre si trovava ad Ankara per il vertice Nato, dopo un incontro con il segretario alla Difesa Pete Hegseth, quello di Stato Marco Rubio, il segretario al Tesoro Scott Bessent e il capo degli stati maggiori congiunti Dan Caine. I nuovi scontri tra usa e Iran nello stretto di Hormuz alimentano nuove tensioni sul prezzo del petrolio con il future agosto 2026 sul Wti che sale a 72,77 dollari al barile, in rialzo del 3,3%. Il Brent con scadenza settembre sui mercati asiatici è aumentato del 2,9% raggiungendo i 72,48 dollari al barile.
Il prezzo del gas schizza a 48,5 euro con le nuove tensioni in Medioriente con gli attacchi degli Usa all’Iran su obiettivi nello stretto di Hormuz e la risposta di Teheran. Ad Amsterdam, mercato di riferimento, i contratti Ttf balzano di oltre il 4%. Anche il prezzo del petrolio di riferimento statunitense è aumentato di oltre il 2,5% all’apertura dei mercati, in seguito dell’escalation delle tensioni in Medio Oriente e dei nuovi attacchi statunitensi contro l’Iran. Il greggio West Texas Intermediate, uno dei due principali benchmark globali, ha guadagnato il 2,63%, attestandosi a 72,29 dollari al barile.
Primo di questo attacco ad Hormuz per la prima volta dall'inizio del conflitto in Iran, gli analisti avevano tagliato le previsioni sul prezzo del petrolio per il 2026 dopo cinque rialzi mensili consecutivi. Secondo un sondaggio Reuters pubblicato martedì, la riapertura dello Stretto di Hormuz ha attenuato i timori di interruzioni prolungate dell'offerta.
Il sondaggio mensile condotto su 31 economisti e analisti prevedeva che il greggio Brent si poteva attestare su una media di 84,50 dollari al barile nel 2026, rispetto ai 90,44 dollaristimati il mese scorso. Per il greggio statunitense si prevede una media di 79,49 dollari al barile, in calo rispetto agli 84,63 di maggio.
Le ultime revisioni segnavano un calo superiore al 6% rispetto alle stime di maggio. Le previsioni erano balzate verso l'alto dopo lo scoppio del conflitto iraniano a fine febbraio, che aveva interrotto le forniture di greggio spingendo i prezzi ai massimi da diversi anni.
Anche le Borse europee in caduta libera con l'escalation in Medioriente e gli attacchi incrociati tra Stati Uniti e Iran. Francoforte lascia sul terreno il 2,28%, Parigi il 2,06%, Madrid il 2,06%, Milano l'1,68% e Londra l'1,5%.
Le Piazze finanziarie soffrono con gli investitori che vedono sfumare i cessate il fuoco.
Come se non bastasse nuova impennata per i prezzi di benzina e gasolio sulla rete italiana, dopo la fine dello sconto sulle accise scattata lo scorso 3 luglio. I listini alla pompa continuano a crescere, in particolare sulle autostrade, dove il gasolio ha ormai superato stabilmente la soglia psicologica dei 2 euro al litro. I nuovi prezzi medi comunicati dal Mimit
Il ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), che tra le sue funzioni ha anche il monitoraggio dei prezzi dei carburanti attraverso un apposito Osservatorio, ha diffuso gli ultimi dati aggiornati alla giornata di ieri.
Rodolfo Ricci
