Venerdì 30 gennaio 2026, ore 22:46

Intervista 

Turchia e Siria, Protezione civile italiana in campo 

È salito ad oltre 50 mila il drammatico bilancio del sisma che la notte tra il 5 e il 6 febbraio ha sconvolto Turchia e Siria. Come sempre in questi casi la Protezione civile italiana è intervenuta con rapidità ed efficacia. Di soccorso nelle fasi di emergenze e della necessità della buona prevenzione parliamo con Fabrizio Curcio, capo del Dipartimento della Protezione civile.
Cosa sta facendo la protezione civile per il terremoto che ha interessato Turchia e Siria?
L'Italia, attraverso il Servizio nazionale della protezione civile, si è mobilitata sin da subito mettendo in campo la macchina operativa di risposta all'emergenza, inviando aiuti e personale.
Attraverso il Meccanismo Europeo di Protezione Civile, Operatori Usar dei Vigili del Fuoco, medici e infermieri insieme al personale del Dipartimento della Protezione Civile, hanno iniziato sin dalla mattina del 7 febbraio a operare in raccordo con le autorità locali e gli altri soccorritori internazionali ad Antiochia. Oltre alla ricerca e al soccorso abbiamo voluto dare priorità agli aspetti sanitari, proprio per questo il 10 febbraio da Brindisi è salpata Nave San Marco della Marina Militare con una serie di aiuti importanti, un ospedale da campo messo a disposizione dalla Regione Piemonte, volontari della colonna mobile di protezione civile piemontese, materiale sanitario per la popolazione turca e un campo tendato in grado di ospitare 1000 persone per la popolazione siriana. L’ospedale da campo è stato poi montato in tempi record e sta operando a pieno regime. Inoltre, il 16 febbraio e il 19 febbraio due navi contenenti container con tende, letti, riscaldatori e altri beni utili per la popolazione sono salpate alla volta del porto di Mersin. I materiali sono stati donati da Regioni e Organizzazioni Nazionali di Volontariato di Protezione Civile. Sono previsti anche nuovi invii di aiuti. Protezione Civile al lavoro vuol dire Paese intero al lavoro.
La Protezione civile è giustamente considerata un fiore all'occhiello del nostro Paese. Ma è quasi sempre associata agli interventi, presi ad esempio in tutto il mondo, nei purtroppo frequenti casi di emergenza. Partiamo da qui: qual è la realtà della Protezione civile, in termini di personale, volontari, risorse, nuove tecnologie? E come entra concretamente in azione?
La Protezione civile, così come immaginata dall’Onorevole Zamberletti, opera in previsione, prevenzione, gestione e superamento dell’emergenza: un ciclo che coinvolge tutti gli attori del Sistema. Il Dipartimento nasce il 29 aprile 1982 proprio per dotare il Paese di un organismo capace di mobilitare e coordinare tutte le risorse nazionali utili ad assicurare assistenza alla popolazione in caso di grave emergenza e con la legge n. 225 del 1992 si organizza in Servizio Nazionale. Un sistema integrato che comprende il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, le Forze Armate e di Polizia, gli enti e gli istituti di ricerca, il Servizio Sanitario Nazionale, il Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente, le strutture preposte alla gestione dei servizi meteorologici a livello nazionale, l'Associazione della Croce Rossa Italiana, il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico e gli oltre 300mila volontari organizzati in associazioni nazionali e locali. Ma non solo, anche le Amministrazioni dello Stato, le Regioni, le Province Autonome e gli Enti Locali. Ognuno contribuisce ad ogni fase di questo ciclo mettendo in campo esperienze, professionalità, mezzi e tecnologie.
Ingegner Curcio, ogni volta che ci troviamo davanti ad una emergenza riscopriamo la parola chiave “prevenzione”. Lei distingue una prevenzione “strutturale” e una “non strutturale”. Qual è la differenza?
La prima riguarda gli interventi di mitigazione del rischio in caso di emergenza, penso ad esempio alle infrastrutture. La seconda, invece, riguarda l'informazione alla popolazione, la diffusione della conoscenza e della cultura di protezione civile, l'applicazione e l'aggiornamento della normativa di settore, la promozione e l'organizzazione di esercitazioni a ogni livello territoriale. La chiave per difendersi da un rischio è conoscerlo. Proprio per questo nel 2011 è nata la campagna “Io non rischio”, con l’obiettivo di formare i volontari di Protezione civile sulla conoscenza e la comunicazione del rischio per poi farli andare in piazza a incontrare i cittadini e informarli sulle buone pratiche da tenere in caso di rischio alluvione, terremoto, maremoto. Un cittadino informato e consapevole è un cittadino più sicuro.
Giampiero Guadagni

( 27 febbraio 2023 )

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