Inoltre 5,8 milioni di italiani (il 9,9% della popolazione) hanno ormai rinunciato almeno una volta a visite specialistiche o accertamenti diagnostici pur avendone bisogno, soprattutto a causa delle liste d'attesa e delle difficoltà economiche. Le persone con minori risorse economiche e livelli di istruzione più bassi risultano maggiormente esposte al rischio di esclusione sanitaria. Alle difficoltà economiche, sottolinea la Caritas, si affiancano spesso ostacoli informativi e culturali, come la minore capacità di orientarsi tra servizi e procedure. Per questo motivo la Caritas parla di ”inequità di salute”.
In dieci anni, dal 2015 al 2025, il numero di persone accompagnate dai servizi della Caritas italiana perché indigenti o in situazioni di povertà è cresciuto del +48%, mentre l'incremento più consistente si registra nel Nord Italia (+61,8). Il numero medio di assistiti per centro si attesta intorno a 80 persone, in lieve calo rispetto al 2024 (83 persone). Ma tale diminuzione non va interpretata come un segnale di attenuazione del disagio sociale, bensì come ”l'effetto della maggiore diffusione territoriale dei punti di ascolto parrocchiali che dimostrano un progressivo rafforzamento del welfare di prossimità”. Le differenze territoriali in tal senso risultano particolarmente marcate. Il Nord, infatti, concentra la quota più elevata di persone accompagnate dalla rete Caritas e registra anche il carico medio più alto per servizio.
Nel 2025 la ”vulnerabilità abitativa” ha coinvolto il 34,9% delle persone seguite dalla Caritas (era il 33% nel 2024): il 23,1% vive condizioni di grave esclusione abitativa (senza casa, senza tetto o in sistemazioni di emergenza), mentre l'11,8% fatica a sostenere i costi dell'abitazione tra affitti, utenze e spese domestiche. Aumentano sia le persone che non riescono ad accedere a un alloggio stabile, sia quelle che, pur avendo una casa, rischiano di perderla per difficoltà economiche. Il confronto territoriale mostra differenze significative: la grave esclusione abitativa è più alta nel Nord-Est, mentre le difficoltà di gestione della casa risultano più diffuse nelle Isole e nel Nord-Ovest. La ”grave deprivazione abitativa” interessa il 6,6% della popolazione, il sovraccarico dei costi dell'abitazione circa il 5% e la povertà energetica il 9,1%.
Se l'aiuto della rete Caritas a sostegno delle fasce povere ha raggiunto circa il 6 per mille dei nuclei familiari residenti nel nostro Paese e circa il 12% delle famiglie in povertà assoluta, quella dell'indigenza è questione che coinvolge sempre più gli anziani nel nostro paese. Tra le persone accolte cresce il peso delle situazioni di fragilità cronica e intermittente. Oltre un assistito su quattro, infatti, è seguito dalla Caritas da almeno cinque anni, mentre diminuisce l'incidenza dei nuovi ascolti. ”La povertà appare dunque sempre meno episodica e sempre più persistente e intensa”. Le famiglie con figli continuano a rappresentare il nucleo principale della domanda di aiuto: il 52% ha figli minori, pari a circa 147mila nuclei ai quali corrisponde un numero almeno equivalente di bambini e ragazzi in ristrettezza economica supportati dalla rete Caritas. L'età media delle persone aiutate sale, invece, a 48 anni (era 46 due anni fa). Particolarmente significativa la crescita degli anziani: gli over 65 rappresentano oggi il 15,4% del totale, contro il 7,7% di dieci anni fa: +191% in termini assoluti.
Giampiero Guadagni
