I marmi nel mondo romano come immagine e riflesso del potere sia a livello pubblico sia privato, simbolo di ricchezza nelle imponenti ville delle famiglie patrizie. A rappresentare con dovizia di opere questo uso di materiali quasi sempre preziosi, provenienti dall’Italia ma anche da province come l’Egitto, è arrivata dal 18 settembre la mostra “Marmora Romana”, a cura di Carlo Gasparri, che segna l’amplia mento dello spazio dell’Anti quarium di Villa Albani Torlonia a Roma. Sin dal titolo la mostra è dedicata alla memoria di Raniero Gnoli (1933-2025): “Mar mora Romana” era infatti quello prescelto dal grande orientalista e indologo per il suo amplissimo studio di cave, usi e significati dei preziosi minerali che si diffusero nell’impero, pubblicato per la prima volta nel 1971, divenuto poi testo di riferimento assoluto, per rigore filologico e ricchezza di informazioni, nello studio dei marmi antichi. Raniero Gnoli era certamente un personaggio fuori del comune, dalla cultura sterminata, padrone di un’infinità di lingue antiche e moderne. Il suo interesse per i marmi antichi, che lo ha portato a perlustrare tutto il bacino del Mediterraneo per visitarne i luoghi di estrazione, si accompagnava ad una passione collezionistica che lo ha portato a costituire una raccolta di campioni di marmi, alcuni molto rari, che in parte illustrano il suo libro.
L’esposizione propone una selezione di opere in marmi policromi della Collezione Torlonia, recentemente restaurate nei Laboratori Torlonia con il sostegno della Fondazione Bulgari. Il percorso permanente dello spazio, ricavato nelle antiche scuderie della Villa settecentesca, nata per ospitare la collezione di antichità del cardinale Alessandro Albani, si arricchisce oggi di 20 ulteriori sculture della Collezione, di cui 15 recentemente restaurate portando a 44 il numero delle opere esposte, tra i rilievi e le colonne originali del Museo Torlonia. Attraverso busti, elementi architettonici, capitelli, piedi di tavolo e sculture, la mostra racconta l’eccezionale varietà e raffinatezza dei materiali lapidei impiegati negli interni romani, portando l’attenzione su un aspetto particolare della cultura materiale dell’antichità, quello della scelta e dell’im piego delle pietre colorate, restituendo centralità a una componente fondamentale dell’estetica romana.
Tra i capolavori esposti spicca la Tazza Cesi, un pezzo in marmo bianco che si è conservato integro e probabilmente non è stato mai sotterrato; e la monumentale Tazza Torlonia in passato esposta anche al Louvre: un vero e proprio cratere in breccia verde egiziana, rara pietra proveniente dalle cave dello Wadi Hammamat e ritenuto uno dei materiali più preziosi del mondo antico. Accanto ad essa sono presenti opere emblematiche come il cosiddetto Alessandro dalla Collezione Giustiniani (scultura attualmente riletta come testa femminile: l’immagine di Iside o di una regina tolemaica assimilata alla dea), oltre a una serie di busti esposti su rocchi di colonne antiche, in continuità con l’allesti mento storico del Museo Torlonia, e una varietà di pezzi dalle straordinarie tonalità cromatiche. A partire dalla fine del II secolo a.C., l’espan sione di Roma verso Oriente mise infatti il mondo romano in contatto con le grandi architetture marmoree ellenistiche, avviando un’in tensa attività estrattiva e commerciale che trasformò Roma nel centro di diffusione dei marmi colorati nel Mediterraneo. In età augustea materiali un tempo rarissimi entrarono progressivamente nell’uso comune dell’architettura e della decorazione imperiale, continuando nei secoli a influenzare il gusto europeo attraverso reimpieghi, collezionismo e studi antiquari. L’Antiquarium della settecentesca Villa Albani Torlonia a Roma è sorto due anni fa negli ambienti delle scuderie della ricca dimora suburbana, proprio per ospitare selezionate esposizioni di opere di scultura antica della Collezione Torlonia, la più grande al mondo di arte romana del marmo. La visita alla mostra, seppure limitata al plesso dell’Antiquarium delle Scuderie, rappresenta anche un’occa sione imperdibile per varcare la soglia di Villa Albani Torlonia, un luogo di difficile accesso. La Villa venne costruita a metà del Settecento su committenza del cardinale Alessandro Albani, grande collezionista di antichità e figura centrale nella formazione di quel gusto neoclassico che contribuì a fare di Roma una destinazione privilegiata del Grand Tour. Il progetto architettonico venne affidato a Carlo Marchionni, in dialogo con Giambattista Piranesi, mentre il giardino e l’allestimento delle opere coinvolsero figure come Giambattista Nolli, Angelo Stringini e Johann Joachim Winckelmann, allora bibliotecario del cardinale. Dopo la morte di Albani, parte della collezione venne dispersa anche a seguito delle requisizioni napoleoniche.
Una porzione delle opere venne restituita nel 1815 e, nel 1866, la Villa passò alla famiglia Torlonia. È in questo contesto che prende forma la collezione, oggi considerata la più importante raccolta privata di scultura romana al mondo, contando oltre 600 marmi, tra sarcofagi, busti e sculture greco-romane raccolti nel corso dell’Ottocento. Successivamente, su volontà del principe Alessandro Torlonia, nacque nel 2014 la Fondazione con l’obiettivo di preservare e promuovere la Collezione e la Villa Albani Torlonia, avviando un articolato programma di studio, restauro e valorizzazione. Nel 2024, in occasione dei dieci anni della Fondazione, l’inaugurazione dell’Antiquarium nelle Scuderie aveva rappresentato un primo importante momento di apertura verso il pubblico, con una selezione di opere della collezione dopo anni di interventi conservativi.

