Giovedì 29 gennaio 2026, ore 16:11

Mostre

Dalla parte della natura

di ELIANA SORMANI

Una nuova site specific è pronta ad accogliere a Milano i visitatori di Palazzo Citterio dal 15 gennaio e fino al 15 aprile.

Si tratta di un allestimento dal titolo “Vanishing Trees”, nato in collaborazione con MNDA (Museo Nazionale dell’Arte Digitale) e creato appositamente per lo spazio che accoglie il grande ledwall al piano terra del palazzo milanese da Debora Hirsch, artista italo-brasiliana la cui pratica interdisciplinare si sviluppa tra pittura, modelli di intelligenza artificiale, dataset proprietari, processi algoritmici, post-produzione e animazione 3D. L’installazione, costituita da un’opera digitale è affiancata da un lavoro più concreto e materico, realizzato in tecnica mista su carta, intitolato “Frag menta”, sempre frutto della creatività dell’arti sta, che ha voluto intrecciare nel suo lavoro arte, scienza, digitale e memoria. L’intero progetto, pensato fin dall’inizio congiuntamente con l’Orto Botanico di Brera, per rinnovare lo spirito di condivisione presente tra le diverse istituzioni che costituiscono la Grande Brera, sarà accompagnato, per rendere più concreto questo obiettivo, da una serie di visite guidate tra i suoi sentieri, alla scoperta delle tre specie vegetali a cui l’artista ha dato voce nella sua istallazione: Ginkgo biloba, Pterocarya fraxinifolia e Torreya taxifolia: tre specie in via d’e stinzione che recentemente sono state dichiarate Alberi Monumentali dello Stato Italiano, per età, dimensioni e valore storico. Piante, apparentemente comuni, sopravvissute a trasformazioni profonde del nostro pianeta e che oggi sono messe in serio pericolo di sopravvivenza dal nostro stile di vita. La loro osservazione diretta da parte dell’arti sta ha permesso di coglierne aspetti che nessun archivio avrebbe potuto rivelare, aspetti che ha cercato di riprodurre attraverso una serie di immagini in cui gli alberi, grazie a testi che le accompagnano di Lucas Mertehikian, parlano in prima persona “come presenze sospese tra un tempo vitale e un tempo storico, evocando una dimensione quasi archetipica, dove l’albero viene innalzato a icona silenziosa”, espressione dello sguardo dell’artista, più che di un desiderio di umanizzazione delle piante.

Come fa per tutte le sue opere, Debora Hirsch si è basata su un attento studio della documentazione, delle fonti, degli archivi, condotta anche con il supporto scientifico del New York Botanical Garden, senza per questo dare vita ad un’opera con un impianto documentaristico.

“Vanishing Trees” si presenta infatti come un racconto poetico in cui le piante ci parlano, diventando dei quadri viventi, in cui è evidente il continuo cambiamento, grazie all’uso del digitale, secondo un ritmo naturale che non hai mai un inizio e una fine, invitando lo spettatore a riflettere di fronte ad un ciclo che gli impone di rallentare, di sedimentare e di comprendere una realtà diversa da quella della propria vita, che prevede un ritmo concitato.

Tutto questo senza rinunciare alla fisicità grazie alla concretezza, data dalla presenza, accanto al video, dell’opera “Fragmenta”. Un’opera di grandi dimensioni che ci propone un’immagine costituita da una serie di frammenti generati dall’algoritmo, lacerati dall’artista e poi ricomposti a mano, dando origine ad una superficie segnata da tagli, lacune e collisioni, al fine di diventare una potente metafora delle condizioni attuali in cui versano le nostre foreste, un tempo aree ampie, oggi ridotte a frammenti, che però hanno saputo trovare nuovi equilibri, semplici e complessi, comunque espressione della loro resistenza e dei profondi cambiamenti subiti, offrendo opportunità incredibili per la creatività e per l’arte, come l’installazione oggetto della mostra. Nell’opera convivono diverse specie vegetali, sia quelle presenti nel video come altre: ad esempio in basso a destra è raffigurato un ibrido dei tre alberi protagonisti della video installazione, mentre in alto a sinistra è rappresentato un albero brasiliano, l’arauca ria angustifolia, evocativo dell’infanzia dell’artista, i cui semi in Brasile in passato erano mangiati quotidianamente e per tradizione erano il simbolo della festa di tutti i santi, mentre ora si trovano raramente a causa l’estinzione della medesima pianta. L’artista, partendo dall’Orto Botanico milanese, vero e proprio museo vivente in perenne e continua trasformazione, attinge alla natura per affrontare un tema molto attuale come quello dell’estinzione di alcune importanti specie presenti da sempre sulla terra, che portano dentro di sè una storia millenaria. Il lavoro di Debora Hirsch non si focalizza tanto intorno all’idea di scomparsa degli alberi, ma quanto sulla loro presenza, poiché nascondono un tempo di vita molto lungo.

