I fattori psicosociali non sono neutri: possono essere risorse preziose che sostengono il benessere e la motivazione, oppure trasformarsi in rischi concreti quando non sono gestiti adeguatamente.
Un carico di lavoro eccessivo, ruoli ambigui, mancanza di autonomia o assenza di supporto possono generare stress cronico, burnout, disturbi dell'umore e una riduzione significativa della capacità lavorativa. Come sottolinea l'Ilo, questi rischi non sono meno seri di quelli fisici, chimici o biologici. Devono essere riconosciuti, valutati e gestiti con lo stesso rigore riservato agli altri pericoli presenti nell'ambiente di lavoro, nell'ambito di una strategia integrata di prevenzione.
Per comprendere meglio i rischi psicosociali, il rapporto propone tre livelli interrelati dell'ambiente di lavoro. Il primo livello riguarda la natura stessa del lavoro, includendovi le richieste o domande di lavoro, le responsabilità, l'adeguatezza delle competenze dei lavoratori, l'accesso alle risorse e la progettazione delle mansioni in termini di significato, varietà e utilizzo delle competenze. Il secondo livello attiene al modo in cui il lavoro è organizzato e gestito e include la chiarezza dei ruoli, le aspettative, l'autonomia, i carichi di lavoro, il ritmo lavorativo, la supervisione e il supporto. Il terzo livello concerne le politiche, le pratiche e le procedure più ampie che regolano il lavoro. Queste includono le modalità di impiego e gli orari di lavoro, la gestione del cambiamento organizzativo, il monitoraggio digitale, i processi di valutazione e gli incentivi per la performance, le politiche e i sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro, le procedure di prevenzione di violenza e molestie, e i meccanismi di consultazione e partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici. Il rapporto sottolinea che i rischi psicosociali derivano da questi elementi e possono essere prevenuti attraverso approcci organizzativi che affrontano le cause alla radice. Esso evidenzia inoltre l'importanza di integrare la gestione dei rischi psicosociali nei sistemi di salute e sicurezza sul lavoro, supportata dal dialogo sociale tra governi, datori di lavoro e lavoratori.
Per la Cisl serve riaffermare un impegno univoco e diffuso per contrastare infortuni, malattie professionali e morti sul lavoro. ”Guardiamo avanti senza dimenticare quanto accaduto e quanto ancora accade, riaffermando il diritto a un lavoro che riconosca la dignità di ogni persona”, sottolinea la Confederazione di via Po in occasione della Giornata Mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro.
”La prevenzione deve diventare la priorità: significa salvare vite, tutelare l'integrità psico-fisica e promuovere un miglioramento continuo delle condizioni di lavoro. La centralità della persona non è negoziabile. L'amianto resta il simbolo di un rischio ancora attuale, eredità di un passato che non può essere ignorato”. Ogni rischio, aggiunge la Cisl, ”va affrontato e prevenuto con strumenti efficaci, valorizzando innovazione, tecnologia e competenze per un vero cambio di paradigma”.
In questo percorso, conclude il sindacato di Via Po, ”è decisivo il ruolo delle rappresentanze nei luoghi di lavoro, presidio quotidiano e insostituibile. A loro va il nostro riconoscimento: è anche grazie all'impegno silenzioso di Rls, Rlst e Rspp se molti rischi vengono prevenuti e si costruisce ogni giorno un lavoro più giusto, sano e sicuro”.
Giampiero Guadagni
