Venerdì 4 settembre 2026, ore 21:34

Istat

Pensionati italiani all'estero: la metà sceglie l'Europa

Si chiama “emigrazione previdenziale” e rappresenta il caso dei pensionati italiani che scelgono di trasferirsi all’estero. Una decisione che è la conseguenza di valutazioni circa i vantaggi di natura fiscale legati a un minor costo della vita nei Paesi di destinazione, ma che a volte è data anche da motivazioni familiari, come il ricongiungimento con figli o nipoti che già vivono fuori dai confini italiani. Un fenomeno che è stato analizzato nell’ultimo Report diffuso dall’Istat secondo il quale, nel 2024, gli over 60 titolari di un trattamento pensionistico che hanno deciso di trasferire la propria residenza all’estero sono stati 347mila: il 54% ha scelto di rimanere in Europa, il 39,6% è andato in America, il 3,6% in Oceania, l'1,8% in Africa e, infine, l'1,1 in Asia. Di questi 347mila pensionati, il 72% risulta nato in Italia (circa 250mila persone): si tratta in maggioranza di uomini, mentre il restante 28% è nato all’estero, per un totale di poco più di 97mila persone, gruppo nel quale le donne coprono una percentuale pari al 62%.
Una distribuzione, quella per luogo di nascita che, secondo l'Istat, varia in modo significativo in virtù del Paese di residenza, evidenziando un legame molto forte con l'evoluzione dei flussi migratori registrati nel corso delle varie epoche, come dimostrato dal fatto che tra i Paesi scelti dai pensionati italiani, in primis quelli europei come Germania, Svizzera, Francia, Belgio e Regno Unito, dove la quota di nati in Italia oscilla tra l’80% e il 90%, mentre in America centro-meridionale la quota di pensionati nati in Italia si ferma al 36,5%. Un dato che, in base alle valutazioni dell'Istituto di statistica, “evidenzia non solo la presenza di emigrati di prima e seconda generazione che beneficiano di pensioni erogate anche dall’Italia, ma pure l’elevata incidenza di individui che hanno acquisito la cittadinanza italiana per discendenza e che oggi percepiscono un trattamento pensionistico”.
Andando avanti nell'analisi del Report realizzato dall'Istat, tra i Paesi con la maggiore presenza di pensionati italiani residenti anche la Spagna con 13mila pensionati, e il Portogallo, che ne ha accolto 4mila: due destinazioni che risultano favorite per ragioni legate soprattutto al costo e alla qualità della vita o a benefici fiscali. 
Travalicando, invece, i confini europei, tra le destinazioni scelte la Tunisia, che ha attratto circa 3mila pensionati italiani, il 91,5% dei quali è nato in Italia; la Croazia (3mila) e la Romania (2.500), dove circa un pensionato italiano su tre risulta nativo dei due Paesi. “Un caso esemplare, quest’ultimo - evidenzia l'Istat - di cittadini italiani per acquisizione che compiono una migrazione di ritorno nel Paese di origine”.
I cittadini italiani che scelgono di lasciare l'Italia, però, non sono solo pensionati. Come riportato dallo studio, al 31 dicembre 2025 gli italiani residenti all'estero sono 6 milioni e 604mila secondo una stima preliminare, circa 183mila in più rispetto all'inizio dell'anno, con un ritmo di crescita più contenuto rispetto al 2024, passato da un +4,6% ad un +2,8%. La meta designata ancora una volta l'Europa per il 53,1%, mentre più di un terzo, pari al 34,3%, ha scelto di raggiungere l'America centro-meridionale, dove l'elevata consistenza della collettività italiana è legata anche alle acquisizioni della cittadinanza iure sanguinis da parte dei discendenti degli emigrati italiani. Nel complesso, queste due grandi aree raccolgono quasi nove italiani all'estero su dieci. Più contenuta, invece, l'incidenza registrata nelle altre aree: il 7,5% risiede in America settentrionale, il 2,7% in Oceania, l'1,3% in Asia e l'1,1% in Africa.
Da una lettura complessiva dei dati, risulta positivo, quindi, il saldo migratorio, anche se sceso a 53mila unità (quasi 30mila in meno rispetto al 2024) così come il saldo naturale degli italiani residenti all'estero: le nascite sono state interessate da un calo significativo per una percentuale pari a -37,1%. Una contrazione, questa, dovuta ad una forte diminuzione: da 26mila a 16mila (-37,1%), mentre i decessi sono rimasti sostanzialmente stabili, ossia superiori di poco alle 13mila unità (+2,4%). Volendo, quindi, fare un bilancio complessivo degli espatri registrati negli ultimi anni, dopo il picco raggiunto del 2024, gli stessi l’anno scorso sono stati interessati da una diminuzione, passando a 109mila (-22,7%): un calo che si inquadra all'interno dell'eccezionale numero di iscrizioni all'Aire, l'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, registrato nel 2024, come conseguenza dell'introduzione di regole più stringenti.
La nuova normativa, infatti, ha causato una forte concentrazione di registrazioni nel corso del 2024, rendendo ancora più evidente il numero ridotto attribuito all'anno successivo. Diminuiti del 3,4% anche i rimpatri, che si attestano a circa 56mila, e che riguardano per il 47,8% il Nord del Paese, con la Lombardia come principale destinazione; poi il Centro per il 20% e, infine, il Sud per il 32,2%.

Anna Taverniti

( 4 settembre 2026 )

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