Anziani sempre più fragili, bisognosi di sostegno e molto meno autosufficienti rispetto a 20 anni fa: è la fotografia scattata dal Censis con il Rapporto “Invecchiare nell'Italia della longevità. Come costruire un Paese a misura di anziani” presentato da Chiara Ryan, ricercatrice del Centro, e discusso, tra gli altri, da Elsa Fornero, docente onoraria di Economia Università di Torino, e Mons. Vincenzo Paglia, presidente emerito Pontificia Accademia per la Vita. Una ricerca realizzata per dare risposta ad alcuni interrogativi: comprendere se la società italiana è pronta a rispondere a bisogni e problemi di una popolazione con una speranza di vita sempre più lunga; capire come si invecchia concretamente in un Paese di longevi; verificare la disponibilità di adeguate risorse umane, finanziarie e tecnologiche per costruire soluzioni efficaci. Risposte cercate partendo dall’anzianità vista e vissuta da chi anziano, con un risultato in cui il tratto fondamentale è quello di un Paese con tanti anziani, pochi giovani, sempre meno nascite. >Uno scenario, quello esposto, caratterizzato da un 25,1% della popolazione rappresentato da persone con almeno 65 anni, dato questo che rende il nostro uno dei Paese più longevi dell'Unione europea e che è destinato ad aumentare, se è vero che le proiezioni sulla demografia indicano che nel 2050 gli anziani raggiungeranno quota 18,9 milioni, corrispondente al 34,6% del totale, ossia più di un italiano su tre. Una situazione che, secondo il Rapporto, può trasformarsi in un problema nel momento in cui ad esso si affianca il crollo della natalità. Un invecchiamento della società quasi inesorabile, almeno secondo i dati che dimostrano come, nel periodo 1951-2025, i minori fino a 17 anni siano diminuiti del 38,8%, i giovani tra i 18 e i 34 anni del 18,9%, mentre le persone di età compresa tra i 35 e i 64 anni siano invece aumentate del 53,7%, a differenza di quelle con almeno 65 anni che sono arrivati a più 248,6%. Numeri cambiati anche per quanto riguarda la quota di autosufficienti, visto che il 36,6% degli anziani oggi dichiara di avere bisogno di qualche aiuto nella vita quotidiana. Un supporto richiesto in modo diverso e in base alle condizioni di ciascun anziano: se al 31,7% capita di aver bisogno di aiuto di tanto in tanto, al 4,9% capita spesso per via delle molteplici difficoltà nelle attività ordinarie, con una completa non autosufficienza che riguarda l'1,4% degli intervistati, e un'autosufficienza che raggiunge il 62,0%. Numeri importanti che dimostrano come la percentuale di persone totalmente autosufficienti sia diminuita di 16,8 punti percentuali, visto che nel 2006 era pari al 78,8%.
Aiuto e supporto ritenuti importanti dalla maggioranza dei longevi, per il 69,4% dei quali non è l'età a stabilire quando si diventa anziani ma la perdita dell'autosufficienza, a differenza del 24,9% che pensa sia conseguenza della morte di amici e coetanei, del 22,3% della morte del coniuge, dell'8,0% che pensa arrivi nel momento del pensionamento, e del 4,2% che identifica l'invecchiamento col momento in cui si diventa nonni. Stando ai numeri contenuti nel Rapporto, secondo gli attuali over65 si diventa anziani in media a 76,7 anni, per il 5,7% a 65 anni, per il 16,6% a 70 anni, per il 24,5% a 75 anni, per il 28,7% a 80 anni, e per il 14,5 a 85 anni. In sintesi, il 41% degli intervistati fissa l’età di accesso alla vecchiaia tra i 70 e i 75 anni,e oltre il 43% al di là dell’80mo anno di vita. Una condizione che dipende principalmente dal declino fisico, inevitabile per l'89,6% degli intervistati, con il 79,3% rassegnato ai cambiamenti derivanti dal trascorrere del tempo e il 79,8% che accetta la vecchiaia con più serenità, per il valore aggiunto che riesce a dare al presente. Una consapevolezza nuova, quindi, rispetto alla fragilità e all'età che avanza, senza la pretesa di voler vivere a lungo, se è vero che solo il 16,5% degli intervistati è interessato a raggiungere i 120 anni.
Per gli anziani, infatti, non conta tanto la durata della vita, quanto la sua qualità, così come risulta fondamentale preservare l’autonomia. Di contro a chi vive la propria vecchiaia con questo atteggiamento positivo, però, c'è anche chi ha visto crescere i propri timori col passare del tempo, come l'82,8% che indica come sua maggiore paura quella di dover dipendere dagli altri in futuro, il 33,5% che teme la morte, quasi il 10% che dichiara di non avere alcuno su cui contare, e di essere costretto ad affrontare da solo ogni difficoltà: di qui il rischio della solitudine, evidenziato dal fatto che il 62,3% degli intervistati a volte si sente solo, a differenza del 37,7% che invece non vive mai questo tipo di condizione. Per gli anziani che, invece, hanno la possibilità di far affidamento su qualcuno, il 52,7% degli intervistati può contare sui figli, il 49,6% su coniugi e conviventi, il 16,0% su altri parenti, il 10,8% su amici e conoscenti, il 7,0% sulle badanti e l'1,9% su infermieri o assistenti domiciliari delle strutture pubbliche, anche se per la maggioranza degli anziani è la famiglia a restare il fulcro del sistema di cura.
Anna Taverniti
(Foto di Wonsung Jang su Unsplash)

