a ripresa del traffico di petroliere attraverso Hormuz, seppure con varie incertezze e cambiamenti, e il modesto aumento della quota di produzione deciso in maniera preliminare dall'Opec+ per agosto, tengono tranquillo il prezzo del petrolio attorno ai 70 dollari al barile (-0,5% a 68,2 dollari). Secondo Bloomberg otto imbarcazioni legate alla giapponese Mitsui Osk, di cui cinque superpetroliere, stanno transitando attraverso una rotta vicino all'Iran mentre nella giornata di ieri altre navi che trasportano gas e petrolio sono riuscite a passare. Alcune, nota l'agenzia, hanno fatto marcia indietro mentre altre, che transitavano vicino alla costa dell'Oman, hanno poi preferito una rotta vicino all'Iran.
L'agenzia riporta poi come alcune petroliere con greggio degli Emirati Arabi sono transitate nelle scorse settimane attraverso operazioni segrete gestite dall'armatore coreano Ga-Hyun Chung attraverso metodi di solito usati dalle nazioni sanzionate: transponder spento e trasbordo del carico di nascosto ad altre navi al largo. Ma bisogna ricordare che sette Paesi dell'Opec Plus, come ampiamente previsto, hanno confermato un aumento produttivo di 188 mila barili a partire dal 1° agosto. Fanno parte del gruppo Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman, vale a dire tutti i produttori che nel 2023 hanno acconsentito ad adottare tagli volontari alla produzione per 1,65 milioni di barili (aprile) e 2,2 milioni (novembre), con l'esclusione del Qatar, uscito qualche mese fa dal gruppo a causa degli effetti della guerra nel Golfo.
L'incremento produttivo di 188mila barili è ripartito pro-quota secondo la seguente proporzione: Algeria (6mila barili), Iraq (26mila), Kuwait (16mila), Arabia Saudita (62 mila), Kazakhstan (10mila), Oman (5mila) e Russia (62mila). Arabia e Russia sono i due maggiori produttori del Gruppo dei sette con livelli di produzione rispettivamente di 10,4 e 9,9 milioni di barili al giorno. La riunione, tenuta come sempre in videocollegamento, ha visto i sette Paesi produttori ribadire "l'impegno collettivo a sostegno della stabilità del mercato petrolifero". Il gruppo sei sette membri dell'Opec+ ha inoltre confermato che "gli adeguamenti volontari aggiuntivi annunciati nell'aprile 2023 potranno essere revocati, in parte o per intero, in base all'evoluzione delle condizioni di mercato e in modo graduale".
I sette Paesi "continueranno a monitorare e valutare attentamente le condizioni di mercato e, nel loro costante impegno a sostegno della stabilità del mercato, ribadiscono l'importanza di adottare un approccio prudente e di mantenere la piena flessibilità per aumentare, sospendere o invertire la graduale eliminazione degli adeguamenti volontari della produzione, compresa l'inversione degli adeguamenti volontari precedentemente attuati e annunciati nel novembre 2023". L'Opec+ ha inoltre osservato che questo ulteriore aumento produttivo "offrirà ai paesi partecipanti l'opportunità di accelerare i processi di compensazione" ed hanno ribadito il loro "impegno collettivo a raggiungere la piena conformità" con le direttive del Comitato Ministeriale Congiunto di Monitoraggio (Jmmc)", confermando la loro intenzione di "compensare integralmente qualsiasi volume sovraprodotto a partire da gennaio 2024".
I sette paesi dell'Opec+ torneranno a riunirsi mensilmente per esaminare le condizioni di mercato, la conformità e i meccanismi di compensazione. La prossima riunione si terrà il 2 agosto 2026. C’è da considerare, però, che i prezzi dei carburanti in Italia salgono dopo lo stop al taglio sulle accise scattato ieri, venerdì 3 luglio. Non aumenti enormi ma un progresso che, ad esempio in autostrada, spinge nuovamente il gasolio verso la soglia dei 2 euro al litro. Secondo i dati quotidiani del Mimit, in base agli ultimi dati rilevati dall'Osservatorio sui prezzi dei carburanti il prezzo medio dei carburanti in modalità 'self servicè lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,820 euro al litro per la benzina (ieri 1,803) e 1,899 euro al litro per il gasolio (ieri 1,882).
Rodolfo Ricci
