Giovedì 30 aprile 2026, ore 14:18

Giornata mondiale 

Salute e sicurezza sul lavoro, i rischi psicosociali 

Come ogni anno si è celebrata ieri 28 aprile la Giornata mondiale per salute e sicurezza sul lavoro. Quest'anno l'Ilo pone al centro l’ambiente di lavoro psicosociale sano. Tema che non riguarda solo le relazioni tra colleghi o il clima generale dell'ufficio. Il concetto comprende il modo in cui il lavoro viene progettato, organizzato e gestito, nonché le pratiche organizzative che definiscono le condizioni quotidiane in cui i lavoratori operano. I numeri sono impressionanti: più di 840.000 persone muoiono ogni anno a causa di problemi di salute legati appunto ai rischi psicosociali, come orari di lavoro lunghi, insicurezza del lavoro e molestie sul lavoro. Questi rischi psicosociali legati al lavoro sono principalmente associati a malattie cardiovascolari e disturbi mentali, incluso il suicidio. Il rapporto rileva inoltre che questi rischi rappresentano quasi 45 milioni di anni di vita aggiustati per la disabilità persi ogni anno, riflettendo gli anni di vita sana persi a causa di malattia, disabilità o morte prematura. Si stima che queste equivalgano a perdite economiche equivalenti all'1,37% del Pil mondiale ogni anno. Sviluppi globali e percorsi per l'azione evidenziano il crescente impatto del modo in cui il lavoro è progettato, organizzato e gestito sulla la salute e sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici. Esso avverte che i fattori di rischio psicosociale - tra cui orari di lavoro lunghi, insicurezza occupazionale, elevate richieste con scarso controllo, e bullismo e molestie sul lavoro - possono creare ambienti di lavoro dannosi se non adeguatamente gestiti.
I fattori psicosociali non sono neutri: possono essere risorse preziose che sostengono il benessere e la motivazione, oppure trasformarsi in rischi concreti quando non sono gestiti adeguatamente.
Un carico di lavoro eccessivo, ruoli ambigui, mancanza di autonomia o assenza di supporto possono generare stress cronico, burnout, disturbi dell'umore e una riduzione significativa della capacità lavorativa. Come sottolinea l'Ilo, questi rischi non sono meno seri di quelli fisici, chimici o biologici. Devono essere riconosciuti, valutati e gestiti con lo stesso rigore riservato agli altri pericoli presenti nell'ambiente di lavoro, nell'ambito di una strategia integrata di prevenzione.
Per comprendere meglio i rischi psicosociali, il rapporto propone tre livelli interrelati dell'ambiente di lavoro. Il primo livello riguarda la natura stessa del lavoro, includendovi le richieste o domande di lavoro, le responsabilità, l'adeguatezza delle competenze dei lavoratori, l'accesso alle risorse e la progettazione delle mansioni in termini di significato, varietà e utilizzo delle competenze. Il secondo livello attiene al modo in cui il lavoro è organizzato e gestito e include la chiarezza dei ruoli, le aspettative, l'autonomia, i carichi di lavoro, il ritmo lavorativo, la supervisione e il supporto. Il terzo livello concerne le politiche, le pratiche e le procedure più ampie che regolano il lavoro. Queste includono le modalità di impiego e gli orari di lavoro, la gestione del cambiamento organizzativo, il monitoraggio digitale, i processi di valutazione e gli incentivi per la performance, le politiche e i sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro, le procedure di prevenzione di violenza e molestie, e i meccanismi di consultazione e partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici. Il rapporto sottolinea che i rischi psicosociali derivano da questi elementi e possono essere prevenuti attraverso approcci organizzativi che affrontano le cause alla radice. Esso evidenzia inoltre l'importanza di integrare la gestione dei rischi psicosociali nei sistemi di salute e sicurezza sul lavoro, supportata dal dialogo sociale tra governi, datori di lavoro e lavoratori.
Per la Cisl serve riaffermare un impegno univoco e diffuso per contrastare infortuni, malattie professionali e morti sul lavoro. ”Guardiamo avanti senza dimenticare quanto accaduto e quanto ancora accade, riaffermando il diritto a un lavoro che riconosca la dignità di ogni persona”, sottolinea la Confederazione di via Po in occasione della Giornata Mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro.
”La prevenzione deve diventare la priorità: significa salvare vite, tutelare l'integrità psico-fisica e promuovere un miglioramento continuo delle condizioni di lavoro. La centralità della persona non è negoziabile. L'amianto resta il simbolo di un rischio ancora attuale, eredità di un passato che non può essere ignorato”. Ogni rischio, aggiunge la Cisl, ”va affrontato e prevenuto con strumenti efficaci, valorizzando innovazione, tecnologia e competenze per un vero cambio di paradigma”.
In questo percorso, conclude il sindacato di Via Po, ”è decisivo il ruolo delle rappresentanze nei luoghi di lavoro, presidio quotidiano e insostituibile. A loro va il nostro riconoscimento: è anche grazie all'impegno silenzioso di Rls, Rlst e Rspp se molti rischi vengono prevenuti e si costruisce ogni giorno un lavoro più giusto, sano e sicuro”.
Giampiero Guadagni

( 28 aprile 2026 )

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