Dal punto di vista tecnico, il no alla riforma elaborata dal Governo di centrodestra. I punti chiave della riforma approvata dal Parlamento e bocciata dai cittadini: carriere separate per pubblici ministeri e giudici; due Csm, entrambi presieduti dal Capo dello Stato con i componenti nominati tramite sorteggio; funzione disciplinare affidata ad una Alta corte.
Ma come emerso dai primi commenti il voto è stato anche politico, con conseguenze tra e dentro gli schieramenti che andranno valutate nei prossimi giorni. La premier Meloni non si dimetterà, come chiarito da tempo; e la legislatura dovrebbe finire alla scadenza naturale, nonostante circolino anche ipotesi diverse; magari con qualche cambio nella compagine governativa. Sul fronte delle opposizioni c’è la convinzione che il referendum possa riaprire la partita delle elezioni politiche del prossimo anno. Compreso il tema della leadership del campo largo.
Resta il fatto che finora i sondaggi avevano premiato le forze politiche di maggioranza, con un consenso addirittura aumentato. Questa è la prima, forte e concreta, battuta d’arresto per il Governo Meloni, finora premiata dai sondaggi che anzi registravano un consenso crescente rispetto alle elezioni del 2022. E molto probabilmente la bocciatura della riforma della giustizia (bandiera di Forza Italia) sranno accantonate le altre due riforme del programma di legislatura del centrodestra: il premierato (bandiera di Fratelli d’Italia) e l’autonomia differenziata (bandiera della Lega).
Il timore, anche per il mondo del lavoro, è che parta ora una lunga e sfiancante campagna elettorale in vista delle Politiche del 2027 (con vista sulle elezioni del Presidente della Repubblica nel 2029). Anche perché anche il nostro Paese deve affrontare le vicende internazionali con le già pressanti conseguenze economiche.
I Comitati del Sì e del No e tutte le forze politiche sottolineano come fatto molto positivo la partecipazione al voto. ”Speriamo che sia l'inizio di una nuova era perché negli ultimi anni l'affluenza al voto è stata molto bassa”, ha commentato la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola. Il referendum ”è uno strumento importantissimo che noi abbiamo sempre apprezzato ma abbiamo anche detto che bisognava usarlo su temi importanti”. Ora certamente è necessario aprire una fase di dialogo istituzionale improntato alla leale collaborazione tra i poteri dello Stato e all'incontro costruttivo con le forze sociali responsabili, orientato a rafforzare l'efficienza del sistema, la fiducia dei cittadini e la coesione democratica. Il dibattito sulla giustizia si colloca infatti in un quadro più ampio di riflessione sulla qualità della rappresentanza e sulla capacità delle istituzioni di assumere decisioni efficaci, trasparenti e legittimate. Con la vittoria del No restano centrali i nodi strutturali del funzionamento del servizio giustizia. In particolare c’è la necessità di ridurre stabilmente i tempi dei processi, soprattutto in ambito civile e commerciale; il rafforzamento organizzativo degli uffici giudiziari, anche attraverso la stabilizzazione e la valorizzazione delle professionalità coinvolte nei programmi di riforma; l'attenzione alla qualità del lavoro pubblico nel comparto giustizia; il miglioramento delle condizioni del sistema penitenziario, nel rispetto della dignità delle persone recluse e di chi vi opera; l'ampliamento dell'effettività della tutela dei diritti, anche mediante strumenti che facilitino, l'accesso alla giustizia nelle cause di lavoro, quale presidio essenziale di tutela delle persone e di affidabilità delle relazioni economiche e sociali.
Giampiero Guadagni
