Sabato 22 agosto 2026, ore 15:23

Addio a Rosellina Archinto

La Signora dell'editoria

di ELIANA SORMANI

Un sorriso aperto al mondo, due occhi il cui colore si confonde con il blu del mare verso cui si protende il suo sguardo, un viso che nasconde, tra le pieghe degli anni, una vita vissuta all’insegna della curiosità e della gioia di vivere. Questo è ciò che appare fin dal primo istante in cui si incontra Rosellina Archinto, la “Signora dell’editoria”. Novantun anni portati con libertà e passione da una donna che è stata protagonista della storia del Novecento, e non solo. Oggi, seduta nella sua casa di Santa Margherita Ligure, su una comoda poltrona, davanti ad una finestra che sembra sfondare proprio in quel mare che l’ha vista muovere, bambina, i primi passi, circondata dai suoi libri si racconta, ancora piena di voglia di vivere, come volesse attraverso i suoi ricordi trasmettere il suo amore per la carta stampata, per l’arte, per la famiglia, per il movimento, elementi che, spesso non senza fatica, continuano a contraddistinguere la sua esistenza.

Nata a Genova nel 1933, il mare lo porta dentro di sé con la sua voglia di sconfinare oltre l’orizzonte, di mettersi continuamente in gioco, di affrontare con coraggio e fierezza, e a volte anche con incoscienza, ogni avversità che la vita le mette di fronte, pronta a ricominciare e a trovare il positivo in ogni circostanza anche quando sembra che non ci sia più spazio per un “sorriso”, capace di adattarsi con ottimismo ad ogni nuova situazione. Da bambina, racconta, che amava costruire aquiloni e guardarli volare liberi nel cielo mossi dal vento, ma legati sempre da un filo alla terra, sogno e realtà, un binomio che in seguito avrebbe guidato l’intera sua esistenza. Fin dai primi anni di vita vive in movimento, costretta ad adattarsi sempre a nuove esperienze. A soli 3 anni lascia con la famiglia la Liguria e si trasferisce, prima a Trieste, dove il padre, amministratore delegato dell’Ansaldo, si sposta per ragioni di lavoro, e poi a Fiume dove dirige un’azienda produttrice di siluri e strumenti di difesa subacquea. Gli anni della guerra li ricorda come anni difficili ma vissuti con spensieratezza e incoscienza, in parte nel mantovano, dove era stata mandata con il fratello presso una zia in una grande casa di campagna, lontano dai bombardamenti e dai rumori del fronte e in parte a Venezia, dove la famiglia era stata costretta a spostarsi, perché il padre si era messo contro le X MAS. La guerra lascia in lei una traccia profonda che con il tempo riaffiora con incosciente realismo, tra aneddoti e ricordi significativi, come quello in cui coinvolta dai ragazzi del paese corre verso la stazione ferroviaria di Conegliano Veneto e con urla e schiamazzi distrae le SS per permettere agli amici di staccare gli ultimi vagoni dei treni che deportano gli ebrei nei campi di concetramento, salvando così molte vite, quasi senza neppure saperlo. Terminato il conflitto, dopo essere tornata per breve tempo a Venezia, viene mandata a studiare Milano in collegio presso le Marcelline, dove una zia suora la prende sotto la sua ala protettiva. Qui conosce Liliana Segre, di qualche anno maggiore di lei, di cui diviene amica e di cui ricorda la solitudine e la tristezza, il contrario di quanto era lei: sempre allegra e circondata da amici (caratteristiche che ancora oggi la contraddistinguono). Appena compiuti i 18 anni prende la patente e la macchina diviene per lei il mezzo che le garantisce la libertà totale. Ama guidare, passa ore e ore della sua vita spostandosi da una regione all’altra, per lavoro o per il puro piacere del movimento. L’automobile la fa sentire libera e indipendente e quando a causa degli anni non può più guidarla la sostituisce con il suo “poni” (scooter elettrico dotato di sedia) con cui gira per gli stretti carruggi di Santa Margherita destando curiosità e timore tra passanti e turisti per la sua impressionante spericolatezza. Che sia una donna di carattere in fondo si percepisce immediatamente e le sue avventure lavorative e famigliari lo dimostrano. E’ una tra le prime donne a frequentare la facoltà di Economia e Commercio (impostagli dal padre) presso l’Università Cattolica a Milano, dove si laurea nel 1957 e dove incontra Alberico Archinto, che sposa nel 1958, appena terminati gli studi.

