Dieci anni dopo, la notte del terremoto è ancora impressa nella memoria di chi quella sera era presente e di chi ha visto scomparire in pochi secondi case, paesi e persone care. Ad Amatrice, Arquata del Tronto e negli altri centri colpiti dal sisma del 24 agosto 2016, il decennale è un giorno di ricordo, ma anche di bilanci e interrogativi sul futuro. Il dolore per le 299 vittime si intreccia con una ricostruzione che prosegue tra cantieri, attese e difficoltà. E proprio dal cuore delle comunità ferite arriva oggi un messaggio preciso: la memoria non può bastare, servono risposte concrete.
Nel giorno della memoria è arrivato innanzitutto il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha definito il terremoto del 2016 “una pagina drammatica della storia della Repubblica”. Ma oltre alle vittime Mattarella ha voluto ricordare il contributo fondamentale dei volontari arrivati da tutta Italia e degli operatori del primo soccorso. “La loro presenza rappresentò un segnale di speranza e di ripartenza - afferma - e diede impulso al processo di ricostruzione. La solidarietà degli italiani - sottolinea il presidente - si è dimostrata ancora una volta uno strumento fondamentale di resilienza davanti a una calamità di questa portata”. Ma il ricordo deve tradursi anche in prevenzione e responsabilità collettiva, rafforzando i meccanismi di intervento di fronte ai fenomeni sismici. “Il risanamento - osserva Mattarella - è un percorso complesso che deve essere completato nel più breve tempo possibile, per restituire ai territori quella normalità spezzata dalla tragedia”.
Dalla memoria alla necessità di ricostruire non soltanto i luoghi, ma anche le comunità, è arrivato l’appello del cardinale Matteo Zuppi. In mattinata il presidente della Cei ha celebrato la messa nell’area Sae di Pescara del Tronto. Per Zuppi, la tragedia “è iniziata quella notte ma dura sempre, attraverso la solitudine, lo spaesamento e il distacco forzato dalle comunità. Il percorso è ancora lungo, ma il futuro è possibile a una condizione: non promesse, ma lavoro”. Un lavoro che deve coinvolgere tutti e restituire non soltanto edifici, ma relazioni, fiducia e comunità.
Sulla necessità di accelerare nella ricostruzione è intervenuta anche la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola: “Ricordare significa anche assumersi la responsabilità di agire”. Per Fumarola “bisogna garantire case, servizi, lavoro e concrete prospettive di sviluppo ad Amatrice e agli altri borghi colpiti. Il futuro delle aree interne - ribadisce - non può essere costruito lasciando sole le comunità. Al contrario, occorre creare le condizioni perché possano continuare a vivere, lavorare, produrre e progettare il proprio domani”. Un appello che guarda soprattutto alle nuove generazioni e alla necessità di evitare che i paesi colpiti dal sisma perdano progressivamente residenti e opportunità.
A completare il quadro è il segretario generale Cisl Lazio, Enrico Coppotelli, che richiama l’attenzione sulla ricostruzione economica e sociale. “Molto è stato fatto, ma non basta” osserva, indicando nel calo della popolazione e nell’aumento dell’età media due delle principali fragilità del cratere. “Il rischio - afferma - è quello di ricostruire borghi bellissimi ma sempre più vuoti. Per evitarlo servono investimenti, infrastrutture e politiche mirate per lavoro, sanità, scuola, assistenza e servizi”. Dieci anni dopo il terremoto, dunque, la vera sfida è trasformare la memoria in futuro. Non soltanto ricostruire ciò che è crollato, ma fare in modo che quelle comunità tornino a vivere, lavorare e sperare.
Sara Martano

