Poter socializzare, partecipare alla vita della comunità e trascorrere del tempo in luoghi che creano occasioni di svago: è così che gli italiani fanno prevenzione, almeno per il 73% degli intervistati, come dimostrato dalla ricerca realizzata da Swg dal titolo “La consapevolezza e il valore della prevenzione sociale”.
Secondo l'indagine, la prevenzione non viene fatta esclusivamente attraverso screening, visite e cure ma anche mantenendo una vita sociale attiva, e per oltre sei italiani su dieci, sostenendo le persone fragili, creando spazi educativi per i giovani e partecipando ad attività culturali, ricreative o di volontariato. Una condizione alla quale, però, si accompagna una realtà molto più fragile, rappresentata da quelle persone che non hanno nessuno a cui rivolgersi (il 48%) e da coloro che si sentono soli o esclusi, almeno nell'ultimo anno (il 47%). Un senso di solitudine che, tra la fascia di popolazione più giovane, arriva al 64%.
Proprio su questa ambivalenza tra il valore attribuito alle relazioni e la fragilità delle reti sociali si concentra la campagna promossa da Acri e Assifero in occasione della 14esima Giornata europea delle Fondazioni, con la mediapartnership di Rai Pubblica Utilità e Rai TGR, “Chi ben comincia. La comunità che previene”, alla quale hanno partecipato oltre 150 progetti in tutta Italia, sostenuti dalle Fondazioni ed enti filantropici e realizzati dalle organizzazioni del Terzo settore che lavorano ogni giorno per prevenire situazioni di fragilità e promuovere il benessere delle persone e delle comunità. Una campagna, questa, che ha dimostrato come un italiano su quattro giudichi insoddisfacente il proprio benessere psicofisico, almeno tra gli uomini, mentre tra le donne la percentuale arriva al 30%. Un'insoddisfazione derivante, soprattutto, da una vita con pochi spazi dedicati alla socialità e alla partecipazione ad attività culturali. Tra gli ostacoli che si frappongono ad una vita più attiva, il poco tempo libero per il 37%, e gli orari incompatibili per il 27%: percentuali che tra i 35-54enni arrivano rispettivamente al 44% e al 31%.
Una disponibilità limitata che ha delle ripercussioni non solo sul benessere mentale ma anche su quello fisico, per una percentuale di intervistati pari al 26%, per il quale l'equilibrio tra tempo libero e lavoro è tra i fattori più importanti, dopo la stabilità dal punto di vista finanziario (per il 33%), uno stile di vita attivo (per il 28%), e la qualità delle relazioni sociali (per il 20%), mentre solo il 16% ritiene fondamentale l'accesso a cure e farmaci. Quindi sono le frequentazioni e le relazioni sociali a rimanere l'elemento che può garantire un livello alto di benessere, come rilevato dall'indagine che lo ha inquadrato più come un bene collettivo (per il 51% degli italiani) che come un bisogno individuale, portando ad un'idea di prevenzione che supera i confini dei controlli sanitari, e porta dritto alla qualità della vita nelle comunità.
Una prevenzione che, come dichiarato da Giovanni Azzone, presidente di Acri, è alla base dell'azione delle Fondazioni, allo scopo di rispondere ai bisogni e alle emergenze di oggi, guardando però anche al futuro, proprio per evitare che le fragilità attuali possano un domani trasformarsi in disuguaglianze. Due dimensioni da tenere insieme, secondo Azzone, attraverso la programmazione nel tempo e accompagnando, insieme al Terzo settore e alle istituzioni, ogni tipo di iniziativa che provenga dai territori per rispondere ai bisogni delle comunità. Un potenziale, quello delle Fondazioni e degli enti filantropici, che per Antonio Danieli, presidente di Assifero, si ritrova non soltanto nelle risorse messe a disposizione, ma anche nella “capacità di investire nel tempo sulle relazioni, sulle reti e sulle comunità. Significa - ha concluso - sostenere chi opera ogni giorno sui territori e contribuisce a costruire un sistema più resiliente e capace di anticipare e affrontare le fragilità prima che diventino emergenze”.
Anna Taverniti

