Un lungo incontro, novanta minuti circa, nel corso del quale la premier, che negli ultimi tempi ha sempre più preso le distanze da Trump, ha ribadito l'esigenza di buoni rapporti con l'altra parte dell'Atlantico, pur rivendicando il suo diritto a reagire quando viene detto qualcosa di ”non corretto” o addirittura di inaccettabile, come nel caso degli attacchi al Papa. Postura in qualche modo rafforzata dal post con cui ieri mattina Meloni ricordava il primo anno dell’elezione di Leone XIV: ”In questa occasione desidero rinnovare a Papa Leone XIV un pensiero riconoscente per il suo instancabile messaggio di fede, speranza, pace, dialogo tra i popoli e vicinanza agli ultimi. In un tempo complesso e segnato da grandi incertezze, la sua voce rappresenta un punto di riferimento a livello globale, per i cristiani e non solo”.
A Rubio, che giovedì era stato ricevuto dal primo Pontefice americano, Meloni ha ribadito che i rapporti bilaterali devono svolgersi in un contesto di ancoraggio europeo. A cominciare dalla disponibilità a partecipare con due navi cacciamine ad una missione internazionale nello Stretto di Hormuz dopo la cessazione del conflitto e comunque previo via libera del Parlamento. Altro passaggio centrale del colloquio è stato il tema della presenza di militari italiani in Libano dopo la fine della missione Unifil che scade a fine anno. Il futuro potrebbe essere quello di una missione multilaterale. Ed è proprio su questo fronte che Rubio ha chiesto un impegno al Governo.
Rubio da parte sua ha spiegato che ”con la premier Meloni non abbiamo discusso argomenti specifici come il ritiro delle truppe americane dall'Europa. Questa è una decisione che deve prendere il Presidente, ma io ho sempre detto pubblicamente di essere un forte sostenitore della Nato. Uno dei motivi principali per cui gli Stati Uniti fanno parte della Nato è la possibilità di disporre di forze schierate in Europa che possiamo impiegare in altre situazioni di emergenza. Ora però non è più così, almeno per quanto riguarda alcuni membri della Nato. Si tratta di un problema che va approfondito”.
Ma il clou del confronto diplomatico Italia-Usa ha avuto come teatro la Farnesina, con l’incontro tra il segretario di Stato americano e il suo omologo, il ministro degli Esteri Tajani.
Dall'Ucraina all'Iran, passando per l'Africa, molti i dossier di politica internazionale approfonditi.
Quanto alla partecipazione dell’Italia alla missione internazionale nello Stretto di Hormuz non potrà, però, bastare l'informativa su tutta la situazione politico militare nell'area che Tajani e il ministro della Difesa Crosetto dovrebbero tenere mercoledì mattina davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato riunite. Per dare il via libera all'operazione, per cui le due navi hanno condotto esercitazioni (hanno tempi di percorrenza di circa venti giorni fino ad Hormuz), serve una risoluzione votata in Aula su comunicazioni, e ancora questo passaggio non è previsto. I dettagli operativi potrebbero essere approfonditi anche nei confronti che Crosetto avrà in una missione (in via di definizione) negli Usa, dove al Pentagono dovrebbe incontrare il suo omologo Pete Hegseth. Sul tavolo c'è anche il dossier Libano: gli americani sono consapevoli del radicamento nell'area dell'Italia, che punta a essere protagonista al di là della scadenza della missione Unifil, colpita ancora da un missile caduto nella base di Shama, sede del contingente italiano. In questo scenario di instabilità geopolitica, l'Italia finalmente si prepara ad adottare una ”Strategia di sicurezza nazionale”, come fanno molti Paesi G7, a partire dagli Usa. Meloni ha infatti varato un Dpcm in cui si prevede che verrà adottata dal presidente del Consiglio su proposta del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica: indicherà gli interessi fondamentali da salvaguardare da crisi sistemiche e minacce ibride, gli obiettivi strategici, le politiche e gli strumenti per la prevenzione e il contrasto dei fattori di minaccia e di rischio. Un modo, si legge nel Dpcm, per garantire ”la più efficace capacità di risposta dell'apparato pubblico, eliminando possibili incertezze, ovvero sovrapposizioni o duplicazioni di attività”.
Giampiero Guadagni
