I numeri sono comunque alti: vale infatti oltre 13,5 miliardi di euro lo spreco alimentare in Italia, per un totale di 5.124.631 tonnellate di cibo, con oltre 7,3 miliardi di euro riconducibili allo spreco nelle famiglie.
Il rapporto evidenzia un'Italia frammentata: le aree di riferimento si avvicinano alla media nazionale, con il Nord più virtuoso, a 472,2 grammi di cibo sprecato pro capite settimanalmente, il Centro a quota 510,0 grammi e il Sud a 507,9 grammi. L'evoluzione rispetto al 2025 mostra andamenti opposti: il Mezzogiorno realizza un recupero virtuoso, migliorando di ben 10 punti percentuali, il Centro subisce un peggioramento scivolando di 15 punti. Sul piano degli altrimenti sprecati, il Centro è penalizzato dal pane fresco e dai prodotti lattiero-caseari, mentre il Sud getta le pietanze cucinate in eccedenza, a partire da pasta cotta e snack salati. Questo scenario si riflette nel paradosso dei cittadini a basso potere d'acquisto, che fanno registrare un volume di cibo gettato superiore del 26% rispetto alla media nazionale, evidenziando un peggioramento di ben 24 punti percentuali rispetto all'agosto 2025: ”colpevoli” sono soprattutto gli scarti di cibo di consumo primario, spesso acquistato in eccesso per cogliere le offerte. Di segno opposto è il comportamento dei nuclei familiari con figli, che si confermano i più virtuosi del Paese sprecando il 19% in meno della media nazionale grazie alla maggiore regolarità dei pasti, a fronte del +17% registrato dalle famiglie senza figli. L'indagine Waste Watcher scava nelle ragioni reali che determinano lo spreco all'interno delle mura domestiche. In prima linea la rapidità di deterioramento dei prodotti freschi e le criticità di gestione quotidiana delle scorte: il 36% degli intervistati sottolinea che frutta e verdura vanno rapidamente a male una volta portate a casa, mentre il 33% confessa che il cibo viene semplicemente dimenticato in frigorifero o in dispensa fino a scadere, fare la muffa, marcire o deteriorarsi nell'odore e nel sapore. Inoltre, il 32% dei cittadini indica una responsabilità nella filiera commerciale, ritenendo che i cibi venduti nei negozi siano già vecchi.
Ancora, il 28% degli italiani ammette di acquistare cibo in eccesso per paura di non disporre a casa di scorte sufficienti, un altro 28% dichiara di non gradire il consumo degli avanzi e il 26% riconosce di comprare troppo durante la spesa. Le lusinghe del mercato e gli errori organizzativi completano la panoramica delle cause, con il 25% del campione che attribuisce lo scarto alla presenza di troppe offerte promozionali nei punti vendita, il 23% che calcola male le cose che servono per i pasti e un ulteriore 23% che ammette di comprare confezioni troppo grandi. Ma c'è anche chi confessa di cucinare troppo cibo, 1 intervistato su 5 (il 21%), oppure incolpa i tempi troppo lunghi fra una spesa e l'altra, che causano il deterioramento degli alimenti, e chi ammette di non saper conservare i prodotti (15%) o di essere soggetto all'acquisto impulsivo di cibo che non piace realmente (11%). Quanto ai comportamenti antispreco più adottati dai cittadini, il 59% si assicura che il cibo a rischio si consumi prima, il 57% congela i cibi che non può mangiare a breve e il 54% controlla se un alimento appena scaduto sia ancora buono prima di utilizzarlo. Seguono l'acquisto di frutta e verdura di stagione per il 50%, il fare la lista della spesa per il 43% e la valutazione attenta delle quantità necessarie prima di cucinare per il 42%. Molto meno diffuse sono le pratiche preventive strutturate, come l'acquisto periodico di prodotti a lunga scadenza alternato a freschi al 39%. Solo il 17% prevede la programmazione settimanale dei pasti o l'acquisto di grandi quantità da porzionare e surgelare.
Giampiero Guadagni