Segue subito dopo il matrimonio il marito, vincitore di una borsa di studio alla Columbia University, a New York ed entra a contatto con l’editoria per i fanciulli americana, allora all’avanguardia rispetto a quella italiana e le si apre un nuovo mondo, a lei che fin da bambina amava costruirsi a mano, incollandoli con la farina, i libri. Ritornata in Italia nel giro di 7 anni ha cinque figli, punto fermo e insostituibile per tutta la sua esistenza. Nel 1961 entra nel mondo del lavoro, inizialmente come come stilista per bambini alla Rinascente e poi scrivendo didascalie per alcune riviste di moda. Racconta che spendeva tutto il suo stipendio acquistando libri, disegni, opere d’arte di amici e o artisti ancora sconosciuti che le piacevano. Nel 1963 compie i primi passi in quel mondo dell’editoria che tanto la affascinava, fondando l’Editoriale Milanese con due socie, pubblicando i primi libri di un editore cecoslovacco. Non pienamente soddisfatta lascia presto la società e fonda la sua prima casa editrice “Emme edizioni” (Emme è l’iniziale del suo cognome da nubile, Marconi) specializzandosi nella pubblicazione di libri per l’infanzia, vere e proprie opere d’arte nate dalla sua collaborazione con i più importanti designer e artisti del Novecento italiano e straniero, da Enzo e Iela Mari a Munari, da Leo Lionni a Tomi Ungerer, da Gianni Rodari a Eric Carle, divenendo una vera e propria promotrice culturale in Italia e all’estero. Il primo libro della Emme Edizioni è “Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni, ancora oggi un classico della letteratura per l’infanzia. Introduce in Italia un nuovo concetto di libro per bambini, svecchiando il vecchio modello di libro triste e passivo. Con lei nascono i libri cartonati, i libri “animati” da costruire, le pagine colorate e divertenti che tanto ancora oggi riempiono la fantasia dei piccoli lettori, ma che grazie alla cura e alla precisione grafica si trasformano in veri e propri prodotti artistici per adulti. Si uniscono in questo modo i due mondi che tanto l’affascinano, arte e libro per l’infanzia. Spinta dal desiderio di conoscere sempre nuove persone trasforma la sua casa di Milano in un punto di ritrovo di artisti e uomini di cultura, improvvisando la domenica sera vere e proprie cene per amici: Piero Gelli, Camilla Cederna, Umberto Eco e molti altri che occasionalmente passano per Milano, approdano nel suo appartamento per discutere e condividere idee e progetti. La “Signora dell’editoria”, con il suo modo di fare caparbio, la sua curiosità disarmante, la sua voglia di vivere contagiosa, inizia ad essere apprezzata nel mondo della carta, ma in Italia i tempi non sono ancora maturi per accettare la competizione di una donna nel mondo del lavoro, e il suo impegno nell’editoria viene spesso etichettato come “un hobby da ricca signora”. Anche le cose in famiglia intanto iniziano a non funzionare più come dovrebbero, tanto che nel 1971 prende i bambini e si allontana dalla casa coniugale, mantenendo comunque sempre buoni rapporti con il padre dei suoi figli. Negli anni successivi diventerà suo punto di riferimento fondamentale la figura di Leopoldo Pirelli, (a cui la stessa dedicherà anche il libro “Leopoldo Pirelli. Valori e passioni di un uomo di impresa”), con cui avrà un rapporto d’amore duraturo e profondo fino alla morte di lui. La sua vita dopo la separazione sarà ricca di impegni lavorativi, fiere, incontri editoriali, viaggi e spostamenti continui, tutto svolto sempre con accanto i figli, che porta con sé e che diventano parte integrante del suo mondo lavorativo. Lei stessa ricorda i chilometri in macchina per recarsi alla fiera di Francoforte e i bambini in giro tra gli stand a promuovere e pubblicizzare i suoi bellissimi libri. Nel 1985 tuttavia si sente stanca, il mondo editoriale non risponde più alle sue esigenze e così decide di vendere la Emme Edizioni, senza neppure guadagnarci molto, anzi vendendola ad un farabutto che la paga con un assegno inesigibile, ma soprattutto perdendo il ricco archivio contenente lettere di Calvino, di Soldati e di tanti altri scrittori del Novecento italiano. L’amore per la carta tuttavia non le permette di tenersi lontana per molto tempo dal libro, tanto che nel 1986 fonda la nuova “Casa editrice Archinto”, specializzandosi in biografie ed epistolari, che con passione e curiosità legge e rende pubblici. “Leggere per vivere” diviene il suo motto, ripreso da Flaubert, che si concretizza tra il 1988 e il 1997 in 90 numeri mensili della rivista culturale “Leggere” e in una sorta di collana con supplementi monografici dedicati ad artisti e scrittori del Novecento, a cui collaborano grandi firme del giornalismo italiano e straniero che senza limiti di censura comunicano al pubblico il loro pensiero e le loro idee. Tutto questo però non la tiene lontana dal libro per bambini tanto che nel 1999 in coedizione con la casa editrice francese “l’école des loisirs” fonda la “Babalibri”, affidata alla figlia Francesca nel 2000. La sua vitalità e la sua passione per la cultura non la esimono neppure dall’impegno politico, tanto che per tre anni assume diversi incarichi presso Palazzo Marino a Milano, sempre svolti con impegno e costanza, come svolge numerosi incarichi culturali come giurata di premi letterari o presso le fiere. Lo scorso anno in occasione dei suoi novant’anni ha voluto pubblicare per regalare ad amici e parenti, riuniti per festeggiarla nella casa di Santa Margherita Ligure, una sua piccola biografia ricca di aneddoti e appunti. Curata da Erica Giacosa ed Enrica Melossi, che ne hanno raccolto con affetto e amicizia di lunga data le sue testimonianze “La bambina che costruiva con la carta” è un piccolo omaggio “di” e “per” una grande donna, che ha fatto della sua vita un’opera d’arte in nome della libertà, della cultura e della gioia di vivere, facendo sua la frase della regina d’Inghilterra “I am still alive” “Il fatto di essere ancora viva mi entusiasma”.

( 22 agosto 2026 )

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