Mercoledì 28 ottobre 2026, ore 9:10

Istat

Rapporto Bes: Italia a rischio povertà a +2,3% sulla media Ue

Rischio povertà sopra la media europea, con +2,3 di punti percentuali, uno svantaggio sul reddito disponibile e una grande difficoltà ad arrivare a fine mese: è la situazione in cui versano le famiglie italiane secondo quanto emerge dal Rapporto Istat sul Bes, Benessere equo e sostenibile, il progetto che monitora la qualità della vita delle persone, la sostenibilità del progresso e la distribuzione della prosperità nella popolazione e sul territorio. Nonostante, infatti, un generale avanzamento del benessere per il nostro Paese, con il miglioramento di 54 dei 132 indicatori che lo compongono, come il lavoro, la salute, l'ambiente, e 55 rimasti stabili, la povertà è salita di 2,4 punti percentuali dal 2014 al 2025, con famiglie coinvolte per una percentuale pari all’8% del totale di quelle residenti, con oltre 5,4 milioni di persone (9,3% dei residenti), la cui condizione più difficili si riscontrano nelle famiglie numerose e in quelle con almeno un figlio minore. Una situazione che vede, quindi, il 22,6% delle persone residenti a rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 20,9% del complesso dei residenti nell’Unione europea, collocando l’Italia al ventunesimo posto tra i 27 Paesi dell’Ue. Una povertà assoluta individuale ben visibile al Sud, anche se passata all'11,5% dal 12,5% del 2024, presente anche al Nord con l’8,5% (dall'8,8% del 2024), mentre il Centro conferma i valori più contenuti, con il 7,4% dal 7,6% del 2024: povertà assoluta che, nel lungo periodo, ha una tendenza negativa, poiché passa dal 6,9% del 2014 al 9,3% del 2025 (+2,4 punti percentuali).

Una spaccatura, tra Centro-Nord e Mezzogiorno, che viene confermata dal fatto che, mentre tutte le regioni del Nord e del Centro (tranne il Lazio) registrano prestazioni superiori alla media nazionale per almeno la metà degli indicatori Bes, al Sud avviene esattamente il contrario, eccezion fatta per l’Abruzzo. Una distanza rilevata in settori chiave come il lavoro e anche la conciliazione dei tempi di vita, benessere economico e relazioni sociali, con piccole differenze per l'Abruzzo e la Sardegna, che si distinguono all'interno del contesto meridionale perché in linea con la media nazionale, così come alcune regioni centro-settentrionali come Valle d’Aosta e la Liguria lo fanno in considerazione dei ritardi che presentano in settori come innovazione, ricerca e creatività. Altro versante rispetto al quale i dati attestano il divario Nord-Sud quello riguardante la difficoltà delle famiglie ad arrivare a fine mese: se la media nazionale è del 7,5%, il Mezzogiorno arriva al 12,3%, mentre il Centro si attesta al 4,7%, anche se peggiora rispetto all’anno precedente. Peggioramenti che riguardano anche i dati sulla mortalità infantile che, nel 2023, è pari a 2,6 decessi ogni 1.000 nati vivi: più alta tra i maschi (2,8 per 1.000 nati vivi contro 2,4 per le femmine) e in lieve aumento rispetto al 2022 (2,5), con livelli più elevati nel Mezzogiorno (2,9 per 1.000 nati vivi) e nelle Isole (3,3).
Il confronto con l'Europa, basato su 40 indicatori, evidenzia per l’Italia criticità anche per ciò che riguarda istruzione e formazione, e lavoro. Rispetto alla media europea, infatti, le quote di persone con almeno il diploma e la laurea sono inferiori rispettivamente di 14,2 e 13,7 punti percentuali, con divari leggermente più accentuati tra gli uomini. Valori inferiori all’Ue27 anche per le competenze digitali almeno di base (54,3%; 60,4% Ue27) e per la quota di giovani che non lavorano e non studiano (Neet), superiore alla media europea (13,3%; 11,0% Ue27). Italia indietro anche per il tasso di occupazione, inferiore di 8,5 punti percentuali rispetto alla media europea, con un divario particolarmente ampio tra le donne (-13,3 punti contro -3,8 per gli uomini). Infine, deficienze italiane si registrano anche nel dominio “Innovazione, ricerca e creatività”, con ritardi rispetto alla media Ue27, soprattutto per la quota di lavoratori della conoscenza (-8,1 punti percentuali) e per l’intensità di ricerca (pari a 1,40% del Pil per l’Italia, 2,26% per l’Ue).

Anna Taverniti

( 26 ottobre 2026 )

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