L’artista ha iniziato il lavoro nel 2022 nell’ambito dei Plant Humanities, studi incentrati sulla preservazione della biodiversità e delle specie in via di estinzione, creando un archivio artistico permanente simbolico delle specie che rischiamo di perdere e da lì sono partiti diversi fronti di ricerca. Vanishing Trees è il primo capitolo di questo lavoro, un lavoro in progress, che propone una presa di coscienza, un riconoscimento di una metafora e un cambio di prospettiva che vede l’es sere umano all’interno della natura come parte di una relazione di dipendenza con essa. La pianta è posta al centro di un’indagine scientifica e viene considerata come un’i dentità bioculturale. “Gli alberi, dichiara l’artista, vengono fatti parlare in prima persona non per rendere l’al bero umano, ma per spostare il baricentro dello sguardo. Il lavoro che è costruito a partire da testi scientifici, da studi e archivi botanici e dall’osservazione diretta degli alberi, mette in primo piano coesistenza, interdipendenza e soprattutto lunga durata della vita degli esseri viventi, non umani, considerando come punto di vista il tempo delle piante, che è un altro tempo rispetto al nostro”. La narrazione poetica dell’artista è fondata su un assoluto rigore scientifico. La tecnologia è solo un dispositivo che le permette di costruire un racconto visivo.

Il video ripetutamente proiettato sul ledwall è diviso in tre parti ognuna dedicata ad una delle tre specie di piante. La Ginkgo Biloba, che non è il Ginkgo coltivato che si vede nelle strade, ma è quella presente in natura da secoli, viene presentata nel video attraverso il suo fossile, questo per indicare la sua capacità di sopravvivenza sul nostro pianeta, dove era presente già duecento cinquanta milioni di anni fa. Nel video questo fossile si disgrega in polvere e poi ritorna, come se la materia stessa attraversasse una soglia e poi ricominciasse, perché la ginkgo ha rischiato l’estinzione diverse volte, ma è riuscita ad arrivare fino a noi, superando le ere glaciali e persino l’esplo sione atomica di Hiroshima, tanto da incarnare per l’arti sta il principio stesso di immortalità. Nel secondo video la Pterocarya Fraxinifolia comunemente chiamata “noce del Caucaso”, primo albero monumentale dell’Orto Botanico di Brera, è raccontato attraverso frammenti, semi, tronco, foglie, per poter descrivere la fatica dei suoi continui adattamenti per cercare di sopravvivere.

Questa pianta diventa per l’artista simbolo del viaggio e della trasmissione. E’ l’im magine di un’energia che non si arresta, che migra, si adatta, sopravvive alle mutazione come un pensiero in movimento.

La Torreya taxifolia, detta noce moscata della Florida, terzo albero studiato dall’ar tista, è una specie estinta in natura e che esiste solo in condizione protette. Nella scena finale del video si vede isolata in un ambiente, protetta da una struttura che non solo è protettiva ma che è simbolo di un contenimento forzato. L’artista la trasforma in una figura poetica dell’estinzione. La mostra come dichiara Debora Hirsch non propone un messaggio, ma propone di immaginare un tempo diverso di attenzione che non è umano e che proprio per questo ci costringe a riconsiderare il nostro posto nel mondo dei viventi. L’artista racconta qualcosa di non finito, dunque, ponendoci di fronte ad una domanda molto importante: che tipo di memoria vogliamo esercitare di fronte a ciò che sta per scomparire?

( 29 gennaio 2026 )

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Dalla parte della natura

Palazzo Citterio ospitaVanishing Trees, installazione digitale site-specific dell’artista visiva Debora Hirsch

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