Martedì 24 marzo 2026, ore 20:53

Economia 

Tim: il cda avvia il processo di valutazione dell'Opas di Poste 

Il cda di Tim ha preso atto dell' Offerta Pubblica di acquisto e scambio volontaria e totalitaria promossa da Poste Italiane e "ha avviato il processo di valutazione dell'Opas nell'interesse della società e degli azionisti". Lo fa sapere Tim con una nota al termine della riunione. L’obiettivo è costruire la più grande piattaforma di infrastruttura connessa d’Italia. La comunicazione data alla Borsa da Poste, riguardo alla strategia sottostante alla zampata per portarsi in casa Tim, lo mette immediatamente in chiaro: non una semplice acquisizione, ma una mossa tale da rappresentare- almeno nelle intenzioni - una sorta di Big Bang nel mercato delle Tlc e del digitale portando alla nascita di un grande gruppo integrato, pubblico nella regia, industriale nella missione, chiamato a mettere insieme rete, cloud, data center, distribuzione, pagamenti, assicurazioni, logistica e servizi digitali. Qui sta la vera novità. Per anni il settore ha vissuto fra guerre di prezzo, asset separati, consolidamenti incompiuti e una rincorsa faticosa ai grandi operatori internazionali del digitale. Ora Poste prova a cambiare schema.

Da un lato c’è Tim, che arriva all’operazione con tre motori di ricavo: il consumer (6 miliardi nel 2025), il Brasile (4,2 miliardi) e soprattutto l’enterprise, oggi il vero baricentro strategico con 3,5 miliardi di ricavi. Qui si misura il cambio di passo: il cloud è diventato il primo driver (42% del mix, +24% anno su anno), superando la connettività. Attorno a questo si muovono gli asset chiave: 16 data center più un diciassettesimo in costruzione, il Polo Strategico Nazionale, una piattaforma avanzata di cybersecurity e crittografia con Telsy, oltre 30 mila clienti tra Pa e grandi imprese e un backlog superiore ai 4 miliardi. È questa la base industriale su cui si innesta la mossa di Poste.

"Non è la prima nè l'ultima offerta pubblica, è facile dire che sarà il mercato a decidere, noi seguiamo il processo. Sarà il mercato a decidere se questa offerta è fair". È il commento dell'ad Pietro Labriola intervistato. "Sono un esecutivo" sottolinea il manager ribadendo che il suo lavoro continua e resta focalizzato sulla strategia per far crescere Tim. "La nostra azienda - sottolinea Labriola rispondendo a Francine Lacqua della rubrica The Pulse - ha lavorato negli ultimi cinque anni con un approccio orientato al mercato e dobbiamo continuare su questa strada". Labriola ribadisce di non voler anticipare una valutazione che darà il cda nelle prossime settimane ma, se il consolidamento resta un must, il manager ricorda che "bisogna essere veloci e bisogna avere capitali e, dal punto di vista finanziario, serve una solida base di partenza".

E arriva alla conclusione: "Non spetta a me dire oggi qual è la strada giusta ma dobbiamo avere ben chiaro che piccolo non significa necessariamente bello. Alla domanda su quanto Tim potrà restare indipendente, una volta sotto il cappello di Poste, Labriola non risponde ma, rimandando a quanto detto dall'ad di Poste Matteo Del Fante ribadisce che l'obiettivo del consolidamento nelle tlc non cambia e nemmeno i piani per Tim.

"Dobbiamo cercare di aumentare e migliorare i nostri numeri", dice Labriola e anche se l'opas è stata una sorpresa: "Manteniamo la calma, non bisogna prendere decisioni guardando al breve periodo. Noi dobbiamo continuare a lavorare su ciò che sappiamo fare bene. Raggiungere gli obiettivi e lavorare per il futuro dell'azienda". "Siamo pagati per fare il meglio per la nostra azienda nel medio e lungo termine con un approccio favorevole al mercato, conclude. Ma L'offerta inattesa di Poste per Tim sottovaluta il ;potenziale dell'asset e "vediamo margini di miglioramento". Lo sostengono gli analisti di Barclays che hanno un target price sul titolo di 0,62 euro ma che, considerando i potenziali benefici derivanti dal consolidamento sul mercato e il 50% delle potenziali sinergie con poste sale a 0,95 euro.
Questo si confronta con un prezzo di offerta iniziale di 0,635 euro per azione sceso a 0,61 euro dopo la chiusura del mercato di lunedì, "pertanto, riteniamo che vi siano validi motivi per cui Poste dovrebbe migliorare la sua offerta".

Rodolfo Ricci

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