Presentato il Nono Rapporto Welfare for People, il welfare occupazionale e aziendale in Italia, realizzato da Adapt, l'associazione fondata da Marco Biagi nel 2000 per promuovere studi e ricerche nell’ambito delle relazioni industriali e di lavoro, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, e con il coordinamento scientifico del giuslavorista Michele Tiraboschi.
Il rapporto ha analizzato 428 accordi aziendali siglati nel 2025, per fare un'analisi delle principali tendenze evolutive del welfare occupazionale e aziendale, approfondendo il ruolo della contrattazione collettiva nella costruzione di sistemi di protezione sociale capaci di rispondere alle trasformazioni del lavoro e ai nuovi bisogni delle persone.
Dall'analisi degli accordi, è emerso che 253 (il 59,1%) presentavano almeno una previsione riconducibile al welfare e 219 a misure specifiche. Tra questi ultimi, il 51,1% rientra nella categoria del welfare non strutturato e il 13,2% in quella del welfare minimale, mentre solo il 10% raggiunge il livello del welfare integrato. Nel 63,5% degli accordi, inoltre, le misure si concentrano in una sola delle tre aree considerate: welfare occupazionale, aziendale e della persona.
Tra le misure più frequenti, quelle riguardanti la flessibilità organizzativa e la conciliazione vita-lavoro (41,1% degli accordi valutati), seguite dalla previdenza complementare (36,5%), dalla mensa e dai buoni pasto (29,2%), dai permessi (28,8%) e dal credito welfare (28,3%). Ai margini, invece, gli interventi dedicati all'assistenza ai familiari, presente solo nel 5,9% degli accordi, mentre non è stata rilevata alcuna misura classificata come long-term care, mostrando la distanza esistente tra le prestazioni offerte e i crescenti bisogni di cura legati all'invecchiamento della popolazione.
Un rapporto, quello realizzato da Adapt, che cade a 10 anni dalla legge di stabilità che nel 2016 puntò a rafforzare gli incentivi fiscali e contributivi a vantaggio del welfare aziendale, portando quest'ultimo ad una sua maggiore diffusione che ancora incontra qualche difficoltà a farsi strada nelle piccole imprese, ma che sicuramente è presente nelle imprese di dimensioni maggiori e nei settori produttivi più strutturati, soprattutto nella contrattazione collettiva nazionale, nella bilateralità e nei fondi sanitari e previdenziali. L'approfondimento realizzato dal rapporto si è concentrato sulle imprenditrici del terziario, permettendo di evidenziare come il 90,7% operi nei servizi e quasi due su tre non abbiano dipendenti, quota che raggiunge il 72,8% tra le under 35. Un contesto nel quale maternità, malattia e responsabilità familiari possono compromettere la continuità dell'attività.
Il Rapporto, quindi, ha permesso di far emergere la necessità di superare una concezione del welfare limitata all'erogazione di benefit e agli incentivi fiscali: un welfare che, per Francesco Seghezzi, presidente Adapt, “è ormai una componente consolidata delle relazioni industriali italiane, ma i risultati di questo Rapporto ci mostrano che la sua diffusione non coincide necessariamente con la capacità di rispondere ai bisogni dei lavoratori. La sfida oggi non è soltanto aumentare il numero delle prestazioni offerte, ma costruire sistemi di welfare più integrati, accessibili e capaci di accompagnare le persone nelle diverse fasi della vita. In questa prospettiva, la contrattazione collettiva, la bilateralità e la collaborazione tra imprese e istituzioni territoriali possono svolgere un ruolo fondamentale, contribuendo a migliorare la qualità del lavoro e a ridurre le disuguaglianze tra lavoratori e territori".
Anna Taverniti

