Indignazione, dolore e la richiesta di un accertamento "immediato" delle responsabilità. Così i sindacati di Ravenna dopo l'incidente sul lavoro avvenuto al porto martedì notte. Durante le operazioni di ormeggio della nave Pgc Aratus alla banchina Polimeri 1, un marittimo a bordo della nave rimorchiata è rimasto impigliato con gli arti inferiori in un cavo "con serissime conseguenze per la sua salute", riportano Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. L'uomo, trasportato all'ospedale Bufalini di Cesena, sarebbe in gravi condizioni.
Nonostante la dinamica sia ancora al vaglio delle autorità competenti, affermano le sigle, "questo evento ripropone con forza il tema della sicurezza nelle operazioni portuali e dei lavoratori marittimi a bordo nave. Non possiamo accettare che un lavoratore rischi la vita o l'integrità fisica nello svolgimento delle proprie mansioni". Da qui le richieste, ovvero: "L'accertamento immediato e rigoroso delle responsabilità da parte degli organi di vigilanza, un confronto urgente con l'autorità marittima e tutti i soggetti coinvolti nella sicurezza portuale, un potenziamento dei controlli e una revisione delle procedure operative per garantire che tutte le manovre, con particolare attenzione a quelle ad alto rischio, avvengano sempre in condizioni di massima tutela per il personale a bordo nave e a terra". Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti dicono: "Ogni incidente è il segnale di un sistema che non funziona a dovere, dalla formazione al coordinamento delle manovre, dalle condizioni di lavoro e sicurezza a bordo nave fino al rispetto rigoroso dei tempi di lavoro e della manutenzione delle attrezzature".
Un tragico bollettino, quello degli infortuni sul lavoro e il 2025 è stato un altro anno durante il quale in Italia si è continuato a morire. A certificarlo sono i dati dell’Inail che coprono tutti i dodici mesi. In totale sono stati 1.093 le persone decedute: 792 sul posto di lavoro, 293 in itinere e 8 studenti. Lo scorso anno, il dato complessivo fu di 1.090 e nel 2023 erano stati 1.041. Come sempre accaduto pre e post pandemia, quasi 800 persone hanno perso la vita mentre svolgevano le loro mansioni. Settecentonovantadue, per l’esattezza: cinque in meno rispetto al 2024, due in più sul 2023 e 13 in più rispetto al 2019. . Seppur provvisori - le denunce vengono infatti via via analizzate - indicano anche un leggero calo dell’incidenza ogni 100mila occupati.
Ce.Au.

